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“Giustizia e verità per Daphne”

 
Un anno dopo l’assassinio di Daphne Caruana Galizia, a La valletta, la sera, eravamo oltre 5mila. C’era tanta gente a marciare urlando “Giustizia, Giustizia” e “verità  per Daphne”. Finalmente una parte della popolazione maltese per strada, insieme ai ragazzi delle Ong, alla Federazione europea dei giornalisti e alla Federazione nazionale della Stampa italiana. Finalmente la gente, numerosa, in un’isola dove Daphne è chiamata  in maniera spiccia “la blogger” e circola troppo spesso quell’orribile frase “se l’è cercata”.  Ora, a La Valletta, c’è di nuovo il memoriale dove si possono lasciare fiori davanti all’immagine della giornalista uccisa e si spera che non venga demolito di nuovo, come le altre 21 (ventuno! ) volte che le autorità lo hanno fatto togliere.

A questo e a molto altro è servita la missione lanciata dalle organizzazioni non governative che proteggono i giornalisti e la libertà di espressione e che ha visto in prima fila Efj e Fnsi. Abbiamo chiesto verità e giustizia per la giornalista maltese, visto che dopo 365 giorni non si conoscono ancora i mandanti  del delitto. Siamo  andati dal primo ministro, dal procuratore generale, dai colleghi delle principali testate, siamo tornati sul luogo dove Daphne è saltata in aria con la sua auto: un delitto dalla modalità incredibile considerando che andava a colpire un donna inerme, senza scorta e senza difesa…una modalità ben nota a noi italiani e a coloro che combattono la mafia.

E di mafia si deve parlare in quest’ isola la cui economia è legata a doppio filo al riciclaggio , ai traffici illeciti, alla finanza nera e dove la corruzione ha diramazioni fitte e nascoste, che Daphne Caruana Galizia cercava di illuminare. Si deve parlare di collusione, se il Governo del premier Muscat e i suoi uomini chiave (Chris Cardona in primis) su cui Daphne indagava, ha detto ancora no alla nostra richiesta di aprire subito un’inchiesta pubblica sull’omicidio. “ A cosa serve? “ ha incalzato il procuratore generale.
Impunità è la parola che viene in mente a Malta ricordando Daphne ed è anche quello che la Fnsi e la Efj non potranno smettere di combattere. Questa promessa abbiamo fatto tutti a Malta, ai figli: non dimenticheremo MAI. E insieme a lei abbiamo ricordato tutti i giornalisti caduti facendo il loro lavoro, cioè denunciando, pubblicando , illuminando verità scomode. Lo vediamo in tutto il mondo e purtroppo troppo spesso anche in Europa: non c’è vera democrazia senza la libertà di stampa. E laddove il potere in tutte le sue declinazioni cerca di prevaricare , di minare le istituzioni democratiche, l’attacco principe è quello contro i giornalisti. Perciò anche a Malta abbiamo portato la memoria di Jan Kuciac, di Jamal Khashoggi, di Viktoria Marinova, di Ilaria Alpi, di Anna Politkovskaya, di Andy Rocchelli e di tutti i colleghi che aspettano ancora giustizia. Abbiamo  menzionato nella conferenza di chiusura della missione i 150 colleghi turchi in carcere e le sei condanne all’ergastolo. E ancora, a La Valletta abbiamo ricordato la strage dei giornalisti messicani , troppe volte dimenticata .

Per tutto questo, la missione a Malta è stata importante, ma lo è ancora di più se diventerà una tappa di un filo rosso internazionale per collegare tutti coloro che non vogliono dimenticare. Altre iniziative dovranno seguire: il 2 novembre , giorno dell’end of impunity , articolo 21 sarà davanti all’ambasciata messicana a Roma e ricorderà i cronisti senza verità e giustizia.
Il 13 novembre la presenza a Milano di Paolo Borrometi, simbolo insieme a Federica Angeli di tutti i colleghi italiani minacciati e colpiti dal malaffare, costretti a vivere sotto scorta, potrebbe diventare l’occasione  per presentare ai giovani il suo nuovo libro “Un morto ogni tanto – la mia battaglia contro la mafia invisibile” e per sensibilizzare i ragazzi sul tema della libertà di espressione e di stampa.
E sarebbe bello chiudere di nuovo il filo rosso tornando a Malta, il 3 maggio, giornata internazionale della libertà di stampa, a ricordare tutti i giornalisti uccisi, incarcerati, minacciati, nel mondo. Tornando a chiedere da lì, dalla patria di Daphne, verità e giustizia per tutti.

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