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Caso Khashoggi, Amnesty, Hrw, Rsf e Cpj: necessaria indagine Onu

 

Il Comitato per la protezione dei giornalisti, Human Rights Watch, Amnesty International e Reporter senza frontiere hanno sollecitato la Turchia a chiedere al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che sia svolta un’indagine Onu sulla possibile esecuzione extragiudiziale del giornalista saudita Jamal Khashoggi.

L’indagine dovrebbe determinare il ruolo dell’Arabia Saudita nella sparizione forzata e nella probabile uccisione di Khashoggi, identificando chi ha ordinato, pianificato ed eseguito ogni azione collegata alla vicenda.

Le prove raccolte dagli ispettori delle Nazioni Unite dovrebbero essere conservate per essere usate in futuri procedimenti giudiziari. Il team di ispettori dovrebbe poter accedere senza ostacoli ovunque abbia necessità di andare, intervistare potenziali testimoni o sospetti senza interferenze e formulare raccomandazioni per portare di fronte alla giustizia ogni persona contro la quale vi siano prove credibili e ammissibili in tribunale.

Come noto, Khashoggi è entrato nel consolato saudita di Istanbul il 2 ottobre e da allora non è stato più visto né sentito. L’Arabia Saudita ha negato di essere coinvolta nella sparizione, sostenendo che il giornalista aveva lasciato il consolato in breve tempo ma non ha fornito alcuna prova a conferma.

Le autorità turche ritengono invece che Khashoggi sia stato ucciso, e il suo corpo sia stato smembrato, da agenti sauditi all’interno del consolato. Alcune informazioni sono filtrate o sono state condivise con i media turchi, tra cui quella riguardante l’esistenza di registrazioni audio e video che dimostrerebbero che Khashoggi è stato ucciso all’interno del consolato.

Il 15 ottobre il re dell’Arabia Saudita ha ordinato al procuratore generale di aprire un’inchiesta sulla sparizione di Khashoggi. Ma dato il possibile coinvolgimento di autorità saudite nella vicenda e la mancanza d’indipendenza della magistratura del paese, è davvero dubbio che un’inchiesta del genere possa avere i crismi dell’imparzialità.

La Turchia, l’Arabia Saudita e tutti gli altri stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero cooperare in pieno con l’indagine Onu onde assicurare che questa abbia tutto il sostegno e l’accesso necessari per scoprire cosa è accaduto a Khashoggi. Per facilitare l’indagine, l’Arabia Saudita dovrebbe rinunciare alle protezioni diplomatiche – come l’inviolabilità dei luoghi ritenuti importanti nell’indagine e l’immunità dei suoi funzionari – previste dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 1963. È quanto del resto ha chiesto la stessa Alta commissaria Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet.

La Turchia dovrebbe fornire tutte le prove, comprese le registrazioni audio e video che funzionari turchi hanno ripetutamente detto ai giornalisti di avere e che confermerebbero l’avvenuta uccisione di Khashoggi all’interno del consolato.

Se il governo saudita non ha a che fare con la sorte di Khashoggi, ha tutto da guadagnare se sarà un’indagine indipendente delle Nazioni Unite a chiarire cosa è accaduto. Senza un’indagine del genere, vi sarà sempre una nuvola di sospetto sull’Arabia Saudita, a prescindere da cosa i suoi leader diranno a proposito della scomparsa nel nulla di Khashoggi.

Qui l’appello per chi volesse sottoscriverlo:

https://www.amnesty.it/appelli/jamal-khashoggi/

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