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Razzismo, dna e cultura. La lezione di Cavalli Sforza

 

I primi oggetti del suo studio furono i cromosomi dei moscerini della frutta (un grande classico per chi si occupa di genetica) … Quelli erano gli anni in cui non era ancora stato descritto il dna…poi, quando si stava portando a termine il progetto genoma umano che avrebbe sequenziato per la prima volta il nostro dna, luigi luca cavalli sforza, il grande genetista morto a 96 anni due giorni fa, coordinò un progetto collaterale, che voleva studiare la diversità del genoma umano.
insomma, si trattava di scoprire cosa ci rende differenti.
Ma fu proprio questo studio a smontare per sempre l’idea di «razza». In sostanza, cio’ che cavalli sforza dimostro’, fu che, come scrisse nel suo libro chi siamo. La storia della diversità umana (1995), “i gruppi che formano la popolazione umana non sono nettamente separati, ma costituiscono un continuum. Le differenze nei geni all’interno di gruppi accomunati da alcune caratteristiche fisiche visibili sono pressoché identiche a quelle tra i vari gruppi, e inoltre le differenze tra singoli individui sono più importanti di quelle che si vedono fra gruppi razziali», insomma, le differenze fisiche piu’ evidenti, come il colore della pelle ad esempio, non corrispondono ad una diversita’ profonda del dna, e un nero e un bianco possono essere geneticamente piu’ simili fra loro che due neri o due bianchi… individui che discordano su pochi geni, relativi al colore della pelle diceva infatti cavalli sforza, possono invece avere in comune caratteristiche genetiche molto più complesse, anche se non visibili …in sostanza, parlare di varie razze non ha senso…
E allora l’intolleranza per chi e’ diverso da noi che senso ha se poi, in realta’ , non e’ affatto diverso? Si tratta, diceva sempre lo scienziato, di differenze di tipo culturale, perche’ quelle di tipo genetico sono molto ridotte.
«il razzismo», disse una volta cavalli sforza insieme alla sua collega nel progetto diversità mary-clair king in una celebre audizione davanti al senato americano nel 1993, «è un antico flagello dell’umanità».
Oggi grazie a questo scienziato sappiamo che il razzismo non ha motivo di esistere.
Eppure esiste. Ed e’ una leva fortissima, un modo di coagulare consensi da parte di molti politici in tutto il mondo.
Ma sarebbe il caso di ricordare che se in realta’, geneticamente siamo tutti uguali, o quantomeno a differenziarci non e’ il colore della pelle, a fare la differenza e’ cio’ che mette piu’ paura: le differenze culturali. Il timore della diversita’ si esplica nel modo piu’ insignificante, quello fisico, ma in realta’ la paura nasce dal venire a contatto con una cultura diversa che sembra attentare alla nostra, ai nostri valori, alle nostre strutture sociali. Una storia che si ripete secolo dopo secolo, anno dopo anno, senza che si riesca mai ad uscire da questo circolo vizioso.
E’ sempre un dolore quando menti limpide e fervide come cavalli sforza si spengono per sempre.
Ci ha lasciato pero’ un’importante eredita’ che consiste nei suoi studi e in una grande certezza: le differenze visibili fra gli esseri umani, sono quelle piu’ insignificanti.

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