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Rai. Sui tweet e altro Foa deve più di una risposta

 
E’ possibile veramente ipotizzare che nessuno nel Governo, tantomeno di due vicepremier cui Marcello Foa è gradito, sapesse della sua attività di rilancio delle bufale messe in rete ad arte? Se non ne erano a conoscenza allora siamo di fronte ad un deficit grave, diciamo pure un inconveniente tecnico legato ai collaboratori che non offrono un quadro completo delle biografie dei candidati a cariche così importanti. Nel caso in cui, invece, i retweet di Foa, specie quello sul Presidente Mattarella, fossero noti a tutti, pure al Governo, forse adesso bisognerebbe porsi il problema di come sia possibile mandare a guidare una grande impresa culturale, una persona che sbeffeggia la prima carica dello Stato e condivide bufale. 
Uno dei retweet più famosi è di Simone Di Stefano  di Casapound, il quale aveva definito il Presidente della Repubblica “blasfemo, ignobile, anticostituzionale” . E c’è quello, ancor più noto, di un tweet di Francesca Totolo, sulla guardia costiera libica e la “fabbrica dell’immigrazione clandestina”. Il fatto che il designato Presidente della Rai, Marcello Foa, abbia rilanciato le bufale sovraniste di una signora che ha ammesso di crearle è un elemento di riflessione imprescindibile sul modo di procedere nell’informazione su questi (e altri) temi. Tanto più che le stesse affermazioni messe in rete sbeffeggiano la cronaca condotta con metodi oggettivi.

La vera questione non sono i retweet, i rilanci dei post della dama sovranista Francesca Totolo, la cui storia è stata raccontata in questi giorni da La Stampa. La domanda vera che andrebbe fatta al presidente designato della Rai Marcello Foa è un’altra: crede veramente in quella narrazione tossica su Ong e migranti che invade la rete, anche grazie a “comunicatori” particolari come la Totolo?

La signora non è una giornalista, mai stata iscritta all’ordine professionale. Si autodefinisce “ricercatrice indipendente”, salvo poi scoprire che è remunerata dal Primato nazionale, il giornale di Casapound. Ha utilizzato espedienti decisamente poco etici – spacciarsi per una studentessa laureanda della Bocconi, quando aveva lasciato gli studi più di dieci anni prima, come racconta sempre La Stampa [LINK: http://www.lastampa.it/2018/07/29/italia/la-dama-sovranista-fingeva-di-essere-studentessa-per-carpire-informazioni-alle-ong-nQwSQ7LQZ7q1mPNyUd9TBK/pagina.html] – per cercare di acquisire informazioni dalle odiate Ong, arrivando a scrivere in una chat “quanto mi piacerebbe imbarcarmi”. Quanto è, dunque, affidabile l’informazione elaborata da questo tipo di mediattivista? Foa, su questo punto, deve più di una risposta.

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