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Mattarella: “libertà di stampa termometro della democrazia del nostro e degli altri paesi”

 

“Di recente è stata approvata la riforma dell’Ordine dei giornalisti, consolidando l’autonomia” della professione”. Così il presidente Mattarella in apertura del suo intervento alla cerimonia del Ventaglio. “Una scelta importante nel pieno della rivoluzione digitale che investe la fruizione e la produzione di informazione”. Mattarella ha sottolineato che lo specifico della professione giornalistica, che la “distingue” da altre forme di produzione informativa, in epoca di ‘fake news’ o ‘fattoidi’, è la “verifica dell’attendibilità e la ricerca della verità”. “E’ importante la libertà di stampa – ha spiegato -, la sua proprietà di analisi, è il termometro della democrazia del nostro e degli altri paesi. Dove viene limitata emergono e nascono allarmi su possibili involuzioni autoritarie o un certo fascino del potere forte. Si è anche lanciato il termine di democrazia illiberale con una contraddizione in termini perché la democrazia è libertà”.

«Non possiamo non apprezzare le parole usate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel definire il ruolo essenziale della libertà di informazione a garanzia dell’ordinamento democratico e dei processi di inclusione politici, civili e sociali. Non a caso il presidente Mattarella ha anche voluto sottolineare come nei Paesi dove la libera circolazione delle opinioni e delle notizie viene ostacolata, quando non addirittura impedita, le istituzioni democratiche o non esistono o sono pesantemente a rischio». Lo affermano, in una nota, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti.

A margine della cerimonia del Ventaglio, organizzata e promossa con la consueta sensibilità dall’Associazione Stampa Parlamentare, il presidente e il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana hanno chiesto al capo dello Stato di poterlo incontrare quanto prima per ringraziarlo della sua decisione di insignire del titolo di Cavaliere della Repubblica quattro colleghi minacciati – Federica Angeli, Paolo Borrometi, Michele Albanese e Amalia De Simone – e per sottoporre alla sua attenzione il manifestarsi, in forme sempre diverse, di episodi di aggressioni e minacce nei confronti dei cronisti che con il loro lavoro contrastano mafia, corruzione e malaffare.

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