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“Solidarietà a Stefano Andreone e a tutti quei giornalisti che rischiano la vita

 

Stefano Andreone ha 32 anni, è un giornalista precario che lavora a Cardito.  Un territorio alle porte di Napoli, dove fare il proprio lavoro, per un cronista che racconta verità “scomode”, diventa spesso più rischioso che nelle grandi metropoli. Perché gli “attori” delle inchieste s’incontrano quotidianamente: non sono personaggi lontani, ma stanno lì, con minacce costanti, a cercare di far “buttare la spugna”; non è il caso di Stefano, che ha anche aperto un suo sito d’informazione, “Met News”,  per sentirsi “veramente libero”. Andreone, in una delle sue videoinchieste, aveva denunciato presunte mazzette sulle esumazioni del locale cimitero. Così la punizione non si è fatta attendere: il 23 marzo il giornalista, in un bar del suo paese, è stato picchiato e mandato in ospedale da tre persone. La storia potrebbe essersi fermata qui e, invece … una sana ostinazione e la “scorta popolare” hanno accesso una luce su questo ragazzo coraggioso, che mette in pratica i suoi studi filosofici e dice che: “viene prima lo stomaco e poi la morale”. Arriva, così, la solidarietà di numerosi colleghi della carta stampata e on-line, del Sindacato Nazionale dei giornalisti, dell’Ordine, di associazioni e di esponenti della politica locale. Si muove, immediato, il presidente  Giuseppe Giulietti e Claudio Silvestri (responsabile del Sindacato Unitario Giornalisti Campani). E poi, ieri ( martedì 13 aprile), c’è stato anche un incontro dedicato all’Articolo 21 della Costituzione Italiana, dal titolo significativo: “La libertà di informare e di essere informati”.

In un luogo simbolo, alla Sala Consiliare -Palazzo Mastrilli- del Comune di Cardito, il presidio di Libera di Afragola-Casoria “Maresciallo Gerardo D’Arminio – Associazioni e nomi e numeri contro le mafie”, ha aperto una discussione pubblica, che ha messo tutti attorno ad un tavolo: sindaco, forze dell’ordine, magistrati, giornalisti. Il primo cittadino, Giuseppe Cirillo, ha aperto, con un saluto, le discussioni. Poi l’intervento del giornalista Sandro Ruotolo, che diventa una bella “carezza” sull’anima colpita, ma non piegata, di Andreone. “La sua vicenda – dice Ruotolo, che è sotto scorta dal 2015 per le minacce ricevute dal clan Zagaria –  da’ senso alla nostra storia e ancora speranza. Nei primi 100 giorni del 2017 ci sono stati 63 giornalisti minacciati. Se andiamo a ritroso, dal 2006 ne contiamo 3187. Non dobbiamo pensare a “quelli famosi”, come Roberto Saviano, la cui storia è conosciuta, ma a persone minacciate dalle camorre, delle quali non siamo informati. I cosiddetti freelance, i precari, che lavorano duramente sul territorio. Il fatto che ci siano giornalisti con la G maiuscola mi riempie di gioia”.  “C’è bisogno – continua Ruotolo-  della presenza costante delle forze dell’ordine, di più telecamere. Ma anche noi cittadini dobbiamo fare la nostra parte, perché la storia di Stefano, riguarda tutti noi. Accetto il discorso del sindaco di Cardito,  ma ora gli  chiedo di mettere in pratica le sue parole.  Ci sono documenti, volti, lei può già procedere, immediatamente, contro queste persone, al di la’ del corso della giustizia. Stefano ha dimostrato a 32 anni di avere la schiena dritta ed è per questo  che ho deciso di ‘mettere la mia faccia’ nei suoi prossimi servizi”.
Il pm Giovanni Corona, adesso in forze al Tribunale di Napoli Nord, ha parlato dell’importanza di avere un presidio della Giustizia, ad Aversa, in un territorio come quello dell’area Nord, tra Napoli e Caserta. “Le devianze del sistema giudiziario dipendono anche dai rapporti tra magistratura e informazione – ha affermato il pm – penso al fatto che l’attenzione sulla notizia venga concentrata solo nella fase delle indagini preliminari. Ma mi soffermerei anche sulla pubblicazione delle intercettazioni, che spesso diventano uno strumento per alcuni giornali per colpire qualcuno senza pensare alla corretta informazione”.

“Siamo qui per portare solidarietà a Stefano e a tutti quei giornalisti che rischiano la vita”, ha spiegato Maria Saccardo, referente del Presidio di Libera. “ I nostri territori, che continueremo sempre a monitorare, sono difficili – ha raccontato l’attivista – alcune attività hanno alle spalle situazioni strane, come la nascita improvvisa di centri benessere ed altre strutture ‘sospette’.
“Siamo in un Paese democratico, è vero – ha detto Claudio Silvestri – ma ogni giorno ci troviamo a difendere la libertà di stampa contro aggressioni continue. Aggressioni e minacce fisiche, come quelle che ha subito Stefano Andreone, ma anche attacchi che arrivano dalla politica e da chi vuole mettere il bavaglio alla libera informazione attraverso le querele temerarie: denunce senza fondamento che, però, finiscono per limitare il lavoro dei colleghi più esposti, quelli che non hanno alle spalle grandi giornali”.
“Il cronista che opera sul territorio racconta come stanno i fatti, al fine di ricercare la verità. Ed è questo a spaventare di più le mafie”, spiega Carlo Verna, giornalista per la Rai e fondatore del presidio campano di Articolo21. “Oggi in una riunione del Tgr – racconta ancora – abbiamo preso una decisione importante: saremo qui con le nostre telecamere a documentare quello che sta succedendo, per aprire una luce sul lavoro di Stefano”.
“Quando mi hanno parlato di Stefano – racconta Fabio Giuliani (Referente di Libera per la Regione Campania) –  ho avuto paura d’incontrare un mitomane, un personaggio in cerca di autore e, invece, ho conosciuto un ragazzo, che cerca la verità, contro tutti quelli che sfruttano la miseria”
Quella di Libera è un’altra coraggiosa iniziativa per “accendere” una luce sui giornalisti minacciati in Campania, spesso precari e senza nessuna protezione, neppure lavorativa. Articolo21, in questi giorni, ha lanciato un’interessante proposta ai giovani studenti, perché diventino per tutti i giornalisti minacciati, una sorta di “Scorta studentesca”, attraverso l’uso civile dei social network.  La semplice “richiesta di amicizia” utilizzando Facebook, Twitter, la condivisione e il rilancio degli articoli, è un modo per evitare l’isolamento nel quale le organizzazioni criminali vorrebbero confinare i giornalisti ed è un modo per gli studenti per condividere, seguire e approfondire la lotta quotidiana di giovani cronisti per la legalità..  Su quest’onda, nei prossimi mesi in Campania, il sindacato unitario della Campania e la Fnsi, promuoveranno una giornata, dove si darà voce a tutti i giornalisti minacciati in Italia.

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