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La morte di Hashemi Rafsanjani

 

E’ morto all’eta di 82 anni di un attacco cardiaco l’ex presidente iraniano Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, capo del Consiglio per il discernimento, personaggio centrale della politica iraniana degli ultimi quarant’anni e soprattutto Leader dell’Ala RIFORMISTA DEL PAESE.

La notizia è stata annunciata dalla televisione di stato domenica pomeriggio. Rafsanjani fu uno dei fondatori della Repubblica Islamica, uno dei più stretti collaboratori dell’Ayatollah Khomeini, uno dei leader della guerra contro l’Iraq negli anni Ottanta.

Alla notizia della sua morte sono arrivati messaggi di cordoglio da parte di molte cancellerie arabe e occidentali anche se ancora oggi c’é il silenzio prevedibile, da parte dell’Arabia Saudita, il principale avversario di Tehran nella regione mediorientale. Hashemi Rafsanjani nasce nel 1934, a Bahraman, città della provincia di Rafsanjan, nella regione di Kerman, a sud ovest del paese da dove prenderá il cognome. Ha studiato sotto Khomeini e prenderá il titolo di hojatoleslam (titolo religioso inferiore a quello di ayatollah), è stato due volte presidente della Repubblica, dal 1989 al 1997, e presidente dell’Assemblea degli Esperti.

Durante la guerra con l’Iraq fu di fatto il comandante in capo delle forze armate iraniane. Nel giugno 1989 Khomeini muore. La nuova Guida suprema diventa Ali Khamenei e Rafsanjani viene eletto presidente della Repubblica. Tra i due, per diversi anni, il sodalizio è perfetto.

Nel 1989, Rafsanjani ha convinto l’Iran ad accettare un cessate il fuoco controverso negli otto anni di lunga guerra con l’Iraq. Ha lanciato una massiccia campagna di ricostruzione dopo la fine della guerra. Egli ha anche sostenuto la libera impresa, tra cui il rilancio della borsa dello Scià, e meno controllo statale dell’economia.

Rafsanjani ha puntato alla ricostruzione del Paese dopo otto anni di guerra e di isolamento internazionale. Il modello da seguire è la Cina: liberalizzare l’economia, mantenendo un controllo autoritario dello Stato e della società. Nel 1992 Rafsanjani apre addirittura alle compagnie petrolifere Usa (come la Conoco), per sfruttare al meglio i giacimenti iraniani.

Rafsanjani è stato uno degli uomini politici più influenti del paese.

Negli ultimi dieci anni, ha spinto pubblicamente per le riforme, tra cui una maggiore libertà di espressione e dei diritti per la società civile. La morte di Rafsanjani oggi, rompe, un equilibrio di potere sorto dopo la morte di Khomeini. Fu un uomo molto abile nello stemperare i toni tra i moderati e i conservatori e mise a disposizione dei primi il suo notevole carisma. Durante la sua lunga carriera politica, Rafsanjani costruì un vero e proprio impero economico e commerciale accumulando grandi ricchezze: la sua famiglia arrivò a possedere la seconda più grande compagnia aerea iraniana, a esercitare quasi un monopolio sul redditizio commercio dei pistacchi e a controllare la più grande università privata dell’Iran.

Per questo Rafsanjani era amato, ma anche molto invidiato dagli avversari.

Rafsanjani aveva importanti interessi anche nel settore immobiliare, delle infrastrutture e del petrolio. Nel 2003 la rivista Forbes lo citò come uno degli uomini più ricchi al mondo. Con lui se ne va un pilastro dell’Iran e la sua morte avrá decise conseguenze sul fragile equilibrio politico del paese e nella tradizionale contrapposizione tra moderati/riformisti e ultraconservatori. Oltre alla perdita di un personaggio cosí influente nel panorama politico iraniano di lui verrá ricordato l’epocale funerale che si é svolto a Tehran martedí 10 gennaio. Manifesti neri in segno di lutto sono stati esposti in diverse aree della capitale e alcuni poster mostrano la Guida suprema Khamenei e l’ex presidente Rafsanjani sorridenti.

Ali Khamenei, gli ha reso omaggio ricordandolo come «un compagno di lotta» nonostante le divergenze. «La perdita del mio compagno di lotta, che ha collaborato con me per 59 anni, è dura e travolgente, le divergenze di opinione e di interpretazione in un così lungo periodo non hanno mai potuto rompere la nostra amicizia».

Secondo le stime ufficiali alle esequie funebri hanno partecipato piú di duemilioni e mezzo di persone.

Un funerale epocale, che l’Iran non aveva vissuto dai tempi della morte di Khomeini. La cerimonia funebre di Rafsanjani, si è svolta nella grande moschea di Jamaran di Teheran guidata dall’Ayatollah Ali Khamenei, che ha visto la presenza di tutte le massime cariche dello stato tra le quali il presidente dell’Iran, Hassan Rohani, il presidente del Parlamento, Ali Larijani, e il capo del sistema giudiziario, Sadeq Amoli Larijani. Presenti, oltre a tutti i componenti del governo e ai massimi leader religiosi, anche ambasciatori e dignitari stranieri. Non é stato ammessa la presenza invece dell’ex presidente Khatami.

Soprattutto negli ultimi anni Rafsanjani, da conservatore convinto, si era trasformato in un eroe per la classe media iraniana. Da tempo simpatizzava con alcune richieste avanzate dai manifestanti durante la cosiddetta onda verde, le manifestazioni anti-governative in seguito alla vittoria rielezione contestata del presidente Mahmoud Ahmadinejad nel 2009. E proprio il suo funerale é stato visto da alcuni come una grande protesta di massa, in cui molti partecipanti hanno cantato slogan a favore dei membri dell’opposizione Karroubi e Mousavi, che si trovano ancora agli arresti domiciliari dal 2011. Ci sono stati slogan contro la Russia e anche contro la tv di stato. Alcuni partecipanti hanno denunciato che le linee internet erano molto lente, mentre altri hanno raccontato che il volume delle casse per ascoltare i canti funebri é stato messo al massimo proprio per non far ascoltare e riprendere con i telefonini i canti di protesta. Invece I video imperversano sui social raccontando l’importanza di questa cerimonia funebre.

Se dunque una parte del paese ha salutato Rafsanjani come uno dei padre fondatori della Rivoluzione Islamica altri hanno salutato un grande uomo che avrebbe contribuito ad apportare riforme civili e sociali nel paese. Le stesse riforme che con grande difficoltá l’attuale presidente Hassan Rohani sta cercando di portare avanti e che dopo questa tragica perdita sembrano davvero piú lontane.

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