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“Sette minuti”, un film necessario

 

Sette minuti da contrattare, cinque ore per decidere, nove mesi al termine. Nel suo ultimo film Michele Placido gioca con il tempo, rispettando la pièce teatrale di Stefano Messina che, di un caso reale di contrattazione sindacale tra un gruppo di operaie e i loro nuovi padroni, ha fatto un kammerspiel teso e ricco di suspence. Data proprio dal tempo che passa, che scade, in cui cercare di capire cosa c’è realmente in gioco. Solo sette minuti, o molto di più?

Michele Placido ha un grande asso nella sua manica da regista. Ed è il fatto di essere prima di tutto attore, di conoscere bene come sollecitare i suoi interpreti, lungo quali binari farli muovere, quali fili toccare, fino a dove spingere i pedali delle emozioni. E poi è un uomo appassionato, che ama davvero il cinema, che lo fa da buon artigiano di sani princìpi. Non sbaglia un colpo dai tempi di “Pummarò”, per arrivare all’acme con “Romanzo criminale”. Con “Sette minuti” non siamo al massimo (ogni tanto qualche salto di sceneggiatura, magari causato dal montaggio. Qualche forzatura teatrale, qualche passaggio di scrittura meno scorrevole), ma comunque siamo dalle parti – e forse oltre – dei migliori film di Ken Loach.

E’ strano rivedere gli operai, quelli veri, al cinema. Mancavano da un po’. E poi vederli così, mentre si dibattono su quel crinale tra i diritti acquisiti e quelli in via di cancellazione. Due mondi, due epoche storiche e in mezzo un gruppetto di operaie di fronte a grandi scelte etiche. Il cast lascia a bocca aperta per bravura: Fiorella Mannoia, Ottavia Piccolo, Ambra Angiolini, Violante Placido, Maria Nazionale, Clemence Poesy, Sabine Timoteo, Anne Cosigny, Cristiana Capotondi, si rimandano la palla come una vera squadra. La fotografia di Arnaldo Catinari accarezza tutte loro ma non fa sconti.

“Sette minuti” ci rimanda non solo il tema dei diritti sul lavoro. Ci ricorda di riflettere sulle conseguenze di una scelta, ci invita a diffidare delle strade apparentemente più semplici, ci mette di fronte all’importanza degli equilibri. Quando questi saltano, allora prima o poi sarà crisi.

Quando si dice un film necessario. Ecco, questo è proprio il caso.

★★★1/2☆

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