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Il 9 novembre a Roma l’Assemblea per rilanciare la professione giornalistica. Coniugando le grandi battaglie per la democrazia alla dignità del lavoro

 

Cari amici di Articolo 21,
il prossimo 9 novembre si terrà a Roma l’Assemblea di costituzione di un soggetto unitario che metterà insieme giornaliste e giornalisti accomunati da una visione riformatrice della professione e degli enti della categoria e uniti in una visione di futuro che metta al centro le grandi battaglie per la democrazia, la libertà di espressione e il diritto di cronaca e le tematiche connesse al diritto del lavoro. Trattandosi di tematiche che da sempre stanno a cuore ad Articolo 21, vi invito a valutare l’adesione al documento dell’Assemblea.

Il Documento dell’Assemblea
Il mondo dell’informazione è in profonda trasformazione. Il processo sembra inarrestabile e coinvolge tutti. Dall’organizzazione delle redazioni fino alla nuova definizione di nuove figure professionali e alla crescita esponenziale delle più diverse forme di lavoro che si collocano al di fuori delle norme contrattuali.

In questa situazione, spetta a noi completare il progetto di riforma del sindacato e della professione, elaborando una visione di futuro e una progettualità in cui alle grandi battaglie ideali si accompagni l’impegno per azzerare le diseguaglianze che indeboliscono il ruolo e la funzione del giornalismo e dell’informazione nella società. Un’informazione imbavagliata indebolisce la democrazia perché priva i cittadini del loro diritto fondamentale ad essere informati.

Per queste ragioni è ancora più necessario dare vita ad un soggetto unitario capace di saldare le grandi idealità, le battaglie per la democrazia e la libertà di informazione e la capacità di interpretare, a partire dai territori, le istanze provenienti dai giornalisti indipendentemente dalla dimensione delle realtà lavorative. Il nuovo soggetto deve trovare la compattezza per difendere i diritti, riaffermare i doveri e salvaguardare il welfare della categoria attraverso gli Istituti e gli Enti: l’Inpgi per la previdenza; la Casagit per l’assistenza sanitaria; il Fondo di Pensione Complementare, il cui ruolo sarà sempre più strategico per dare a tutti, soprattutto ai più giovani, la possibilità di costruire il secondo pilastro della previdenza; l’Ordine dei giornalisti, che deve tornare ad essere cane da guardia della deontologia e garanzia per i cittadini della correttezza e della qualità dell’informazione. L’obiettivo è poter ragionare del nostro mondo cogliendone le complessità.

Nel giugno scorso i giornalisti riuniti in assemblea ad Assisi avevano ribadito la necessità di riprendere e di proseguire, secondo le migliori tradizioni della FNSI, le battaglie in difesa delle libertà di stampa e a tutela del diritto di cronaca e del pluralismo dell’informazione in Italia e negli altri Paesi del mondo. Da qui, le campagne al fianco dei colleghi turchi, egiziani, siriani e di chiunque si trovi nell’impossibilità di esprimere liberamente le proprie opinioni.
Queste battaglie non solo devono proseguire, ma devono portare ad una grande iniziativa italiana ed europea per giungere ad una riscrittura delle Convenzioni internazionali in materia di libertà di informazione.

Per quanto riguarda le riforme del sistema della comunicazione, non possiamo che prendere atto con soddisfazione che la nuova legge dell’editoria, che comprende la riforma dell’Ordine dei giornalisti, dopo anni e anni di delusioni e fallimenti, è stata approvata dal Parlamento, anche grazie alla straordinaria Giornata di mobilitazione, proposta dal segretario generale, sollecitata dalla assemblea di Assisi e sostenuta dalle Ars.

Si tratta ora, attraverso il confronto con il governo, di definire i regolamenti di attuazione della legge, con particolare riferimento alla necessità di garantire le risorse soltanto alle imprese che dimostreranno di aver rispettato tutti gli obblighi, compresi quelli retributivi, previsti dalle leggi e dai contratti nazionali di lavoro. Sono altresì necessarie norme di sostegno del settore che consentano di chiudere i processi di ristrutturazione aziendale ancora in corso e di rilanciare l’occupazione. Occorre riprendere il confronto sulla proposta di legge di cancellazione del carcere per i giornalisti e sollecitare Parlamento e Governo sulla tutela dei cronisti minacciati e sotto scorta e su misure contro le cosiddette querele temerarie.

Per queste ragioni, è necessario promuovere un’altra giornata di mobilitazione per chiedere misure urgenti a tutela dei cronisti minacciati, l’abrogazione immediata del carcere per i cronisti e l’approvazione di norme di dissuasione delle querele temerarie diventate una vera arma impropria da scagliare contro il diritto di cronaca e, soprattutto, contro il diritto dei cittadini ad essere informati.

I giornalisti si impegnano altresì a promuovere una riforma dello Statuto della Fnsi con i seguenti obiettivi: dare vita al Coordinamento fra gli Enti della categoria, che deve essere promosso dalla FNSI e operare nello spirito delle politiche federali; definire una carta delle incompatibilità; rivedere gli assetti degli organismi federali, valorizzando la natura federale del sindacato unitario dei giornalisti e la rappresentanza di genere rispettandone la struttura e la partecipazione dei territori.

Ribadiscono la necessità di portare al tavolo della trattativa con la FIEG, l’esigenza di sottoscrivere un contratto che abbia nell’inclusione e nella riduzione delle diseguaglianze fra giornalisti dipendenti e giornalisti precari il proprio elemento distintivo. La proroga del contratto sottoscritto nel 2014, da questo punto di vista, deve rappresentare l’occasione per definire ulteriormente proposte di innovazione sulle quali inchiodare gli editori alle loro responsabilità.

L’inclusione deve passare attraverso la riscrittura di alcuni articoli del contratto per regolarizzare i giornalisti che oggi sono fuori dalle redazioni, ma dentro al flusso del lavoro quotidiano, preservando allo stesso tempo l’art.1 del Contratto nazionale di lavoro per evitare qualsiasi effetto dumping.

La partita contrattuale dovrà essere definita contestualmente alla revisione complessiva delle norme di sistema sulle quali si aprirà il confronto con governo e FIEG.

Sarà necessario prevedere altre forme contrattuali per far emergere il lavoro di chi al momento non ha alcun contratto. In questo senso, rappresenta un passo in avanti l’intesa raggiunta con l’USPI che contiene un’apertura anche sul fronte del lavoro nei siti web non collegati ad aziende o gruppi editoriali.

È un terreno sul quale il sindacato deve continuare a lavorare coniugando la capacità di innovare per dare regole, diritti e tutele a segmenti della professione altrimenti destinati a restare nel sommerso con la necessaria salvaguardia del lavoro regolato dal contratto FIEG-FNSI.

Occorre poi ridurre il numero dei finti lavoratori autonomi ed inserirli nei contratti di lavoro e, al tempo stesso, difendere quello che è il vero lavoro autonomo, tutelandolo sotto il punto di vista del reddito, della previdenza e della assistenza sanitaria. Bisogna puntare all’aumento dei contrattualizzati anche per migliorare i conti dell’istituto di previdenza, valorizzando lo spirito di solidarietà di tutti i giornalisti contro qualsiasi forma di egoismo fine a se stessa.

Le sfide contrattuali hanno bisogno altresì di un nuovo assetto legislativo che il primo luogo superi le previsioni della legge 416/81 e della altre leggi di sistema, ridefinendo i tetti antitrust, regolando gli intrecci proprietari, non solo nell’interesse delle concentrazioni, come sta oggi accadendo, ma anche riaffermando la centralità del valore del pluralismo editoriale e dell’autonomia dei corpi redazionali. In particolare, non è più rinviabile una ridefinizione del Sistema integrato delle comunicazioni (Sic) e dei poteri delle autorità di garanzia, che sembrano aver alzato bandiera bianca di fronte ai processi di fusione e di concentrazione regolati attraverso norme definite in un’altra epoca storica e che oggi fanno venire alla luce situazioni paradossali. Le concentrazioni e le fusioni nel settore editoriale non possono essere valutate facendo riferimento al concetto superato di tiratura su scala nazionale, senza tener conto di quanto le nuove tecnologie incidano sull’accesso all’informazione e, soprattutto, senza che venga affrontato e risolto il problema tutto italiano dell’assenza di tetti alla raccolta pubblicitaria televisiva e dei monopoli costituti da alcuni colossi della pubblicità.

Va definito in sede legislativa lo Statuto dell’impresa editoriale che vincoli gli editori al rispetto di regole e principi di etica dell’impresa e di rispetto dell’autonomia professionale dei giornalisti che discendono dalla Costituzione.

Occorre un salto di qualità nei rapporti tra le parti sociali che, come ribadito al tavolo della trattativa con gli editori, possa prevedere l’ingresso di un rappresentante dei giornalisti nei consigli di amministrazione in modo tale che la voce dei giornalisti possa contribuire ad evitare che scelte aziendali possano scaricarsi semplicemente ex post sull’organizzazione delle stesse redazioni e sulle spalle dei giornalisti.

La recente tornata di nomine alla Rai svincolata da qualsiasi piano editoriale, come efficacemente sottolineato dall’Usigrai, conferma le ragioni dello storico impegno della FNSI per arrivare ad una legge di riforma che svincoli davvero il servizio pubblico dal controllo dei governi, dei partiti e delle nuove consorterie, traguardo che allo stato attuale appare ancora distante.

Nel ribadire la scelta di affidare al segretario generale Raffaele Lorusso e al coordinamento da lui indicato l’incarico di governare il processo di formazione del soggetto unitario, i giornalisti decidono di partecipare a tale processo, in uno spirito di condivisione delle scelte, sottoscrivendo il presente manifesto.

L’assemblea è convocata per mercoledì 9 novembre, dalle ore 10 alle ore 17, nella sala riunioni della Tavola Valdese, in via Firenze 38 (fermata metro: Repubblica), a Roma.

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