È tornata, ahinoi, agli onori della cronaca per via del generale Roberto Vannacci, che alla vigilia delle Europee del 2024, quando era candidato capolista della Lega in tutti i collegi, esortò elettrici ed elettori a porre, per l’appunto, una Decima, anziché una X, sul simbolo del partito. Negli anni successivi, e ancora durante il raduno di Pontida del settembre scorso (prima di lasciare la Lega per fondare Futuro Nazionale), il nostro ha continuato a elogiare questo corpo speciale, mitizzandone i protagonisti e le azioni, con particolare riferimento agli anni che precedono il ’43, ossia l’anno in cui la Decima scelse di schierarsi al fianco del regime fascista a Salò. Ma cosa è stata davvero la Decima MAS? Il bel saggio di Matteo Pucciarelli (“Decima MAS. La vera storia”, edito da Piemme) ci consente di far luce sui battaglioni terrestri che sotto l’egida delle SS, dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, furono tra gli attori principali della guerra anti-partigiana nel Nord Italia. Basti pensare – racconta sempre Pucciarelli nel suo libro – che Albert Kesselring, il generale nazista che si permise di chiedere un monumento per ciò che aveva compiuto in Italia durante la Seconda guerra mondiale (gli rispose magistralmente Calamandrei con l’epigrafe “Lapide ad ignominia”), “in una deposizione dell’8 ottobre 1946 arrivò a dire che lui, comandante supremo in Italia, quello degli eccidi indiscriminati e delle deportazioni di ebrei e oppositori politici, dovette insistere più volte per moderare gli eccessi di violenza delle <<unità mercenarie>>. Fece due riferimenti, le Brigate nere e la Decima MAS”. È bene saperlo e doveroso ricordarlo, specie se si considera che siamo già in campagna elettorale e che abbiamo come l’impressione che il generale Vannacci, e non solo lui, tornerà presto a tesserne le lodi, magari appellandosi, come detto, a distinzioni temporali (prima del ’43 e dopo il ’43) che se non ci fosse da piangere, farebbero sorridere.
