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A war on women, il film che rompe il silenzio sull’Iran

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Ci sono film che raccontano una storia. E poi ci sono opere che spalancano una ferita della Storia, costringendo chi guarda a entrarci dentro, senza difese. *A WAR ON WOMEN*, il nuovo documentario della regista iraniana Raha Shirazi, appartiene a questa seconda, rarissima categoria: non è soltanto cinema civile, non è soltanto testimonianza politica. È memoria che brucia. È archivio trasformato in coscienza. È il racconto di una guerra combattuta da oltre quarant’anni sul corpo, sulla voce e sulla libertà delle donne iraniane.

Accolto con straordinaria partecipazione al Toronto International Film Festival e al Bif&st – Bari International Film&Tv Festival, il film arriva in Italia come una delle opere più necessarie del nostro tempo: un lavoro che rompe definitivamente la superficialità con cui troppo spesso l’Occidente ha guardato alla condizione femminile in Iran, riducendola a simbolo mediatico o emergenza momentanea.

Perché la verità che A WAR ON WOMEN restituisce è molto più complessa — e infinitamente più dolorosa. La rivolta esplosa dopo la morte di Mahsa Amini non nasce all’improvviso, non è stata un incendio casuale della Storia. È il punto di rottura di una resistenza lunghissima, stratificata, sotterranea. Una lotta iniziata molto prima del 2022, molto prima che gli hashtag e le immagini delle piazze iraniane attraversassero i telefoni del mondo occidentale.

Shirazi lo racconta con una lucidità quasi chirurgica, ma senza mai perdere la vibrazione emotiva del cinema più autentico. Il suo sguardo non cerca l’effetto spettacolare della repressione: cerca la permanenza della dignità. E la trova nei gesti minimi, nei veli tolti lentamente, nelle voci spezzate delle esiliate, negli occhi delle madri, nei silenzi delle prigioniere, nei filmati clandestini girati rischiando la vita.

Il documentario attraversa gli anni Sessanta, la rivoluzione islamica del 1979, l’imposizione dell’hijab obbligatorio, la repressione sistematica del dissenso femminile, fino ad arrivare alle giovani donne che oggi sfidano apertamente il regime nelle strade di Teheran. Ma ciò che rende il film straordinario è il modo in cui la dimensione politica si intreccia continuamente a quella intima.

Nel cinema di Raha Shirazi la Storia non è mai astratta: passa attraverso i corpi.

Ed è proprio il corpo femminile, in Iran, a diventare il primo territorio occupato dal potere. Il controllo sul velo, sull’abbigliamento, sui capelli, sulla presenza nello spazio pubblico non è mai semplice norma religiosa o morale: è un linguaggio politico. È il tentativo di trasformare il corpo delle donne in confine, censura, obbedienza.

Per questo A WAR ON WOMEN colpisce con una forza rara: perché mostra come la libertà femminile sia percepita dai regimi teocratici come la più radicale delle minacce. Una donna che sceglie del proprio corpo diventa immediatamente una donna che sceglie del proprio pensiero. E dunque una donna impossibile da controllare.

Attraverso testimonianze potentissime — da Masih Alinejad a Golshifteh Farahani, fino a Shaparak Shajarizadeh — il film costruisce una narrazione corale che evita qualsiasi retorica vittimistica. Le protagoniste non vengono mai raccontate come icone passive del dolore, ma come donne che hanno trasformato l’oppressione in linguaggio politico, il trauma in resistenza, l’esilio in memoria viva.

E poi c’è la storia personale della regista. Una bambina costretta a lasciare il proprio Paese. Una porta che si chiude, un divieto imposto sul corpo di una figlia. È da questa immagine privata che nasce l’intero documentario. Ed è forse qui che il film raggiunge la sua dimensione più universale: quando comprende che ogni tragedia collettiva comincia sempre dentro una biografia individuale.

Guardando A WAR ON WOMEN si ha spesso la sensazione di assistere non soltanto a un documentario, ma a un’opera di archeologia morale: Shirazi scava nella memoria rimossa delle donne iraniane e riporta alla luce ciò che il potere ha tentato di cancellare: la continuità della loro lotta. Una continuità fatta di madri e figlie, di gesti tramandati, di rivolte interrotte e ricominciate, di parole proibite sopravvissute al silenzio.

In un tempo storico dominato dalla velocità delle immagini e dall’assuefazione al dolore, A WAR ON WOMEN compie un gesto radicale: ci obbliga a restare. A guardare davvero. A comprendere che ciò che accade in Iran non riguarda soltanto l’Iran. Perché ogni volta che una donna viene punita per la propria libertà, il mondo intero viene chiamato in causa.

E forse il merito più grande del film di Raha Shirazi è proprio questo: ricordarci che la libertà non è mai un diritto definitivamente conquistato, ma una memoria che deve essere continuamente difesa. Anche attraverso il cinema.

 

Il trailer del film sarà presentato il 20 maggio alle 18 alla Casa internazionale delle Donne a Trastevere, durante un evento esclusivo a ingresso libero che vedrà in dialogo Raha Shirazi con l’attivista Pegah Moshir Pour.


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