Si è aperta questa mattina nelle sale dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (martedì 12 maggio) la seconda giornata di “Imbavagliati”. Il Festival Internazionale di Giornalismo Civile, ideato e diretto dalla giornalista Désirée Klain. “Il silenzio delle Innocenti: chi dimentica diventa colpevole” per denunciare i diritti violati delle donne in Italia e nel mondo, è stato il tema dell’XI edizione di “Imbavagliati”, in programma fino a domani (mercoledì 13 maggio) e realizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici – che sta ospitando la manifestazione nella sua storica sede di Palazzo Serra di Cassano (via Monte di Dio 14) – l’Ordine Nazionale dei Giornalisti Italiani e Articolo21.
Ad aprire la giornata La parola negata: Donne che leggono Donne, il reading musicale curato dalla giornalista napoletana Mariarosaria Sciglitano, dedicato a scrittrici e poetesse che abbiano levato la loro voce in contesti sociali e geopolitici instabili o difficili nei quali la libertà di espressione sia stata fortemente limitata o negata. Giornaliste, traduttrici, docenti, attiviste, funzionarie di diversa provenienza, tutte operanti a Napoli, Accompagnate dal violoncello di Gianfranco Coppola, hanno recitato poesie e brani Fatou Diako (Costa d’Avorio; Presidente dell’Associazione HAMEF), Souzan Fatayer (Palestina; lettore esperto di Lingua araba, esponente della Comunità palestinese della Campania), Maite Iervolino (Italia; boemista e scrittrice), Alina Narciso (Italia; regista teatrale, drammaturga e traduttrice), Indira Pineda (Cuba; sociologa), Tatsiana Pumpuleva (Bielorussia; mediatrice culturale), Blanca Yennyre Rivero Prieto (Venezuela; educatrice professionale socio-pedagogica), Mariarosaria Sciglitano (Italia e Ungheria; giornalista culturale, magiarista e traduttrice editoriale), Rozita Shoaei (Iran; Associazione culturale Azadi degli iraniani di Napoli, Movimento donna vita libertà Rete mondiale per la liberazione dei prigionieri politici) e Elisabetta Weglik(Polonia; Collettivo Politico-Culturale GalleRi Art).
A seguire una doppia presentazione con il racconto della storia di due donne, censurate dalla storia. Da una parte, la chimica ribelle Maria Bakunin che sfidò le convenzioni scientifiche e sociali; dall’altra, la bibliotecaria Guerriera Guerrieri, che difese i libri come arma contro la barbarie. Le loro vite emblematiche e a lungo relegate ai margini della storia sono al centro di un dialogo incrociato tra le autrici Mirella Armiero (Un Pensiero ribelle) e Vincenza Alfano (La Guerriera dei libri), entrambi i romanzi sono editi da Solferino. In un rovesciamento dei ruoli, ciascuna presenta il libro dell’altra non per celebrare due figure, ma per analizzare criticamente le ragioni della loro rimozione. L’incontro diventa così un’indagine sulla memoria negata e sulla cultura come strumento indispensabile di lotta e di affermazione dei diritti.
L’incontro è proseguito con protagonista la giornalista Barbara Schiavulli (Premio Pimentel Fonseca 2026) che ha presentato Voragini (edizioni Radio Bullets), Un romanzo potente e necessario che guarda dentro l’abisso della violenza e chiede al lettore di non voltarsi dall’altra parte. A dialogare con lei, un altro giornalista e storico, Massimo Congiu. La maratona è continuata con l’inviato Stefano Corradino, giornalista di Rainews24 e direttore di Articolo21. Inviato di cronaca di quelli che consumano le suole delle scarpe per raccontare i fatti proprio lì dove accadono è anche cantautore e musicista e ha inciso un disco Note di Cronaca (pubblicato da Villaggio Maori), ispirato ad alcune storie vere raccontate nei suoi servizi televisivi. Il disco in vinile è diventato anche un libro. Tra le storie che ha raccontato la gran parte è al femminile. Una delle protagoniste è Deborah, partita con il padre dalla Costa d’Avorio in gommone per arrivare a Napoli. E in un viaggio disperato ha perso la madre e tre fratelli. Stefano Corradino ha raccontato la storia di Deborah che ora sogna di diventare avvocata per contrastare le ingiustizie. Il libro sarà presentato dall’attivista Fatou Diako e la giornalista Désirée Klain, parti integranti della storia raccontata.
A seguire Paolo Siani, pediatra e componente del Tavolo per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Napoli e Elena Cimmino, avvocata e vice presidente di “Carcere possibile onlus” hanno discusso in un focus dedicato al tema Mai più bambini innocenti in carcere; su questo argomento il fratello di Giancarlo Siani, quando nel 2022 rivestiva la carica di deputato, presentò in Parlamento una legge – purtroppo non approvata per il via libera definitivo dal Senato – che aveva lo scopo di impedire che i bambini di età inferiore a sei anni, al seguito delle madri detenute, varcassero la soglia del carcere, promuovendo il modello delle case famiglie protette.
Successivamente l’intervento di Massimo Congiu, giornalista e storico, autore di Micromega e operatore carcerario: che cosa significa punire? Quali comportamenti meritano di essere affidati alla sfera penale in uno Stato di diritto? Sono le questioni su cui Micromega si interroga nel volume dal titolo Dei delitti e delle pene uscito a gennaio e interamente dedicato alla problematica carceraria.
Con Siria, il giorno dopo (add Editore), Asmae Dachan ha presentato ad “Imbavagliati” un viaggio che da Ancona, dov’è nata, la porta ad Aleppo, la città della sua famiglia, per comporre un mosaico di luoghi e persone. Da Jiza, la città di Hamza al-Khatib, torturato e ucciso a undici anni, a Dar’a; da Darayya a Sednaya, «la macelleria umana di Assad»; da Damasco, dove la guerra sembra non esserci mai stata, a Ghouta, Homs e Hama, Idlib e infine Aleppo, le radici. Incontri pieni di dolore si mescolano a incontri di speranza, come quelli con due adolescenti che salvano libri e oggetti d’arte o un artigiano che riapre la sua bottega di biciclette. Storie di famiglie che riportano in vita i morti e gli scomparsi, i mafqud, le persone arrestate, allontanate forzatamente dalle loro case, lasciando chi resta in una vita sospesa. Come si scrive la parola fine a tutto questo? Con l’autrice interverrà Eva Serio, presidente dell’associazione BaCuLe.
Il Festival di Giornalismo Civile prosegue domani (mercoledì 13 maggio) nella terza giornata, dedicando uno speciale ai diritti negati alle donne in Italia con incontri, dibattiti e testimonianze.
Si inizia con una lectio di Marco Cesario, giornalista e scrittore esperto di censura, corrispondente in Francia che analizzerà nel report – Giornalisticidio in Libano: bombe e proiettili contro la parola libera – l’eliminazione sistematica dei giornalisti assassinati in Libano da quando il fronte con Israele si è riacceso dall’ottobre del 2023, seguendo una logica già affinata da Tsahal a Gaza.
Successivamente il focus: Matilde: una madre dimenticata con l’avvocata Elena Coccia e l’autrice Chiara Freddi. Al centro del racconto un episodio tragico, dimenticato troppo in fretta: l’omicidio di Matilde Sorrentino, trattato di recente con uno speciale di “Confidential”. Matilde era una mamma-coraggio di Torre Annunziata uccisa con quattro colpi al volto il 26 marzo 2004 per aver denunciato un giro di abusi nella scuola elementare frequentata dal figlio. Dopo molti anni (2021) nel corso di intercettazioni il PM individua il mandante, viene condannato in primo e secondo grado ma la sentenza viene rinviata all’appello dalla Cassazione. È in corso il processo per la seconda volta in appello. Chi ha voluto che Matilde pagasse con la vita la sua fiducia nella giustizia?
L’avvocata del figlio, Elena Coccia, e l’autrice della puntata di “Confidential”, Chiara Freddi, cercheranno di squarciare il velo di omertà.
Particolare attenzione sarà dedicata agli stereotipi e alle forme linguistiche che rischiano di colpevolizzare le vittime o attenuare la gravità dei fatti nei linguaggi giornalistici in tema di femminicidio con l’intervento della giornalista Graziella Di Mambro, caposervizio giudiziaria a Latina Oggi e responsabile per la legalità dell’associazione Articolo 21. Un’occasione per riflettere sul ruolo di un’informazione più consapevole, responsabile e attenta ai diritti.
La violenza sulle donne è quasi sempre accompagnata da insulti volgari e misogini. Ciò che emerge direttamente dagli atti giudiziari è una doppia violenza che mai viene punita come tale, nella descrizione del reato di violenza gli epiteti sessisti sono solo un corollario mentre per la vittima sono una lesione psicologica e morale forse anche più grave del reato stesso. La giornalista Di Mambro presenterà una parte del dossier raccolto finora attingendo direttamente dai procedimenti seguiti. Alla tavola parteciperà la cronista Titti Improta – consigliera CNOG (Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti) e componente della Commissione Pari Opportunità e Nunzia Marciano – componente CPO ordine giornalisti della Campania, che illustreranno il lavoro della CPO nell’ordine dei giornalisti e il percorso formativo per diffondere la cultura della parità di genere e combattere gli stereotipi nei confronti delle donne vittime di violenza.
La CPO dell’ordine dei giornalisti della Campania, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne ha sostenuto il cortometraggio della regista e giornalista Dolly Make Up, 6 minuti e 34 secondi per smascherare il dolore e per rispondere alla domanda: fino a che punto tolleriamo la violenza e non la riconosciamo più? Ne parleremo con la regista Giuliana Boni.
Infine l’intervento di Mirella La Magna, fondatrice del Gridas: era il 1981 quando Felice Pignataro e Mirella, “sua compagna di vita” trasformarono un immobile abbandonato, destinato fin dalla costruzione a essere un centro sociale, in un presidio culturale noto per il Carnevale di Scampia. La Corte d’Appello, nel novembre 2025, ha confermato lo stato di “occupazione senza titolo” e ordinato il rilascio. Paradossalmente l’associazione era stata assolta in sede penale nel 2013 con il riconoscimento del suo “valore sociale per la collettività”. Oggi la sentenza civile ignora una realtà costruita in decenni di gratuità e impegno. Mai una sola richiesta di finanziamenti pubblici. Il Gridas ha sottratto questo bene all’incuria e all’abbandono, lo ha mantenuto nella sua destinazione d’uso, tenendo aperte le sue porte al quartiere, pagandone le utenze e cercando soluzioni per regolarizzare la sua presenza nello spazio e rappresentando per decenni un “pronto soccorso culturale”: laboratori, murales, cineforum settimanali, il carnevale che ha costruito un’identità collettiva.
