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Addio al medico che univa la scienza all’etica

 

«Andate avanti, perché il mondo ha bisogno di scienza e ragione», così era solito dire ai suoi collaboratori il professor Umberto Veronesi, medico chirurgo, oncologo, intellettuale, scienziato e umanista, che si è sempre speso «per migliorare la qualità della vita delle persone, promuovere la pace, sostenere una ricerca etica», principi questi, «che ci ha voluto trasmettere in questi anni, non parole, ma valori che abbiamo trasformato in azione, ed è la strada che continueremo a seguire perché i suoi obiettivi sono diventati i nostri», rileva Donatella Barus, direttora responsabile di Fondazioneveronesi.it e che ci tiene a ricordare l’ultimo post inserito nel blog del professore «Parliamone per capire» in vista della Conferenza mondiale Science for Peace del 18 novembre: «Ricordate? Nel 2012 l’Unione Europea ebbe il premio Nobel per la pace. La motivazione diceva: “Da oltre sessant’anni contribuisce a promuovere pace, riconciliazione, democrazia e diritti umani in Europa”. Sono passati solo quattro anni – scriveva Veronesi – e i diritti umani si sono trasformati nell’infernale accampamento di Calais da cui si stanno cacciando i profughi con la forza, nel muro che si sta costruendo in Ungheria, nelle frontiere da cui non si passa più, nei “respingimenti” in mare, che riconsegnano i disperati alla morte da cui fuggivano. Non possiamo nasconderci che l’Europa è profondamente cambiata in peggio, e che cambierà ancora, soprattutto se farà breccia tra la gente il “sacro” egoismo evocato dai politici più retrivi».

Scienza ed etica erano per Veronesi «inscindibili – prosegue Barus –, scienza come passione civile. Come scienziato ha sempre preso posizioni proprio perché la scienza non può essere neutrale e perché la scienza è parte della società, deve farne parte. Il movimento Science for Peace era stato fortemente voluto dal professor Veronesi e poi condiviso da personaggi autorevoli, una per tutti, che oggi abbiamo sentito davvero addolorata, è Emma Bonino. Quest’anno il tema scelto per l’incontro alla Bocconi di Milano, che ogni anno affronta questioni legate ai conflitti e alla pace, è quello delle migrazioni. L’analisi è sempre coniugata però in termini scientifici. Veronesi ricordava sempre che il linguaggio della scienza è fondato sul confronto e la verifica della realtà, dunque è necessario trovare un terreno comune anche su temi che possono dividere, proprio come quello delle migrazioni e al futuro dell’Europa».

Veronesi era un comunicatore «fuori dal comune in senso ampio – prosegue Barus – era capace di parlare e raggiungere chiunque: giornalisti, professori, studenti, persone comuni. Aveva una innata capacità di sapersi mettere in connessione con l’altro e tutte le volte che lo si incontrava ti guardava sempre negli occhi, e in questo modo eri certo che stesse parlando proprio con te, solo a te. Una caratteristica importante anche per la sua attività di medico. Pazienti che lo hanno incontrato decenni fa si ricordano ancora che si sedeva sul loro letto e prendeva loro la mano, era l’unico a farlo. Il paziente era, prima di tutto, una persona. Era sempre carico di entusiasmo, e diceva sempre “non bisogna fermarsi mai, anche in vecchiaia. Gli anziani hanno il dovere e il diritto di continuare ad avere doveri e responsabilità verso la loro società”. Era inarrestabile. Un’immagine di lui che mi rimarrà per sempre è a Venezia, in occasione di un grande convegno; mentre gli altri autorevoli relatori finita la sessione si appartavano tra di loro, lui era rimasto con i giovani che chiacchieravano tra di loro, seduto in ultima fila, occhiali sul naso e taccuino in mano per prendere appunti su ciò che loro dicevano. La sua umiltà e la sua capacità d’ascolto mi hanno sempre colpita».

Oggi rimane un grosso vuoto, prosegue Barus: «diciamolo onestamente, quali altre voci rimangono oggi in grado di parlare di scienza e di etica laica in questo paese? Davvero poche. Veronesi non ha mai cercato di piacere forzatamente agli altri, aveva le sue idee e le difendeva coerentemente, anche se scomode».

Fonte: “Riforma.it”

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