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36 anni fa il terremoto dell’Irpinia. La ricostruzione e la gigantesca speculazione

 

L’area era stata colpita la prima volta nel 1694 (6800 vittime), nel 1906 e 1910, nel 1930(1.404 vittime) e nel 1962 (17 vittime). L’ultimo terremoto ha colpito alle 19.34 di domenica 23 novembre 1980. Una forte scossa che è durata per un minuto e mezzo con un ipocentro di circa 30 chilometri di profondità e ha colpito un’area di 17,000 chilometri che si è estesa dall’Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza. I comuni più gravemente colpiti furono quelli di Castelnuovo di Conza e Conza della Campania, Laviano, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e Santomesenna. Gli effetti si estesero a una zona molto vasta interessando praticamente tutta l’area centro-meridionale della penisola: molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli interessando  molti edifici fatiscenti o lesionati da tempo e vecchie abitazioni in tufo, a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti.
Crolli e devastazioni avvennero anche in altre province campane e nel Potentino, come a Balvano dove il crollo della Chiesa di Santa Maria Assunta provocò la morte di 77 parsone di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa.

I Resoconti dell’Ufficio del  Commissario Straordinario hanno quantificato i danni apportati dal sisma al patrimonio edilizio. E’ risultato che dei 679 comuni che costituiscono le otto aree interessate globalmente dal sisma (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia), 506 (cioè il 74% 9 sono stati danneggiati. Le tre province maggiormente sinistrate sono state quelle di Avellino (103 comuni (Salerno, 66) e Potenza (45). Trentasei comuni della fascia epicentrale hanno avuto circa 20.000 alloggi distrutti o irrecuperabili. In 244 comuni non epicentrali hanno subito danni da gravissimi a medio-gravi. Ulteriori 30,000 alloggi sono stati danneggiati in maniera lieve.

L’entità drammatica del sisma non venne valutata subito. I primi telegiornali parlarono di una “scossa di terremoto in Campania” dato che l’interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l’allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò a evidenziarne la più vasta entità. Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro.

Di là dal patrimonio edilizio ,già fatiscente a causa dei terremoti del 1930 e 1962, un altro elemento che aggravò gli effetti della scossa fu il ritardo dei soccorsi. I motivi principali furono due: la difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso nelle zone dell’entroterra, dovuta al cattivo stato della maggior parte delle infrastrutture e la mancanza da parte di un’organizzazione come la Protezione civile che fosse capace di coordinare risorse e mezzi in maniera tempestiva e ottimale. Il primo a far presente questa grave mancanza fu il Presidente della repubblica Sandro Pertini. Il  25 novembre, malgrado il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani e altri ministri e consiglieri, Pertini si recò in elicottero sui luoghi della tragedia dove lo aspettava il ministro degli Esteri, il potentino Emilio Colombo.

Di ritorno dall’Irpinia, in un discorso in televisione rivolto agli italiani, l’allora Capo dello Stato denunciò con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi che sarebbero arrivati in tutte le zone colpite dal sisma soltanto dopo cinque giorni. Le dure parole di Pertini provocarono l’immediata rimozione del prefetto di Avellino e le dimissioni del ministro degli Interni Rognoni che vennero respinte.

La ricostruzione fu anche uno dei peggiori esempi di speculazione su una tragedia e i comuni colpiti crebbero enormemente dalla prima constatazione che erano 339 divennero 687,quasi l’8,4% del totale dei comuni italiani. La prima stima dei danni fu  da parte della Presidenza del Consiglio di 8.000 miliardi ma nel 2000 è stata stimata in 60,000 miliardi di euro e nel 2010 il giornalista del Corriere della sera ha parlato di 66 milioni di euro.

Malgrado un’inchiesta parlamentare e numerosi processi oggi possiamo dire con serenità che alcuni politici ebbero a guadagnare denaro dal sisma e i responsabili delle condizioni in cui il terremoto investì fabbricati  ed edifici non furono in nessun modo posti di fronte alle proprie responsabilità.

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