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La memoria per i morti, l’accoglienza per i vivi. 3 ottobre, Giornata nazionale per i migranti

 

Costantino e i suoi colleghi pescatori c’erano con le barche quel 3 ottobre del 2013: c’erano e ricordano quelle mani che chiedono aiuto, altre mani che annaspano, altre ancora che sprofondano lentamente nel mare cristallino al largo di Lampedusa. Mani grandi e nodose di uomini, altre più affusolate di donne, mani più piccole di adolescenti e di bambini. E i corpi che galleggiano senza vita insieme a oggetti personali: abiti, scarpe, bustine di plastica con dentro documenti. Vite passate di chi voleva nuove vite ma che in quel viaggio verso un futuro ha trovato solo la morte. In quel naufragio di tre anni fa muoiono 368 persone e gli isolani –  che da tempo vivevano una condizione di emergenza con centinaia di sbarchi – si mettono tutti in moto per dare sostegno ai sopravvissuti. Ma quelle 366 bare (altri due corpi furono ritrovati dopo) in fila nell’hangar del piccolo aeroporto, quelle bare e il pianto disperato di chi aveva perso per sempre figli, fratelli, amici, quello non lo dimenticheranno mai.

Quel naufragio non era il primo ma la visione al mondo di tutto quel dolore ha scosso le coscienze cambiando la vita non solo ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime ma anche a tutti quelli che hanno testimoniato il naufragio contribuendo a coinvolgere le istituzioni di gran parte del mondo. Da allora sono state messe in campo forze umane e risorse economiche dal nostro governo e dall’Europa per evitare altre tragedie in mare: prima con la missione italiana Mare Nostrum poi sostituita con quella europea Triton cui si aggiunge nel 2015 anche EunavForMed, conosciuta anche come operazione Sophia per contrastare i trafficanti di carne umana dopo l’ennesimo tragico naufragio con centinaia di morti il 18 aprile dello stesso anno.

Dalla nascita di queste missioni, decine di navi militari e civili gravitano nel Canale di Sicilia, centinaia di uomini in mare e milioni di euro per evitare altre tragedie, per far superare quel muro virtuale che è il mare Mediterraneo. Ma nonostante le migliaia di vite salvate, i barconi continuano ad affondare e quelle mani che annaspano continuano a turbare il sonno di chi non è riuscito ad afferrarle.
Per questo da più parti si chiede di affrontare il problema a monte con corridoi umanitari, con accordi con i paesi dai quali queste persone fuggono e ingressi legali per evitare di metterli nelle mani dei trafficanti, veri e propri assassini seriali facenti parte di reti criminali internazionali.
Per questo il Comitato 3 Ottobre ha voluto che in questa data si celebrasse la Giornata della Memoria e dell’ Accoglienza istituita il 16 marzo di quest’anno.

Memoria per i morti  ma anche dovere di accogliere i vivi, quelli che in qualche modo sono riusciti a fuggire da fame, guerre e miseria in cerca di un luogo in cui ricostruire una vita.
Nei tre giorni prima e durante la giornata del 3 ottobre, si susseguono iniziative e workshop ai quali partecipano centinaia di studenti provenienti da ogni parte d’Italia e d’ Europa grazie anche al patrocino del MIUR e alla collaborazione del comune di Lampedusa e Linosa. Seminari con le Ong che operano sul campo e con gli stessi sopravvissuti e parenti delle vittime che ogni anno tornano dai paesi in cui sono stati ricollocati come testimoni del dramma delle migrazioni.

Quest’anno gli studenti, tutti delle scuole superiori, hanno incontrato anche i magistrati siciliani che seguono le indagini sulla strage e sul traffico di esseri umani, scoprendo – grazie al primo collaboratore di giustizia eritreo – un’organizzazione di trafficanti: secondo il racconto del pentito, a gestire il traffico persone spietate che ammassano su gommoni scadenti e barconi vecchi e sfondati centinaia di migranti ai quali spillano i risparmi di una vita. Un giro d’affari di migliaia di dollari gestito da gente capace persino di uccidere e di vendere gli organi dei profughi che non hanno i soldi per pagarsi i viaggio.
Per questo ora, nella giornata della Memoria e dell’Accoglienza, si chiede con forza di non creare confini e muri che servono solo ad arricchire le tasche dei trafficanti e a continuare a far piangere morti in mare.

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