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“Ti scippu a testa”. L’autore delle minacce contro il giornalista Paolo Borrometi è sotto processo. A Ragusa il 26 settembre

 

Il 26 settembre a Ragusa si terrà il processo a Gionbattista Ventura per le minacce reiterate al giornalista Paolo Borrometi (nella foto), responsabile legalità di Articolo21 e da anni impegnato in coraggiose battaglie civili e denunce contro il malaffare. Articolo21 sarà a fianco di Paolo a Ragusa. Intanto per riassumere la vicenda pubblichiamo il comunicato stampa ufficiale della squadra mobile (Polizia di Ragusa) e della Dda di Catania

“Ventura, reggente del clan Dominante-Carbonaro di Vittoria, aveva reiterato minacce di ogni tipo ai danni del giornalista Paolo Borrometi, direttore del quotidiano on line “La Spia” e corrispondente dell’AGI. Il giornalista Borrometi impegnato per il territorio di Vittoria, in quanto giornalista, ad esercitare il diritto di cronaca sui fatti avvenuti in passato e su quelli quotidiani nel territorio ibleo e non solo, quando citava la famiglia Ventura, veniva costantemente insultato e gravemente minacciato da Ventura Gianbattista così come da tanti suoi familiari e adepti.

Per stessa ammissione di Ventura presso gli uffici della Squadra Mobile, all’esito di una delle tante perquisizioni, anche informatiche, eseguite a suo carico, riferiva agli investigatori di aver utilizzato facebook perché quello che diceva Borrometi non era vero e quindi lo aveva minacciato per farlo smettere.

Ventura ha scritto messaggi dal contenuto inequivocabile: “ti scippu a testa; d’ora in avanti sarò il tuo peggiore incubo e poi ci incontreremo nell’aldilà; se vuoi ci incontriamo anche negli uffici della Polizia, tanto la testa te la scippu u stissu; tu ci morirai con il gas; ti daremo in bocca ciò che meriti; durerai poco cesso di merda, tutti avete figli, madi dire questa acqua non ne bevo; vi auguro sempre il meglio; pezzo di verme troppo bordello stai facendo, fai a cacare che Dio di fulmini, avete finito di rompere i coglioni. Ti verremo a prendere ovunque”.

Queste minacce avevano un preciso obiettivo, quello di non far pubblicare più notizie su Vittoria e sulla mafia iblea al giornalista Paolo Borrometi. Le modalità, per quanto di nuova generazione, sono identiche nei contenuti e per il significato alle metodologie mafiose del passato. Per questi motivi, le minacce hanno avuto una rilevanza di grande spessore, tanto che è subito stata contestata l’aggravante della metodologia mafiosa.

Ventura, con le frasi “troppo bordello stai facendo” e altre, ha inteso comunicare al giornalista di non attirare l’attenzione della Polizia verso lui e i suoi affari, in quanto non voleva avere problemi. La campagna denigratoria portata avanti su facebook e sul sito del quotidiano on line “La Spia” aveva come fine quello di ottenere il silenzio del giornalista; di lui e della mafia non bisognava parlarne, così come dei fatti di cronaca quotidiani che vedevano il coinvolgimento di soggetti vicini alla sua famiglia, considerati i continui arresti dei figlie e nipoti.

Ventura è già stato condannato per reati gravissimi come omicidio, concorso in omicidio, porto d’armi, estorsioni,  che costituiscono elementi che lo contraddistinguono per la particolare pericolosità sociale e quindi, per un probabile passaggio dalle parole ai fatti, con grave pericolo per il giornalista Borrometi.

Ventura, per sua stessa ammissione, non accettava che il giornalista parlasse di lui e della sua famiglia, doveva solo stare zitto senza permettersi di parlare di ciò che lo riguardava.


Dichiarazioni Collaboratore di Giustizia, Rosario Avila, genero di Gionbattista Ventura

Avila afferma che quando Ventura leggeva gli articoli di Borrometi “diventava un pazzo, un criminale diventava, gli uscivano gli occhi di fuori”. “Borrometi si è messo contro tutta la criminalità vittoriese, se l’è fatta nemica tutta” spiega ancora Avila agli inquirenti, spiegando che “Non ce l’ha solo mio suocero con lui. Ce l’ha Giliberto, Venerando Lauretta. E’ normale che poi si crea qualcosa, no?”.

Poi alla domanda su un eventuale attentato, il collaboratore risponde: “Di Borrometi c’è qualcosa sotto. Sicuramente c’è stata qualche riunione con Campailla (capomafia della vicina Comiso), con Lauretta (Già condannato per mafia e personaggio storico della criminalità vittoriese che ha anche lui minacciato di morte pubblicamente Borrometi). Di questa situazione io ne sono sicuro, lo immagino già, ci sarà qualcosa”.

ALCUNE MINACCE:

“Ti scippu a testa, d’ora in avanti sarò il tuo peggiore incubo e poi ci incontreremo nell’aldilà; se vuoi ci incontriamo anche negli uffici della Polizia, ti puoi portare anche l’esercito, tanto la testa te la scippu u stissu; ti daremo in bocca ciò che meriti;  durerai poco cesso di merda;  pezzo di verme troppo bordello stai facendo, fai a cacare che Dio di fulmini;  avete finito di rompere i coglioni. Ti verremo a prendere ovunque”.

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