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#NoBavaglioTurco, con la Fnsi per chiedere libertà di espressione nel nome di Orhan Pamuk

 

In Turchia si stanno via via chiudendo in cella tutte le persone che si permettono di muovere critiche anche minime all’operato del governo in carica, pure con il minimo pretesto. E si procede a questo non tanto in forza del diritto, ma sulla base dell’odio più feroce.
Ormai la libertà di pensiero non esiste più“. Le dure parole scritte dal premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk nella lettera pubblicata da La Repubblica insieme all’appello sottoscritto, insieme a lui, da giornalisti, scrittori, accademici di tutto il mondo, hanno risuonato oggi a Roma, durante la riunione convocata dalla Federazione Nazionale della Stampa d’accordo con lo stesso quotidiano che ha avviato questa campagna, e a tante sigle, a partire da Articolo 21, Amnesty, Arci, LiberaInformazione, Pressing NoBavaglio, UsigRai, solo per citarne un piccolo drappello. A leggere l’appello la segretaria generale aggiunta vicaria del sindacato dei giornalisti, Anna Del Freo.

“La situazione in Turchia sta precipitando. La repressione avviata dal presidente Erdogan sta assumendo sempre di più i contorni di una deriva liberticida. Per questo – ha spiegato il segretario generale Fnsi Raffaele Lorusso – siamo qui oggi: la Fnsi è al fianco dei giornalisti turchi incarcerati e fa suo l’appello del premio Nobel Pamuk e quello degli intellettuali ‘contro la caccia alla streghe’, per chiedere alle istituzioni italiane ed europee di intervenire per fermare la soppressione delle libertà in Turchia“.

Una denuncia forte che ha risuonato in via Palestro, ma troppo lontano dall’ambasciata di Ankara a Roma perché il personale diplomatico potesse ascoltarle. Da diversi mesi a questa parte, infatti, è diventato sempre più difficile avvicinarsi alla sede diplomatica turca, a differenza di quanto accade per tutti gli altri paesi, anche per le dimostrazioni convocate davanti all’ambasciata egiziana o iraniana. Segno di una precisa indicazione delle autorità italiane, come ha fatto notare Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, che non aiuta a far capire al governo del presidente Erdogan che da noi, come nel resto d’Europa, vige lo stato di diritto.

La mobilitazione non finisce qui, e anche il vicedirettore de La Repubblica Gianluca Di Feo, intervenuto al sit-in, ha ribadito che il suo giornale proseguirà la campagna di raccolta firme e di denuncia. Lo stesso faremo anche noi di Articolo 21, rilanciando l’appello di Pamuk e illuminando ogni futuro sviluppo, che purtroppo non ci aspettiamo positivo, della deriva liberticida della Turchia.

All’iniziativa hanno aderito: La Repubblica, Articolo21, AAMOD, Antigone, AOI, Arci, Associazione amici di padre Paolo Dall’Oglio, Associazione Amici di Roberto Morrione, Associazione Carta di Roma, Associazione Migrare, Cild, Comitato verità e giustizia per i nuovi desaparecidos, Cospe, Fondazione Lelio e Lisli Basso ISSOCO, Forum Terzo Settore, Giornale Radio Sociale, Giuristi Democratici, Italians for Darfur, Illuminare le Periferie, LasciateCientrare, LiberaInformazione, MoveOn Italia, NoBavaglio-Pressing, Ordine dei giornalisti del Lazio, Progetto “Avvocati minacciati” – Unione Camere Penali, Rivista Confronti, Tavola della pace, Terra Nuova, Ucsi, Uisp, UnPonte per, UsigRai.

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