“Io so”, per non dimenticare
“Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974) […]”. “Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi”.
28 maggio 1974, piazza della Loggia: per non dimenticare. Si è svolto stamattina, presso il Polo del ‘900, lo spettacolo “Io so”. Elena Ruzza sul palco, Davide Rigallo in qualità di autore e Matteo Cantamessa alla regia hanno portato in scena un esempio di teatro civile in cui la voce di Pasolini è risuonata forte, potente e disperata, tuttora attuale oltre mezzo secolo dopo, nel tentativo di restituire una bussola a una società che oggi ne è priva.
Lo spettacolo è parte del progetto “È accaduto, ma non a te” dell’associazione Zona Franca onlus . il progetto, finanziato dal bando dell’8 per mille Valdese, dedicato agli studenti e alle studentesse di Settimo Torinese e di Torre Pellice comprendeva un laboratorio sul giornalismo d’inchiesta condotto da Claudio Geymonat e da Gian Mario Gillio, e un laboratorio di psicologia sulle emozioni politiche. Lo spettacolo è stato introdotto e dal Giornalista Gian Mario Gillio a seguire i saluti della Presidente dell’associazione Stefania Barzon e del Presidente dell’ANPI provinciale Nino Boeti.
Parlarne ancora, parlarne sempre e confrontarsi: questa è la missione politica, culturale e civile, più che mai oggi che ricorre anche il quarantaseiesimo anniversario dell’assassino di Walter Tobagi ad opera di un commando della Brigata 28 marzo.
Raccontò Enzo Biagi in un articolo scritto in occasione del venticinquennale della sua scomparsa che il giorno prima Tobagi avesse esclamato: “Vediamo chi sarà i, prossimo!”. Il pezzo si intitolava: “La dignità di chi vuole soltanto capire”. Sono trascorsi altri ventun anni e la memoria di questo coraggioso cronista, colpevole, agli occhi di un certo estremismo, di aver offerto un quadro esauriente della prepotenza di chi aveva snaturato e condotto all’odio prima e alla lotta armata poi la generazione del Sessantotto. “Non sono samurai invincibili” aveva scritto Tobagi poco prima di essere ammazzato. Non lo erano allora, non lo sono oggi. La differenza fra il suo caso e quello delle vittime di Brescia è che almeno lui ha avuto verità e Giustizia, loro no. E ora che se n’è andato anche Franco Castrezzati, il sindacalista della CISL che parlava in piazza della Loggia il 28 maggio di cinquantadue anni fa, ora che siamo sempre più soli, che coloro che reclamano, per l’appunto, verità e giustizia sono sempre di meno, ora abbiamo il dovere morale di passare il testimone alle nuove generazioni, affinché sappiano, capiscano e abbiano ancora sete di dignità.
“Io so”, per l’appunto, noi sappiamo e non resteremo in silenzio. Parleremo attraverso il teatro civile, attraverso le assemblee, i comizi, nelle strade, nelle piazze, ovunque ci sia consentito, e lo faremo perche quella storia è la nostra, anche oltre mezzo secolo dopo, anzi a maggior ragione. Oggi che la voce dei testimoni diretti comincia a svanire rimane la nostra. E non vuole limitarsi a gridare o a co,piere rivendicazioni: vuole trovare il proprio posto nel mondo e ricostruire una rappresentanza e una soggettività politica all’altezza.
