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Turchia, l’Italia non arretra sui principi fondamentali

 

“Seguiamo con estrema attenzione l’evolversi della situazione in Turchia. Per l’Italia l’accordo sui migranti tra Bruxelles e Ankara è di estrema importanza, come lo sono molti altri filoni di cooperazione, ma non intendiamo arretrare sui principi fondamentali”. Il ministro degli esteri Paolo Gentiloni ha concluso così l’incontro con i vertici Fnsi, accompagnati dai rappresentanti di Articolo 21 e Pressing NoBavaglio, dedicato all’emergenza che sta travolgendo in quel paese le libertà civili. Non sono state parole di circostanza: i suoi toni sono stati cauti, ma il ministro ha anche ricordato che la Turchia è un sorvegliato speciale per l’Europa: è in corso infatti il negoziato per il suo ingresso nell’Unione e gli ultimi sviluppi rendono più difficile per il paese rispondere alle 74 condizioni poste da Bruxelles, molte legate proprio al rispetto dei diritti umani e civili.
L’incontro del capo della nostra diplomazia con il sindacato dei giornalisti e le associazioni che da mesi richiamano l’attenzione sulla deriva turca non era per nulla scontato: i giornalisti francesi lo hanno chiesto al presidente Hollande, che non ha neanche risposto, e in altri paesi addirittura sono scarse o inesistenti le sensibilità per l’attacco alla libertà di espressione e in particolare all’indipendenza dei media, tanto più se fuori dai propri confini.

I prossimi passi saranno, quindi, fondamentali: alla richiesta del presidente Fnsi Beppe Giulietti che l’Italia si faccia portavoce in Europa della questione della tutela dei diritti civili e delle libertà in Turchia, e tra queste della libertà di informazione, Gentiloni ha precisato che il tema sarà al tavolo dell’incontro con il suo omologo turco, all’inizio di settembre, e poi l’Italia lo porrà al consiglio dei ministri degli esteri europei. Due tappe che potrebbero essere accompagnate dalla iniziativa internazionale a sostegno della libertà d’informazione in Turchia, lanciata dal segretario generale Fnsi Raffaele Lorusso, che ha proposto un coinvolgimento dello stesso governo italiano. Un’iniziativa che ha già ricevuto il pieno sostegno delle federazioni europea e internazionale dei giornalisti.
Ma nel frattempo resta fondamentale tenere accesi i riflettori dei media internazionali su quanto accade nel paese, soprattutto ora che media di ogni tipo e singoli cronisti, blogger, attivisti sono nel mirino della repressione del governo, se non in carcere e comunque nell’impossibilità di raccontare quello che accade intorno a loro e che riguarda anche l’Europa e l’Italia: a cominciare proprio dalla gestione del flusso dei profughi in fuga dai territori del califfato, ma arrivando fino ai rapporti mai chiariti delle attuali autorità turche con le milizie di Daesh.

Tenere accesi i riflettori significa anche, ha ricordato Giulietti, rilanciare sulle nostre testate articoli, inchieste, editoriali opera di quei giornalisti messi a tacere. La stampa italiana per prima deve caricarsi ora di un ruolo di sostegno attivo, simile a quanto è stato lanciato in questa stessa giornata dai parlamentari di Sinistra italiana: una delegazione è stata nei giorni scorsi in Turchia; tra vari incontri, ha visto i deputati dell’HDP, il principale partito di opposizione, filocurdo. Tornati, hanno attivato una sponsorship per cui ogni parlamentare italiano di SI ha assunto la responsabilità di seguire e difendere un deputato o una deputata dell’HDP, a cui Erdogan ha tolto l’immunità parlamentare adducendo questioni di sicurezza nazionale. In tutto trentuno parlamentari italiani per altrettanti omologhi turchi.
Un’azione che ci auguriamo venga ripresa da altri gruppi parlamentari e che approdi anche all’Europarlamento, magari allargando la protezione anche ad altre categorie oggi sotto attacco con la scusa del tentato golpe. Arturo Scotto, presidente del gruppo parlamentare di SI, ha fatto cifre impressionanti: sono ormai 400mila i cittadini, magistrati, militari, dipendenti pubblici, insegnanti e accademici, giornalisti e attivisti, incarcerati, sospesi, convocati per interrogatori, messi sotto controllo. Mentre l’assenza di voci indipendenti ha permesso al regime di Ankara di conquistare un consenso diffuso negli strati marginali e disagiati e nelle campagne, forte dell’incontrastata propaganda islamista e nazionalista. E chi si oppone rischia anche l’aggressione fisica.
Da parte sua Articolo 21, insieme a Fnsi, Efj, Ifj, Pressing NoBavaglio e le organizzazioni che difendono i diritti umani, porterà alla Marcia Perugia-Assisi del prossimo 9 ottobre la questione ormai non più rinviabile dell’attacco alla libertà di stampa e di espressione che in Turchia, come in Egitto, ha preso forme estreme ma che sta diffondendosi in modo strisciante nella “civilissima” Europa, e attira simpatie persino oltreoceano nel programma del candidato repubblicano Donald Trump. Perché se restiamo indifferenti quando l’asticella dei diritti si abbassa in un solo paese, vicino o lontano che sia, nessun angolo si salverà dal conseguente effetto domino. La storia insegna.

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