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Con Amnesty per il flash-mob al Pantheon per Giulio Regeni

 

Una nuova mobilitazione per chiedere “Verità per Giulio Regeni”, un flash-mob promosso da Amnesty International a cui aderiscono anche Articolo 21, Fnsi e altre organizzazioni che da tempo sostengono la campagna di Amnesty di cui rilanciamo l’azione collettiva che è stata da subito fondamentale per la famiglia di Giulio che per voce di Paola, la mamma del giovane assassinato, continua a ribadire che il suo non è un caso isolato perché la sparizione forzata e le torture sono all’ordine del giorno in Egitto e purtroppo il ‘caso Regeni’ è solo uno tra tanti.
Il flash – mob si animerà domattina alle 10 in Piazza della Rotonda, al Pantheon, in occasione del lancio del Rapporto sulle sparizioni forzate in Egitto.
Vogliamo che il mondo apra gli occhi su quello che sta succedendo nel paese, è lo slogan della ong in prima linea nella difesa dei diritti umani degli egiziani.

Non solo sarà possibile assistere ma anche prendere parte attiva al flashmob, fanno sapere dall’organizzazione.
Mentre la società civile continua la mobilitazione per tenere alta l’attenzione sul caso dell’omicidio di Giulio Regeni, una delegazione dell’Egitto in Italia per l’assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo ribadisce che per il Cairo il nostro Paese ha “costruito la sua posizione su ipotesi sbagliate”.
A dichiararlo il presidente della commissione per gli Affari esteri della Camera dei rappresentanti egiziana, Mohamed al Orabi da ieri a Roma fino al 14 luglio per fare le veci del presidente del parlamento Ali Abdel Al che aveva rinunciato alla visita dopo la decisione del Senato di bloccare la fornitura di ricambi per i caccia F-16 proprio in relazione al caso Regeni.
Per al-Orabi l’Italia ha aggravato la crisi sulla base di elementi non veri e ha aggiunto che l’Egitto ha condiviso tutte le informazioni sulla vicenda con la parte italiana e che continuerà a mantenere la cooperazione con le autorità italiane al fine di individuare i veri responsabili dell’omicidio del nostro connazionale.

Intanto al Cairo è prevista una riunione congiunta delle commissioni parlamentari dei Diritti umani, degli Affari esteri, della Difesa e sicurezza nazionale sulle recenti frizioni con l’Italia.
L’incontro ha gettato le basi per un altro incontro di alto livello in cui tutte le autorità competenti saranno rappresentate, comprese quelle italiane nel tentativo di rilanciare il ruolo della diplomazia parlamentare per contenere la crisi tra i due paesi.
Il Cairo continua a ritenere, e a proporre, che il delitto Regeni sia stato ideato da chi “non vuole che gli egiziani e gli italiani continuino ad avere buoni rapporti”.
I media locali escludono che il governo o il parlamento egiziani possano perseguire la linea della “diplomazia dura” con l’Italia, visti i legami storici che legano il nostro Paese e l’Egitto.
Per facilitare la distensione tra le parti, ha anticipato Mohamed Anwar El Sadat, capo della commissione per i Diritti umani, una delegazione parlamentare appena pronti gli esiti di un’ulteriore indagine sull’omicidio Regeni partirà per Roma e consegnerà alle autorità italiane tutti gli elementi per chiudere l’inchiesta.
Il timore è che si tratti dell’ennesima polpetta avvelenata, una ricostruzione ad arte per non ammettere le vere responsabilità del crimine che Amnesty, come le altre organizzazioni per i diritti umani che si occupano da anni delle violazioni perpetrate in Egitto, ritengono vadano individuate in apparati di Stato.

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