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“Non vi farò questo regalo di odiarvi”. La lettera di Antoine Leiris

 

“Venerdì sera avete rubato la vita di un essere eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio ma non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio saperlo, siete delle anime morte. Se questo Dio per il quale vi uccidete ciecamente ci ha fatto a sua immagine, ogni proiettile nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Allora no, non vi farò questo regalo di odiarvi.”

Antoine Leiris ha scritto questa lettera dopo aver perso sua moglie “l’amore della sua vita” Hélène Muyal il 13 novembre scorso nella strage del Bataclan, un canto d’amore e nessun respiro d’odio verso chi ha lasciato suo figlio di 17 mesi senza madre.

Come nessun respiro d’odio macchia la grazia di Alberto Solesin e Luciana Milani, i genitori di Valeria Solesin, solo un inondante dolore, forse perché quel sentimento buio non apparteneva alla sconfinata bellezza dei lori amati, forse perché l’odio ti salta addosso con voce cupa ti corrode l’anima e non placa il tumulto delle ferite o forse infine, perché odiare è troppo semplice.

Lo si vede in ogni talk celebrativo in questi giorni, in molti caratteri di stampa tinge con foga le invocazioni di intolleranza, nei “pensieri spettinati” dei social media lievita senza limite alcuno, l’odio non sazia, si allarga sopra di noi senza confini, copre terre di cui molti dei suoi ciarlanti non conoscono tradizione, storia, cultura, ignorano il passato, confondono il presente e ne sporcano il futuro di una vergogna infinita.

In questo abisso di crudeltà accecante i boia senza Dio dell’Isis si nutrono, l’odio tra i mondi è il loro testamento fosco e nulla risulta più forte delle parole e dei gesti d’amore di chi in queste ore, in un corpo di madre, figlia, moglie, padre, figlio, fratello, nipote, amico, sulla terra l’amore lo ha perduto.

“Ma oggi chi accetterebbe di essere immenso senza essere visto?”
Le parole di Albert Camus raccontano il ragazzo che ha teso le mani per salvare la donna incinta appesa tra la vita e la morte da una finestra del Bataclan, e che le ha chiesto di restare puramente anonimo.

L’umanità fedele al bene che ci trascina in alto va illuminata e udita, cancellerà questa minaccia di morte infedele alla vita e con lei le parole degli improvvisati condottieri, avvoltoi del dolore, che con comizi d’odio invocano il rancore e divorano la speranza.

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