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#nohatespeech. Giornalisti e lettori contro i discorsi d’odio. Petizione su Change.org

 

Chi si è commosso per la foto di Aylan ha ora anche il dovere di aderire e partecipare alla Campagna #Nohatespeech promossa, con la passione civile di sempre, dalla associazione Carta di Roma, nella quale si ritrovano anche le grandi associazioni del giornalisti italiani dalla Federazione della stampa all’Ordine dei giornalisti.

Il testo della proposta lo troverete su Change.org, ma quello che più conta è lo spirito che la anima, la spinta ad aprire una discussione, critica e autocritica, dentro e fuori le redazioni. Non si tratta solo di saper scegliere le parole giuste e di essere “politicamente e mediaticamente corretti”, ma anche di cominciare a contrastare i seminatori di odio e di razzismo e che, spesso, troppo spesso, hanno trovato nei media una cassa di risonanza e di amplificazione, funzionale agli interessi degli industriali della paura.
Non si tratta di invocare leggi speciali o censure di stato, che come Articolo 21 non accetteremmo mai, ma di suscitare una reazione professionale e civile.

La Stampa, per fare un esempio, ha deciso di non dare più spazio ai commenti razzisti, a chi scrive per minacciare, insultare, oltraggiare colpendo le persone nella loro identitá etnica, religiosa, civile. Il direttore di Articolo 21, Stefano Corradino, ha da tempo scelto di ospitare i commenti e le analisi piú radicali, ma di ” bannare” chi ricorre alla bestemmia, alla diffamazione gratuita, all’insulto che cancella ogni riflessione. Altri hanno compiuto scelte analoghe.

L’appello della Carta di Roma, condiviso anche dalla Federazione internazionale dei giornalisti, ci invita a non dare piú spazio ai seminatori di odio, a non essere i loro complici, a contrastare il linguaggio dell’odio. Per altro si tratta di valori che stanno alla base dei trattati internazionali, delle carte dei diritti, della Costituzione, dei principi che ispirano tutte le carte deintologiche del giornalismo internazionale e nazionale.

Non si tratta di imbavagliare qualcuno, ma di impedire che, con le nostre distrazioni e le nostre connivenze, si possano imbavagliare milioni e milioni di individui, privati dei diritti piú elementari e tra questi quello di essere trattati e rispettato come esseri umani.
Per questo Articolo 21 ha aderito a questo appello e per questo chiede a tutte e a tutti di firmare, su Change.org, la petizione e di diffonderla e sostenerla in tutti i modi possibili.

Ci auguriamo che possa anche diventare uno strumento per riaprire la discussione dentro le redazioni, per reagire a chi si è servito e ancora si serve dei “muri mediatici” per costruire i muri della esclusione sociale e del razzismo.

Firma la petizione su Change.org

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