Il sindaco Coppola non fa marcia indietro, ma Motisi si dimette

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In 24 ore da una situazione di apparente irrevocabilità della decisione presa, a Castellammare del Golfo sono arrivate a sorpresa le dimissioni da assessore del dott. Giuseppe Gaspare Motisi (nella foto), nominato pochi giorni addietro assessore dal sindaco Nicolò Coppola. Una storia che anche noi abbiamo raccontato. Motisi è nipote del boss mafioso e condannato all’ergastolo per le stragi del ’93, condannato per la ricettazione dell’auto usata per la strage mafiosa di Pizzolungo del 1985. Avevamo messo in evidenza l’esistenza di ragioni di opportunità e di etica che semmai avrebbero dovuto indurre il sindaco a non fare questa scelta, in una città che oltre che essere il luogo di origine del Presidente Matterella è stata , ed è, crocevia dei peggiori affari di Cosa nostra.

Alle nostre osservazioni appena nella giornata del 12 agosto Coppola e lo stesso Motisi avevano voluto replicare. “Le assicuro – scriveva il sindaco – che la mia scelta di essere coadiuvato da Giuseppe Motisi è dettata dalla conoscenza della persona che si distingue per il suo rigore morale e per la sua lontananza da qualsiasi ambiente sospetto. Essere parente di un mafioso è una disgrazia che può capitare in un nucleo familiare, soprattutto in una cittadina come la mia dove le parentele sono spesso molto ramificate. A Castellammare (e ovunque) essere lontani dalla mafia significa dimostrarlo con i fatti: né con le parole né con la vicinanza o lontananza da parenti. Ed io so che Giuseppe Motisi, seppur non avendo mai avuto occasione di farlo pubblicamente a parole, ha sempre preso le distanze, con i fatti, da ambienti ed ambiti malavitosi che non gli appartengono. Giuseppe Motisi, o altri come lui, non possono pagare le colpe altrui. Le persone oneste, anche se hanno parentele “ingombranti”, devono avere la possibilità di lavorare per la collettività ed anche la possibilità di dimostrare la loro distanza da chi non è perbene. Per questo ritengo che per riscattare il nostro paese occorra guardare alle azioni di chi lavora per il presente ed il futuro, senza guardare al passato dal quale tutti noi siamo chiamati a prendere pubblicamente le distanze. Se entriamo nel meccanismo opposto, rischiamo di fare invece il gioco di quella mafia che mira a screditare quello che ritiene l’avversario, in quanto persona onesta. Se cadiamo in questo tranello, i tanti ragazzi e le tante persone che hanno pagato un prezzo carissimo per la presa di distanza da familiari mafiosi o che al momento si spendono con tutte le forze per costruire un futuro migliore per i propri figli non ci avranno insegnato nulla”. Aveva voluto anche parlare l’assessore Motisi: “L’impegno profuso nella mia attività rende già evidente agli occhi di tutti come io operi per il bene comune e nell’ambito della legalità. I parenti non si possono scegliere, ma la condotta di vita sì. Coloro i quali vorrebbero fare dell’antimafia un’etichetta di cui fregiarsi anziché un modus vivendi, dovrebbero considerare che “fare memoria per costruire un nuovo impegno” non significa discriminare chi, suo malgrado, è cresciuto a contatto con queste realtà”. 

Nonostante Coppola lamentava che pubbliche indignazioni non ce ne erano state, la realtà raccontava altro, qualche voce indignata l’abbiamo ascoltata, quella dei ragazzi di Libera per esempio, quella di Margherita Asta, familiare di chi fu straziato dal tritolo di Pizzolungo. Non grida questo coro: sussurra. Non protesta: appare composto in una dignità cristallina che è già di per sé una grande lezione civica. Si limita a proporci la visione di tante pagine di storia strappate, come le vite dei loro cari, disperse per disattenzione o riscritte – e questa è la considerazione più grave e amara – dagli stessi carnefici, dai complici diretti o indiretti della mafia e delle altre organizzazioni criminali. Pensiamo che i parenti dei mafiosi mai intaccati e mai fattisi intaccare dalle mani così sporche di sangue, come quelle di Calabrò, hanno certamente tante occasioni per dimostrare il loro impegno di legalità, ci sono tanti posti e tante occasioni, insomma non c’è solo la poltrona assessoriale.

E così in un sussulto di dignità, scoprendo le ragioni dell’opportunità, nella mattinata del 13 agosto quando sembrava che nulla era destinato a cambiare sono arrivate le dimissioni dell’assessore Motisi, “per evitare disagi all’attività amministrativa”. Coppola ha commentato: “ha dato così grande dimostrazione di sensibilità morale e politica”. Sensibilità che poteva essere mostrata prima, ma siamo contenti che sia stata alla fine riscoperta. Solo una ultima cosa. Tutto questo è scivolato via senza una sola parola della politica castellamarese. Quasi che si trattasse di questioni personali. C’è stato chi ci ha contestato. Noi pensiamo che il silenzio sul caso ci avrebbe reso come degli impauriti succubi, parlare, scrivere, dicendo come la pensiamo ancora una volta ci ha resi liberi.


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