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The Street Store. Come scegliersi un vestito senza soldi né dimora

 

Diciassette mesi fa, a Somerset Road – zona commerciale e residenziale di Città del Capo, Sudafrica, rinomata per la cultura alternativa e i ristoranti alla moda – tiravano le tende, o meglio esponevano abiti su grucce, un gruppo di volontari con un’idea follemente splendida: fare in modo che i senza tetto della zona avessero la possibilità non solo di ricevere indumenti, ma di sceglierli. Abbigliamento diviso per sesso, taglia, età: puliti, sistemati e in esposizione come in qualsiasi negozio. Con possibilità di scegliere, misurare e portare via solo il necessario perché il punto vendita è riallestito periodicamente. Insomma, restituire all’individuo la centralità che merita in quanto persona invece che come consumatore. In pochi giorni oltre 1.000 persone hanno visitato l’open-source. Erano e sono clienti particolari ossia i più poveri tra i poveri e hanno provato la sensazione di mettere insieme l’abito desiderato. Un vestito, che per molti, è stato il primo che fossero mai stati in grado di scegliere autonomamente. In Sudafrica la sperequazione è tanta e conseguenzialmente la povertà è visibile, ma ciò che rende diverso Street Store/La strada negozio, da altri progetti caritatevoli è il protagonismo della clientela coinvolta. La pop-art del merchandiser, insomma. Con l’idea di andare oltre l’assistenzialismo.

Nata da una collaborazione tra l’associazione locale The Haven on Napier e l’Istituto Salesiano, il 14 gennaio ha spento le sue prime candeline, ma come recita lo slogan del progetto: noi l’abbiamo creata, ora tocca a te. Non riagganciare, spargi la voce e dai una mano. E il brand ha avuto successo, ora si passa al franchising. 65 città in 21 Paesi diversi, 150 punti vendita e il 14 giugno comincia l’avventura del ventiduesimo, nel centro storico di Quito in Ecuador. Un progetto che è attecchito non solo nei cosiddetti Paesi del terzo e quarto mondo, quali Senegal, Sudan, Ghana, India, Honduras, Messico, etc., ma anche Norvegia, Giappone, Stati Uniti. In Europa l’iniziativa è presente a Bruxelles, Oslo, Atene, Gravesend e Manchester, ma speriamo ridi-nidifichi presto. Oltre all’abbigliamento, naturalmente anche coperte, sacchi a pelo e servizi di prima necessità.

In tempi di cinismo emozionale, causati da appropriazione indebita e truffe legate anche a questo business (difficile da controllare e terreno fertile per la camorra), un progetto dal riscontro immediato è una vittoria apriori.

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