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Giovanni Berlinguer, un insegnamento di grande attualità, che continuerà a vivere

 

La scomparsa di Giovanni Berlinguer ci dà una brutta scossa. Da una parte, infatti,  rimpiangiamo una personalità della politica, della cultura e della scienza di grande bravura e di straordinaria apertura; dall’altra, però, vediamo scomparire una delle ultime figure in grado di rappresentare con coerenza e nobiltà la lunga e difficile storia della sinistra. In particolare, come è noto, della miglior tradizione dei comunisti italiani, cui ha dato il volto della sapienza gentile e dell’argomentazione rigorosa. Personalità schiva, ironica secondo il sagace rito sassarese, umanissima. Di un’educazione profonda al punto di costituire uno stile inconfondibile, identitario.  L’impersonificazione della moralità e della politica quando si fa bella. Attivissimo fino a quando il fisico e la mente l’hanno consentito, brillante giovane-anziano. Non rottamabile, perché assai più vivo e duttile di tanti adolescenti precocemente ingialliti. Per questo rimarrà un esempio. E un appiglio per continuare nell’impegno.

Medico e professore universitario, deputato, senatore, parlamentare europeo, presidente del Comitato nazionale di bioetica, ambientalista e ottimo divulgatore Giovanni Berlinguer ha vissuto da protagonista molti dei passaggi della vicenda italiana. Dirigente del Pci sempre attento alla società, pacato nei modi ma deciso e giustamente esigente sui e nei valori essenziali. Non si piegò al moderatismo della parabola seguita alla svolta del 1989, fino ad essere candidato alternativo alla segreteria dei Democratici di sinistra -in nome del “correntone”- al congresso di Pesaro del 2001. Vinse Fassino, del resto appoggiato da apparato e gran parte del gruppo dirigente. Ma la mozione Berlinguer ottenne un lusinghiero 34,1% dei consensi, costituendo un riferimento importante per coloro che non si riconoscevano nel main stream prevalente. Quest’ultimo ha portato ad una crescente subalternità culturale e alla pratica di una linea foriera di sconfitte. Quella propugnata da Giovanni Berlinguer era nient’affatto una linea chiusa e ideologica, bensì il tentativo di dare gambe e solidità all’esperienza dell’Ulivo, al rapporto fattivo con i movimenti, alla curiosità verso le tendenze culturali più coraggiose. A privilegiare laicità e rispetto per la Costituzione. Insomma, un insegnamento di grande attualità, che continuerà a vivere.

Sanità, ambiente, etica e“biopolitica” (dal testamento biologico ai temi del fine-vita) hanno attraversato l’esperienza di Giovanni Berlinguer, fiero del fratello Enrico e, nel contempo, assai parco nell’evocarne la memoria. Legatissimo alla compagna di una vita, Giuliana –scomparsa da poco- e ai carissimi figli e nipoti. In lui era evidente la cura per gli affetti familiari e per l’amicizia. Di cui ha onorato molti di noi, che abbiamo avuto il privilegio di frequentarlo. “Una forza tranquilla”, per riprendere l’efficacissimo slogan di Séguéla che fece la fortuna di Mitterrand. Un sorriso che cambia il mondo.

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