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Turchia, quando dissentire è un crimine. Chiediamo la libertà dei giornalisti!

 

La sera del 23 dicembre, sotto l’Ambasciata di Turchia a Roma, chi sta dalla parte della libertà d’informazione riconoscendola come un diritto umano fondamentale chiederà, raccogliendo l’invito e l’appello di Articolo 21, la scarcerazione dei giornalisti arrestati il 14 dicembre. Secondo l’ufficio della procura di Istanbul, gli arrestati sono accusati di aver istituito, diretto o fatto parte di un’organizzazione armata e di avere, nell’ambito di tale organizzazione, prodotto e diffuso informazioni false.

Il fatto che gli arrestati appartengano a una parte dei mezzi d’informazione che ha avuto un ruolo determinante nel rendere pubbliche le denunce sulla corruzione all’interno del governo, mette in forte discussione le ragioni del loro arresto. Del resto, le autorità turche sono note per il frequente ricorso alle ampie formulazioni delle norme antiterrorismo al fine di prendere di mira oppositori politici. L’abuso di queste leggi ha contribuito in modo decisivo alla criminalizzazione del dissenso e alla violazione del diritto alla libertà d’espressione in Turchia.

Vi sono buoni motivi per credere che anche questa volta sia andata così.

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