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e rappresaglie senza fine in Pakistan

Lo “stesso dolore”: attacchi
e rappresaglie senza fine in Pakistan

 

“Volevamo che i militari che ci perseguitano provassero il nostro stesso dolore”. Con questa frase, un portavoce dei talebani pakistani ha rivendicato la strage di bambini avvenuta ieri in una scuola di Peshawar. Per far provare quello “stesso dolore”, sono stati brutalmente assassinati oltre 100 studenti di una scuola pubblica frequentata da molti figli di militari.

L’espressione “stesso dolore” si riferisce alle periodiche operazioni militari dell’esercito pachistano in una regione, quella del Nord Waziristan, dove la giustizia non esiste e la cui popolazione civile è indifesa nei confronti tanto dei soldati quanto dei gruppi armati e quando alza gli occhi al cielo per invocare protezione trova invece spesso un drone Usa: Amnesty International ha denunciato almeno 45 attacchi tra gennaio 2012 e agosto 2013.
Quello che il portavoce dei talebani ha vigliaccamente omesso di dire è che, di quello “stesso dolore”, i militanti dei gruppi armati sono sì vittime (dell’operato senza regole delle forze armate, che negli ultimi 10 anni hanno compiuto migliaia e migliaia di arresti, seguiti spesso da torture e sparizioni forzate) ma anche responsabili, avendo ucciso anche quest’anno decine di abitanti dei villaggi del Nord Waziristan accusati di fornire informazioni per gli attacchi dei droni statunitensi.

Ad esempio, gli abitanti del villaggio di Mir Ali hanno riferito ad Amnesty International che ai bordi delle strade vengono regolarmente ritrovati corpi con su scritto che chiunque sia sospettato di fare la spia per gli Usa subirà la stessa sorte. Hanno aggiunto che, per timore di ritorsioni, non possono denunciare alle autorità locali le azioni dei gruppi armati. Alcune persone che avevano avuto il coraggio di parlare hanno iniziato a subire minacce.

Il rischio, all’indomani della strage di Peshawar, è che lo “stesso dolore” sia fatto provare nuovamente alle famiglie dei militanti dei gruppi armati del Nord Waziristan, magari con qualche decina di civili estranei ai combattimenti come “danno collaterale”.  E che il circolo vizioso non si fermi più.

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