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E’ tempo di spiantare le “betulle”

 

Sono fra coloro che difesero l’esistenza dell’Ordine quando i radicali ne proposero  l’abolizione. Ho partecipato a diverse commissioni di esami. Confesso le mie “ colpe”. Ma ho una attenuante: ho sempre pensato che questo Ordine doveva essere profondamente riformato. Era nato per tutelare il diritto dei giornalisti ad informare, ad esercitare  questa professione senza che l’editore gli facesse l’esame del sangue. Se era di sinistra scrivesse sui giornali di sinistra. Non c’era allora un sindacato degno di questo nome. Ricordo che ad alcune riunioni della associazione stampa romana c’era chi si presentava con la camicia nera e chi andava oltre iniziando l’intervento con “ ai tempi della buonanima”. Il sindacato era una sorta di club, un “ c ircolo della stampa” per buoni borghesi. Pur con tutte le difficoltà , presenti ancora oggi, la Federazione della stampa, ha svolto, così, come in quasi tutti i paesi,un ruolo  non solo sindacale in senso stretto come  ma una sorta di Articolo 18 generalizzato ha garantito o dovrebbe garantire l’autonomia dell’informazione,aggiungendo a quel diritto del giornalista ad informare, quello dei cittadini ad essere informato.  Non c’è più bisogno della tutela dell’Ordine, che  promuove , boccia , decide se sei professionista o un pubblicista. E“lui” che ti fa diventare giornalista in modo ufficiale. Anche  in modo ufficioso lo sei perché svolgi lo stesso lavoro  del collega che ti sta a fianco. L’uno c on il contratto pieno l’altro abbandonato alla sorte di co.co.c o, a progetto, partita Iva. Perché questa lunga premessa? Per assurdo verrebbe voglia di dire ben venga il “ caso Farina” La vicenda è nota. Renato Farina venne radiato dall’Ordine  per essere stato insieme giornalista e collaboratore dei servizi segreti, due ruoli incompatibili  secondo  le leggi  istitutive dei Servizi e dell’Ordine. Non ci sono molte parole da spendere. Bene ha fatto Carlo Bonini e altri che lo hanno seguito a dimettersi dal Consiglio nazionale dell’Ordine dopo che  il Consiglio  dell’Ordine della Lombardia lo ha riammesso all’Albo. Del resto firmandosi come “ Dreyfus”aveva continuato a scrivere. Ben venga, perché consente di riaprire, pubblicamente, il problema di questa professione, a partire dal ruolo dell’Ordine che ormai non ha più ragione di essere. Davvero incredibile la riammissione di un radiato. Non sta né in cielo né in terra. La radiazione non è un optional.. Del ruolo dell’Ordine se ne potrebbero raccontare tante. Personalmente mi sono trovato ad affrontare una vicenda allucinante, avendo apposto la mia firma in qualità di direttore responsabile di perodico a convalida degli articoli necessari per diventare pubblicisti. Non ho mai capito perché l’Ordine regionale aveva respinto la domanda. C’è voluto il ricorso. Sono stato chiamato a testimoniare di fronte alla Commissione nazionale. Per vedersi riconosciuto  il sacrosanto diritto ad  acquisire  l’agognato titolo  c’è voluto  un anno, o forse più. Tanto ha impiegato l’Ordine Perché? Mistero. Per le sue beghe interne? Un caso. Sia pure  ma se lo mettiamo insieme alla vicenda di Farina,alias “Betulla”  il mistero si infittisce. Davvero serve la riforma per evitare anche piccoli “incidenti” di percorso, un ricorso che sta fermo per un anno e  “gravi” incidenti, quello relativo alla riammissione del nostro “albero”.Gravi perché siamo generosi. Ben altro dovremo dire.

Questo Ordine così com’è come non ha ragione di esistere, deve essere abolito. Seguendo due principi: il primo il diritto dei cittadini ad esprimersi sui media senza bisogno di titoli professionali e non solo attraverso le lettere. Ma con articoli che possono trovare ospitalità, è nei poteri del direttore, senza bisogno della targhetta di “ giornalista”. Il secondo: giornalista è chi fa questo mestiere, chi ci vive, chi ha un contratto  regolare, senza distinzione fra professionisti, pubblicisti. Il sindacato è lo strumento che deve difendere , insieme,diritto dei giornalisti e diritto dei cittadini, ad informare  gli uni, ad essere informati gli altri. Il problema riguarda la formazione, l’università , le scuole non fasulle, che ti danno i  fondamenti culturali per esercitare questa professione.Deciderai tu se vuoi lavorare a tempo pieno oppure no.  L’Ordine una cosa può ancora fare. E’ tempo di spiantare le  “ betulle”. Ce ne sono state troppe. E forse qualcuna c’è  ancora.

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