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Caso Farina, un giornalista condannato definitivamente non può più far parte dell’Ordine

 

Ci credete se dico che mi sono rotto le scatole di sentir parlare dello spione Betulla in arte Farina Renato? Un Ordine professionale che non ha al proprio interno gli anticorpi per eliminare chi fa di tutto per rendere sempre più infangata l’immagine del giornalista, che ricordo dovrebbe essere il cane da guardia della democrazia non come Farina Renato che si è comportato da cane da guardia del padrone (non inteso alla Montanelli: per lui il padrone era solo il lettore), non dovrebbe più esistere. E’ scandaloso quello che ha fatto il consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia che all’unanimità l’ha riammesso nella squadra a seguito della sentenza della Cassazione che ha annullato il provvedimento di radiazione perché, quando fu deciso nel 2007 dall’Ordine nazionale, su richiesta del Procuratore capo della Repubblica, Betulla si era precedentemente autosospeso. Cosa c’è dietro tutto ciò? Una cosa è certa: non si tratta d’ingenuità. Nel momento in cui l’ex spione del Sismi ha presentato domanda di nuova iscrizione all’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha ammesso tutte le sue responsabilità. Vorrei ricordare, il più delle volte è dimenticato, che Betulla spiava, non per scelta ideologica, ma in cambio di un compenso.

Farina  Renato assomiglia più a Henry Faber nella Cruna dell’ago che a John Reed che si infiltrò tra i bolscevichi per raccontare la rivoluzione d’ottobre. Solidarietà, e non solo, ai consiglieri nazionali Carlo Bonini, Pietro Suber e Anna Bandettini che, a seguito del fatto, si sono dimessi dall’Ordine. Ci rendiamo conto di chi stiamo parlando? Farina Renato è un pluripregiudicato più volte condannato: per favoreggiamento nel caso Adu Omar, l’ex imam di Milano; per farso in atto pubblico a 2 anni e 8 mesi; per 4 articoli diffamatori nei confronti del magistrato Boccassini condannato al risarcimento di 130 mila euro; responsabile del caso Sallusti per un articolo firmato sotto pseudonimo Dreyfus che lui stesso ha ammesso di avere scritto direttamente dai banchi del parlamento. Chi lo ha ammesso nell’Ordine deve andare a casa, non può più rappresentare la categoria. Credo che il caso Betulla debba servire per cambiare alcune regole, ad esempio: un giornalista che è condannato definitivamente, non solo per fatti gravi come quelli di Farina Renato, per diffamazione, nel caso in cui sia provata la malafede, non può più far parte dell’Ordine dei giornalisti.

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