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Il fondo per l’editoria non ferma la crisi: anche Linkiesta ko

 

Continua il crollo delle vendite e del fatturato per l’editoria di carta ma anche quella on line va in crisi. Il caso Linkiesta. Le novità del decreto del governo.

di Claudio Visani*

La crisi dell’editoria sembra non arrestarsi più. Secondo il rapporto presentato nei giorni scorsi alla Camera dall’Agcom, il fatturato dei quotidiani nel 2013 ha registrato un calo del 7% rispetto al 2012. Ancora peggio quello dei periodici, che hanno perso il 17%. E nel 2014 la spirale continua, come dimostrano i dati tutti negativi sulle vendite (i quotidiani hanno perso in pochi anni oltre un milione di copie e sono scesi abbondantemente sotto i 4 milioni complessivi, contro i 6 milioni dell’inizio del secolo scorso), sulla pubblicità e le crisi di numerose testate.

La concorrenza della Rete
Non solo di quelle storiche, come l’Unità, ma anche delle ultime arrivate, come Europa, e perfino dei new media, come il giornale on line Linkiesta. In questo contesto, è una magra consolazione apprendere che – in generale – le vendite e la lettura dei giornali on line sono in controtendenza rispetto alla carta: con la diffusione planetaria di Internet ci mancherebbe che non accadesse. Resta il fatto che finora i nostri scarsissimi editori e un mercato pubblicitario monopolizzato dalla politica e dalla televisione non hanno ancora trovato la strada per rendere competitiva nemmeno l’informazione sulla Rete

Le novità nel decreto sui fondi per l’editoria
A rassicurare l’industria dell’informazione ci ha provato il sottosegretario all’Editoria, Luca Lotti, ricordando che il Governo ha istituito con decreto un Fondo straordinario per l’editoria da 120 milioni di euro per il triennio 2014-2016, che, ha assicurato Lotti, “servirà in primo luogo a creare nuova occupazione”. “Perché la crisi del settore – ha spiegato – si combatte anche favorendo l’ingresso di nuova forza lavoro, magari proprio di quei giornalisti che fino ad oggi non hanno avuto l’opportunità di una stabilizzazione”.

Con gli editori che ci ritroviamo, ci sono forti dubbi sul fatto che il decreto produca l’effetto auspicato dal Governo. Le norme comunque sono state fissate. E prevedono, tra l’altro:
che per ogni tre prepensionamenti scatti una assunzione a tempo indeterminato; che al giornalista prepensionato sia vietato di collaborare con la testata che l’ha licenziato; sgravi fiscali fino al 100% per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e del 50% per quelle a tempo determinato; incentivi per la trasformazione dei contratti da tempo determinato a indeterminato (in misura minima obbligatoria del 20%); rinnovo degli ammortizzatori sociali ma solo se cofinanziato dagli editori.
Staremo a vedere come verranno applicate e come saranno utilizzati i soldi pubblici.

La crisi travolge anche i giornali on line.
Intanto le crisi dei giornali continuano. Di quelle che hanno investito i due quotidiani di area PD, l’Unità ed Europa, scriviamo a parte. Qui ci occupiamo invece di una novità, purtroppo anche questa negativa: la crisi che comincia a investire pesantemente anche l’editoria on line, che pure è molto meno onerosa di quella cartacea perché ha redazioni piccole e non ha i costi di stampa e distribuzione.

Il caso Linkiesta.
La situazione più difficile riguarda uno dei migliori esperimenti di informazione digitale degli ultimi anni: il giornale Linkiesta. Nato nel 2008 come aggregatore all-news e con la forma della società editoriale ad azionariato diffuso (nessuno può possedere più del 5% di quote), nel corso degli anni Linkiesta si è affermato come sito di approfondimento e inchieste su politica ed economia.
Negli ultimi tempi, complice il mancato decollo degli introiti pubblicitari e la gratuità dei contenuti offerti on line, per Linkiesta (come per molti altri giornali del settore) è iniziato un periodo di pericolosa precarietà. In un anno sono saltati due direttori (prima il cofondatore Jacopo Tondelli, poi l’ex giornalista de La Stampa, Marco Alfieri) e ora il giornale è alla disperata ricerca di qualche finanziatore per scongiurare una chiusura che potrebbe arrivare da qui a qualche settimana.

Lo sciopero dei giornalisti.
Il 18 luglio scorso i giornalisti hanno scioperato di fronte al rifiuto dell’azienda di corrispondere almeno il 50% dello stipendio di giugno, ai compensi dei collaboratori bloccati da mesi e alla perdurante situazione di incertezza sulle sorti del giornale. Mercoledì 23 luglio si dovrebbe sapere se gli azionisti de Linkiesta Spa sottoscriveranno o meno l’aumento di capitale sociale di 1 milione e 100mila euro necessario ad andare avanti, o se decideranno invece di mandare in liquidazione la società.

* Voltapagina.it

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