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Lampedusa, sono tornati i morti

 

Non è bastato il naufragio del 3 ottobre con i suoi 339 morti distesi uno a fianco all’altro sulla banchina del porto di Lampedusa. Non è servita l’operazione Mare nostrum per impedire che i viaggi verso l’Europa si tramutassero in tragedie. Non ha cambiato il sistema neanche lo scandalo delle disinfestazioni del centro di accoglienza di Lampedusa con le pompe nudi nel cortile.
In questi sei mesi e viaggi sono proseguiti, gli sbarchi sono stati sostituiti dai salvataggi in mare un po’ più  a largo, i centri come quello di Mineo hanno continuato ad essere dei luoghi indecenti, privi di servizi, di assistenza, insomma dei depositi di vite di scarto lasciate lì in attesa di qualche cosa.
E ora sono tornati i morti. Abbastanza perché se ne parli, perché i media riaccendano i loro riflettori, le loro telecamere e i loro microfoni e ricomincino a raccontare. Ci sono le quaranta le vittime del naufragio di un barcone al largo delle coste libiche. E ora il nuovo naufragio a cento miglia da Lampedusa. Forse un’altra strage. Sarebbero diverse centinaia i dispersi in mare che i mezzi della Marina Militare e delle Capitanerie di Porto dell’operazione Mare Nostrum stanno cercando insieme ad alcuni mercantili per aiutare le operazioni di soccorso.
Duecento i sopravvissuti per ora, assistiti a bordo delle navi. Nel frattempo a Porto Empedocle erano sbarcati sessantuno minori somali, mentre a Trapani  erano arrivati in quattrocento.
Il ministro Orlando ora richiama l’Europa e la comunità internazionale, accusate di deficit di cooperazione. Il commissario europeo Malstrom si dice scioccata dalle nuove tragedie e chiede agli stati membri di discutere nel prossimo consiglio dei ministri il tema delle “sfide del Mediterraneo”.
Ancora una volta ci vogliono i morti, tanti morti perché una questione centrale come quella delle migrazioni torni al centro dell’attenzione. Finora con scarsi risultati. Vediamo se questi ultimi morti, uniti a tutti i precedenti saranno sufficienti o se ne serviranno ancora per smuovere l’Europa.

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