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Perché celebrare la Rai è importante per il futuro

 

Se “il futuro è un territorio del passato”, come scriveva Walter Ong nel 1982, certamente la RAI ha un grande futuro. Una mostra sui 90 anni della radio e i 60 della televisione non è per la RAI un evento soltanto celebrativo, ma è un modo di valorizzare l’ importanza strategica della storia di una grande azienda che sta costruendo un futuro forte e di successo nel solco della sua missione di sempre: il servizio pubblico. Ripercorrere il cammino dal lontanissimo 1924 – quando cominciarono le trasmissioni radiofoniche  – passando per il meno lontano 1954 – quando partì la televisione – dimostra, con la concretezza dei suoni, delle voci e delle immagini, che la RAI ha dato agli italiani prodotti che nessun concorrente antico o moderno ha potuto dare. E fa comprendere il grande valore d’impresa di un’azienda troppo spesso non considerata tale.

Gli autori delle sezioni antologiche di programmi radio e TV che sono il cuore della mostra hanno trovato nelle teche aziendali flash talmente noti da essere ormai un pezzo di storia del paese ed anche programmi che forse sembrarono minori al tempo della messa in onda, ma che oggi raccontano alle generazioni più giovani il tessuto sociale, culturale e politico dell’Italia nel corso dei decenni.
Un manuale di storia contemporanea, scritto da protagonisti fondamentali della RAI: Piero Angela, Piero Badaloni, Andrea Camilleri, Bruno Pizzul, Arnaldo Plateroti, Emilio Ravel, Barbara Scaramucci, Bruno Vespa, Sergio Zavoli e per la radio Marcello Sorgi.

Il prodotto della RAI è in mostra accanto ai documenti, anch’essi recuperati grazie alle nostre teche, che spiegano una storia industriale unica, dai comunicati propagandistici degli anni dell’EIAR, la radio di regime,  ai codici di comportamento della televisione pionieristica degli anni cinquanta. E non potevano mancare le testimonianze del molto “altro” che la RAI produce oltre a ciò che va in onda, a partire dai tanti premi vinti dal nostro cinema.
La RAI di oggi è una azienda vincente che ha consolidato il suo primato negli ascolti offrendo tredici canali televisivi, quattro radiofonici, ed una forte presenza sul web e su tutte le nuove piattaforme digitali di distribuzione.

Deve migliorare la sua performance economica e completare il passaggio alla tecnologica digitale, ma  è un’azienda all’altezza della sua storia. Per mantenersi a questo livello non potrà distrarsi dall’assicurare sempre e comunque, su tutti i palinsesti, una informazione plurale di qualità che illumini anche la marginalità e le minoranze,  un intrattenimento intelligente e divertente, programmi culturali e divulgativi per ogni segmento di pubblico, l’uso creativo dell’archivio, una nuova alfabetizzazione informatica che contribuisca a far tornare a crescere il paese.

Forte della sua storia e del ruolo avuto nello sviluppo della società italiana, la RAI è un’azienda che non vuole fermarsi ma potenziarsi proprio nella logica di servizio pubblico, aprendosi a nuove imprese, a nuove avventure che dovranno articolarsi al meglio su tutto il territorio per comprendere prima le ragioni degli ultimi e dopo le ragioni dei potenti, e che sempre di più, per gli anni a venire, dovranno costituire il tessuto connettivo della società italiana e la sua memoria collettiva.
In questo senso va visto il percorso della mostra al Vittoriano (poi alla Triennale di Milano e in autunno a Torino e a Napoli), che non casualmente si apre con i documenti originali, mai usciti prima dall’azienda, che partono dalla storica fondazione dell’Unione Radiofonica Italiana nell’agosto del 1924, e arriva a conclusione con i favolosi schermi in 3D e in 4K forniti dal Centro Ricerche di Torino dove lo spettatore si trova immerso in un’altra dimensione e non deve usare i classici occhialini. Quello è il futuro di un grande servizio pubblico, che ha la grande opportunità di essere all’altezza del suo passato.

L’augurio di chi vuole che la Rai rimanga un punto di eccellenza del paese è tutto qui.

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