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La camorra e l’acqua

 

Anche per chi scrive diventa alla fine  terribile parlare sempre o quasi, osservando le vicende politiche del nostro paese,  dell’azione che possiamo definire sempre più forte e penetrante delle grandi associazioni mafiose(‘ndrangheta, mafia,camorra)contro i beni comuni di cui ancora gode la comunità umana di cui facciamo parte.   Ma, dobbiamo ripeterlo,  l’attenzione dei più forti mass media su quest’azione è quasi sempre insufficiente o almeno discontinua,segnata da qualche intervento e poi da lunghi silenzi. A differenza di quello che pensano molti tra quelli che contano sul piano politico ed economico, la lotta alle mafie non conseguirà, a mio avviso,  risultati efficaci se non assumerà un carattere prioritario all’interno dell’indirizzo di qualsiasi governo a carattere locale o nazionale.

Questa è la conclusione  a cui era arrivato già Giovanni Falcone prima di essere raggiunto e assassinato a Capaci, cui è dovuto arrivare anche Paolo Borsellino qualche mese dopo e a cui non sfugge chiunque abbia avuto modo di sperimentare in modo diretto o indiretto  l’azione dei mafiosi,qui o nel resto del mondo. Di queste cose chi scrive, convinto sulla base del suo ultimo incontro nel 1991 a Roma con Giovanni Falcone quando discutemmo insieme della prima edizione del mio saggio su La mafia come metodo  pubblicato da un noto  editore italiano che molti anni dopo, nel 2010, non volle pubblicare un mio libro su Berlusconi e il berlusconismo intimidito,intimidito a quanto pare,dalla potenza del cavaliere in quel particolare momento,costringendomi dopo quella data a cambiare editore, è profondamente convinto  perché sui danni enormi procurati dai capi casalesi della camorra,e in particolare da Carmine Schiavone che è stato il primo a confessare nel 1997 almeno una parte di  quel che era successo, si tende oggi a cancellare completamente  ogni  ricordo  mentre i problemi sono ancora attuali e le condizioni della falda acquifera determinati dall’interramento dei rifiuti tossici rischiano ancora di peggiorare la situazione del presente e soprattutto di un futuro molto vicino.

Non c’è dubbio, infatti, che la rete idrica campana sia completamente inquinata. E proprio negli ultimi giorni,  i telegiornali  (come pochissimi quotidiani)  hanno rilevato, in tutta la regione,incluse le province di Salerno e di Avellino che hanno sempre commercializzato con successo i loro progetti con notevole successo a differenza di quello che è stato per i prodotti provenienti dal Casertano, di cui era più noto  da tempo il  tremendo e pesante inquinamento.    Che l’acqua sia perduta al 32 per cento, e che la situazione complessiva presenti una situazione  così  terribile,   viola peraltro  la legge in norme fondamentali.

Basta pensare al fatto  che i gestori degli acquedotti sono 48 e 248 per la depurazione, mentre la legge Galli ( che non è stata fino ad oggi   mai applicata)  richiede  che i gestori non siano più di 4.  In più c’è da aggiungere che, in particolare, nella zona di Giugliano, la falda è  morta e del tutto inaffidabile. Ma quel che colpisce è il fatto che siano trascorsi  anni dalla comunicazione, da parte della magistratura, e di conseguenza   da pochissimi  mass-media, sul sotterramento dei rifiuti tossici in Campania.Gli interessi delle proprietà della carta stampata   che sono a volte legati da affari o, comunque, da interessi di categoria o che addirittura in senso lato,  coincidono con quelli colpiti, sono alla base con ogni probabilità in questo atteggiamento dei pochi  quotidiani rimasti al nostro povero paese.

Parole amare per chi, come me, ha insegnato più di un quarantennio,  nelle università italiane ma che deve fare i conti con il terribile inquinamento prodotto nel nostro paese dalle associazioni mafiose italiane  e che, con un certo ottimismo congenito, ancora spera che, con strumenti adeguata non ancora usati dai governi negli ultimi trent’anni , ancora sia possibile uscire da questa drammatica condizione e arrivare a una soluzione dei problemi che derivano dall’azione dei mafiosi che riguarda in primo luogo un bene fondamentale come  la salute dei cittadini.

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