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Egitto: Al-Jazeera chiede l’immediato rilascio dei giornalisti

 

Secondo il Committee to protect journalists (CPJ), l’Egitto è, insieme alla Siria e all’Iraq, il paese più pericoloso per i giornalisti. Secondo il recente rapporto sulla tutela della libertà di stampa in Egitto, pubblicato dall’organizzazione lo scorso primo dicembre, la condizione del Paese sembra essere drammaticamente peggiorata da quanto l’ex Presidente Mohamed Morsi è stato destituito con un colpo di stato lo scorso 3 luglio 2013.  Da allora sostenitori di Morsi sono stati uccisi e arrestati; da metà dicembre ad oggi si contano circa 139 sostenitori condannati a due anni di carcere per sommossa e sabotaggio.

Il 29 dicembre quattro giornalisti di Al Jazeera- il cameraman Mohamed Fawzy, il corrispondente Peter Greste, e i producer Baher Mohamed e Mohamed Fahmy- sono stati arrestati al Cairo con l’accusa di aver incontrato clandestinamente alcuni membri dei Fratelli musulmani, organizzazione divenuta fuorilegge lo scorso 25 dicembre in seguito ad un attentato al quartier generale che ha provocato 16 morti e più di 100 feriti. La responsabilità dell’attentato tra l’altro è stata invece rivendicata da Ansar al-Bayt Maqdis, un gruppo jihadista del nord del Sinai.

In uno dei primi comunicati il Ministro dell’Interno avrebbe inoltre accusato i giornalisti di aver diffuso notizie false con lo scopo di danneggiare la sicurezza nazionale. Con tale motivazione sono state sequestrate telecamere e materiale video  che sembra essere stato girato all’Università del Cairo durante le proteste che, incitavano alla violenza, avvenute giorni prima in sostegno dei Fratelli musulmani. Il Ministro ha inoltre affermato che i giornalisti, che al momento dell’arresto stavano lavorando da una camera del Marriott Hotel nel quartiere di Zamalek, usavano le camere per incontri illegali con la Fratellanza. Tale materiale, sequestrato, è stato utilizzato come prova dell’appartenenza dei giornalisti all’organizzazione terroristica. Il procuratore generale, Hisham Barakat, ha così accusato i giornalisti di “creazione di una rete multimediale con l’obiettivo di offuscare l’immagine dell’Egitto all’estero e di danneggiare la sua posizione politica”.

Il primo gennaio i pubblici ministeri egiziano hanno ordinato per i detenuti la continuazione della custodia per altri 15 giorni negando qualsiasi motivazione politica dietro l’arresto. I quattro stavano lavorando senza l’accredito stampa, affermano i pubblici ministeri.
I giornalisti potrebbero aver ricevuto percosse durante gli interrogatori tanto che ai prossimi incontri saranno presenti, per il canadese Fahmy e l’australiano Greste, supervisori delle ambasciate. Al- Jazeera ha descritto l’arresto come un “atto destinato a soffocare e reprimere la libertà di segnalazione da parte della rete e dei suoi giornalisti ormai vittime di arresti, incursioni e censura.
Il “nuovo” governo egiziano sta paragonando il giornalismo ad atti di terrorismo, ha detto Sherif Mansour, coordinatore CPJ del Medio Oriente e Nord Africa.
Sembra che lo spazio per la critica stia diminuendo drasticamente sotto il controllo del governo militare egiziano.

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