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Buon Compleanno Rai!

 

Cara Rai,
come si dice, cento di questi giorni. Oggi il calendario segna una data importante, compi sessant’anni e fra i molti auguri che riceverai mi fa piacere che ci siano anche i miei. Credo che capirai perché mi sento di darti confidenzialmente del ‘tu’, ma siamo cresciute insieme e mi pare di parlare con una vecchia amica, con la disinvoltura che questo comporta. Prima di tutto voglio dirti grazie. Si, perché non solo mi hai fatto (e mi fai) compagnia, ma sei stata una presenza costante, nel bene e nel male, nella mia famiglia.

Quando le mie sorelle ed io eravamo piccole ci hai divertito con il Mago Zurlì (nella foto), poi ci hai fatto vedere le storie del mondo con il telegiornale, hai fatto in modo che comunicassimo con i bambini di Pianaccio che parlavano solo il dialetto ma che, a forza di ‘Lascia o raddoppia’ e del maestro Manzi riuscivano a spiegarci in italiano la differenza fra il volo dell’aquila e quello del falco. Abbiamo imparato che può esistere un confronto politico democratico dalle ‘Tribune’ di Ugo Zatterin, hai evitato che mia nonna faticasse in salita verso la chiesa perché tanto l’assoluzione gliela impartiva padre Mariano, hai dato da lavorare per 41 anni a mio padre finché, un giorno, qualcuno ha pensato che disturbasse. Hai avuto, insomma, una lunga stagione felice e adesso, alle soglie di quella che dovrebbe essere una serena vecchiaia, hai scoperto di avere un bel po’ di problemi. Capita.

Oggi, tanto per cominciare, devi anche tu fare i conti: niente sprechi, giù con la scure dei tagli e il palinsesto langue. Consolati: non è colpa tua ma di chi si dovrebbe occupare e preoccupare di te. Non è forse vero che dai gloriosi e, ahimé, lontani anni ’60, pochi uomini di esperienza e capacità professionale sono stati messi a capo delle tue reti e nei ruoli chiave? Quanto una certa politica ti ha danneggiato a favore delle nuove reti televisive di un imprenditore che pretendeva anche di fare lo statista? Perché da un certo momento in avanti non si è fatta sperimentazione, non si sono cercati, in tutti i settori, nuovi talenti, facce diverse, professionisti sciolti da ogni carrozzone che avessero in testa solo l’idea e la voglia di costruire programmi e non aspirassero a un seggio in Senato o a un posto da sottosegretario alla Marina Mercantile? Tranquilla: non è mai tardi per riconoscere i guai fatti e porvi rimedio, certo, non c’è più tempo da perdere e nei miei auguri in questo giorno di festa, mentre pare spiri un vento nuovo,  c’è quello che qualcuno  si occupi sul serio di te, di un patrimonio che è di tutti noi e finisca di essere considerato proprietà di chi già molto possiede e bene non gli ha voluto.

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