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Censis, l’insicurezza è il denominatore che accomuna praticamente tutti gli italiani

 

Siamo tutti d’accordo: un conto è il dire, un conto il fare. Ma anche semplicemente il dire certe cose, invece di altre, una sua importanza ce l’ha. Il trovare il coraggio di dire certe cose, comunque – soprattutto quando di tratta di affermazioni “fuori moda” – concorre a ciò che chiamiamo atteggiamento generale. Ne “I valori degli italiani 2013. Il ritorno del pendolo”, il Censis rivela questo inatteso fenomeno. Un dato su tutti: gli italiani “entusiasti” all’idea di fare qualcosa per il prossimo in difficoltà (29,5%) sono il doppio di quelli che si entusiasmerebbero all’idea di andare in palestra o di farsi fare un massaggio (16%).

E’ questo dunque il “ritorno del pendolo”? Dopo anni che annaspiamo tra i flutti di una crisi che permette soltanto di sognare il bel tempo, abbiamo deciso collettivamente di gettare alle ortiche il modello olgettina/fabriziocorona che ci portavamo dietro a partire dagli Anni ’80? E’ presto per dirlo.

Censis, però, propone questa pittoresca metafora, per rappresentarci: siamo all’interno di una carrozza di un treno ad alta velocità quando, improvvisamente, si verifica un problema tecnico. Fino a quel momento, eravamo tutti assorbiti dai nostri “inseparabili giochini” elettronici. Ci danno sicurezza e status, non neghiamolo: “sto viaggiando a 300 km all’ora, sto navigando in Internet, sto lavorando, sto telefonando”. Ma ecco che, inaspettatamente, il treno rallenta e si ferma. Dopo un primo momento di sbandamento, cominciamo a guardarci l’un l’altro, nessuno vuol darlo a vedere, ma tutti ci sentiamo un po’ insicuri. Nasce così in ciascuno di noi il bisogno di comunicare, di non sentirci soli, e parlare con il vicino, ignorato fino a quel momento, sembra l’unico modo per uscire da un clima di insicurezza.

E di fronte a quanto viene rappresentato ogni giorno sul palcoscenico mediatico, proprio l’insicurezza è il denominatore che accomuna praticamente tutti gli italiani: l’85% si dice preoccupato, il 71% indignato. Ma appena il 26,5% frustrato e il 13% disperato. Anzi, il 59% si sente, nonostante tutto, vitale. Il Paese, dunque, è tutt’altro che spento.

Censis rileva che si sta preannunciando una reazione al degrado antropologico, una reazione che però aspetta di essere incanalata e guidata: il 67% degli italiani non si sente rappresentato da nessuno. “La spinta ideale – si legge nel rapporto – mostra di avere sufficiente energia per far si che il ritorno del pendolo sia un percorso evolutivo e non involutivo”.

Ma, in attesa di un segnale, il 46% degli intervistati ammette di trovarsi nella condizione in cui vorrebbe fare qualcosa, ma non sa che cosa. Si tratta di un riposizionamento soltanto a parole? Può darsi, eppure qualcosa è già avvenuto, se il 40% degli italiani si dice disponibile a fare visita agli ammalati, il 36% ad attivarsi in caso di calamità naturale, il 37% nella manutenzione delle scuole, delle spiagge e dei boschi. Insomma, solidarietà e beni comuni sono tornati di moda?

Si potrebbe pensare che quando certi temi vengono recuperati dal dimenticatoio e riproposti dal sistema mediatico, risultano vitali ed attuali. A questo processo di restauro e di rilancio, secondo il Censis, non sarebbe estraneo neppure papa Francesco che sembrerebbe risvegliare in molti – anche fra coloro che non sono cattolici praticanti – l’interesse non soltanto per la fede, ma più in generale per una vita spirituale e interiore (il 59% degli italiani associa a questo pensiero una significativa fonte di energia) e per il gusto a una discreta frugalità nei consumi.

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