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Canone Rai, IndigneRai: “Così è se vi pare…”

 

“A poche settimane dall’ uscita dei nuovi spot RAI che invitano a pagare il canone, Mediaset trasmette in modo virale un efficacissimo promo in cui si vedono mastodontiche antenne, dipendenti felicissimi e vestiti benissimo, apparecchiature lucenti e futuristiche in grado di produrre centinaia di canali in altissima qualità, vivace, moderna e GRATUITA! Scritte a caratteri cubitali ci ricordano che l’azienda di famiglia di un PREGIUDICATO PER FRODE FISCALE offre tutte queste meraviglie senza FINANZIAMENTI PUBBLICI e senza mandare a casa del teleutente il temutissimo BOLLETINO DI PAGAMENTO. In questo subdolo messaggio sono contenuti errori grossolani e perfino una diffamazione, da considerare per una denuncia per danneggiamento di immagine che la RAI, l’ufficio legale e tutti gli organi competenti, compresa l’AGCOM, dovrebbero considerare”. Lo scrive in un comunicato il MOVIMENTO LAVORATRICI E LAVORATORI RAI INDIGNERAI.

Partiamo dal primo errore concettuale: la CONCORRENZA.
Lo spot pone in evidente confronto la RAI con Mediaset ma non c’e’ scritto da nessuna parte che la RAI deve fare concorrenza alle altre emittenti. Il concetto di concorrenza è stato forzatamente introdotto da quando il pregiudicato per frode fiscale, trasformatosi in politico, ha militarizzato il settimo piano di viale Mazzini e a colpi di leggi ruba frequenze e con i “Gasparri di turno”, ha spinto sul sottolivello commerciale il servizio pubblico, facendo sbandare la RAI fino a portarla ai livelli attuali in cui lo share domina pericolosamente le politiche aziendali.

L’altra pesante falsità arriva quando lo spot annuncia che MEDIASET NON PRENDE FINANZIAMENTI PUBBLICI; ricordiamo invece che è stata condannata a risarcire 6,1 milioni di euro dalla Commissione Europea perché nella finanziaria del governo del 2005, guarda caso guidato da Silvio Berlusconi, sono stati introdotti degli incentivi fino a 150 euro per l’acquisto dei decoder DTT. Bruxelles ha definito questi incentivi AIUTI DI STATO, che hanno influito sullo share di MEDIASET e dunque sulle casse della tv commerciale a spese del cittadino.

Dallo spot sembra che il fatidico bollettino serva a pagare la RAI, mentre qualcuno, sopratutto dentro la RAI, dovrebbe spiegare con uno spot VERITA’ che il canone è relativo al possesso dell’apparecchio di ricezione (che alcune sentenze hanno stabilito debba considerarsi anche il pc). Per spiegare meglio il concetto di canone RAI lo si può paragonare al BOLLO DI CIRCOLAZIONE AUTO; lo si paga perchè si possiede la vettura e la quota pagata va alle regioni per i servizi al cittadino. Nel caso della RAI parte della quota di canone serve per finanziare le trasmissioni di pubblico servizio, che molto spesso il pregiudicato usa per diffondere i suoi messaggi politici.
Lo spot sembra quasi dire: ”che bisogno c’è di pagare un bollettino alla RAI quando noi vi offriamo tutto e meglio in un clima di lavoro idilliaco?” Del resto dall’ azienda della famiglia di un pregiudicato per frode fiscale non ci potevamo aspettare altro se non un invito subdolo a non pagare le tasse.
In un momento in cui la RAI sfiora il 30% di evasione fiscale con perdite pari a circa 900 mln di euro l’anno, non prendere provvedimenti è come riposare sui binari ferroviari quando il semaforo è rosso!

Suggeriamo al DG di mettere in piedi una STRUTTURA IMMAGINE RAI per prendere in considerazione tutta una serie di provvedimenti atti alla fidelizzazione dell’utente. Ma sopratutto rivedere lo spot che invita al pagamento del canone RAI (magari realizzandolo internamente), spiegando correttamente cosa paga l’utente e per quali trasmissioni paga l’abbonamento. L’immagine trasmessa nello spot è di un’azienda pubblica che fa tv commerciale chiedendo soldi e una TV commerciale che vuole fare la tv pubblica. Non ci pare affatto chiara la differenza!

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