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I valdesi difendono lo Stato solidale

 

Si è concluso venerdì 30 a Torre Pellice, in provincia di Torino, il Sinodo della chiesa valdese che per una settimana ha visto impegnati 180 deputati –  così si chiamano i membri, pastori e laici che compongono il Sinodo –  in quella che può essere definita la più importante assise del protestantesimo italiano. La Tavola valdese preoccupata per il dilagare della violenza in Medio Oriente e della guerre civili in Siria e in Egitto, si è impegnata a “promuovere tra le chiese sorelle un appello ai capi di Stato perché rinuncino a ogni conflitto armato”. Tra gli ordini del giorno discussi e approvati: l’istituzione obbligatoria delle attività alternative all’ora di religione, la difesa dell’ambiente, la denuncia della vergognosa situazione delle carceri italiane, una legge contro la violenza omofoba, il no alle discriminazioni nei confronti degli omosessuali, un rinnovato impegno contro il femminicidio “che si combatte con una nuova cultura” e l’istituzione di una Giornata nazionale della legalità. Abbiamo rivolto al moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini (nella foto), riconfermato all’incarico per il secondo anno consecutivo, alcune domande.   Moderatore Bernardini, nel discorso rivolto all’Assemblea sinodale lei ha affermato “siamo una chiesa liberal rinnovata nello spirito”.

“L’incontro pubblico di lunedì 26 agosto dal titolo Santa ignoranza.Gli italiani, il pluralismo delle fedi, l’analfabetismo religioso, al quale ha partecipato a Torre Pellice la ministra Cècile Kyenge, mi ha fatto molto riflettere sul nostro ruolo di chiesa.  É emerso  –  dai dati dell’indagine Eurisko commissionata dalla Tavola valdese sulla conoscenza del fatto religioso in  Italia – la confusione e il disorientamento degli italiani quando vengono interrogati su questi temi. I risultati hanno fatto emergere, per fare solo due esempi, che per molti italiani la Bibbia è stata scritta da Gesù e che solo il 16% degli intervistati riesce a mettere in ordine cronologico Noè, Abramo, Mosè e Gesù. Ci troviamo di fronte ad un dato gravissimo di assoluto analfabetismo religioso.

La nostra è una chiesa protestante legata al principio della “sola scrittura” ed è profondamente democratica nel suo funzionamento: il rapporto con Dio è privo mediazioni sacre. Tuttavia spesso siamo percepiti più come una comunità di fede che non come una vera chiesa. Noi siamo limpidamente protestanti in senso liberal e moderno ossia per teologia e cultura: aperti, tolleranti, inclusivi, socialmente e politicamente impegnati. Ma al tempo stesso siamo una Chiesa che non intende spegnere lo spirito. In genere queste due caratteristiche – l’attenzione sociale da una parte e un’intensa spiritualità evangelica dall’altra – vivono separatamente, quasi che si debba scegliere l’una o l’altra. A noi, invece, sembra che si debbano intrecciare questi due aspetti di una vocazione cristiana evangelicamente fondata e socialmente efficace”.   Alcune decisioni prese dal Sinodo hanno un valore simbolico importante. Ma in questo periodo di crisi e di conflittualità sociale, quali sono le priorità della chiesa valdese?   “Il dovere primario di una chiesa è come abbiamo ribadito in questo Sinodo, evangelizzare, ovvero condividere la ricchezza della parola di Dio. Detto questo, per noi valdesi e metodisti è molto importante anche il servizio per gli altri, ciò che il Nuovo Testamento definisce come diaconia. La nostra diaconia è rivolta al sostegno del prossimo e legata alle problematiche sociali e politiche. Come chiesa non ci siamo mai rassegnati, anche difronte alle difficoltà dei tempi e con impegno guardiamo il presente come un’opportunità, soprattutto in questo periodo di crisi. La costante difesa dello Stato solidale, espressione che preferisco a quella di Stato sociale, dev’essere rivolta a chi oggi ha più bisogno, a chi è più malato, a chi ha non ha mezzi e strumenti per poter progredire da solo. Malgrado le nostre fragilità, e ne abbiamo certamente anche noi, siamo chiamati a vivere questo tempo difficile. Un impegno spirituale e diaconale che spesso condividiamo con le comunità cattoliche”.

L’ecumenismo “delle coccole” è finito sosteneva il cardinale Walter Kasper, ma allora c’era Ratzinger al soglio pontificio. Oggi c’è papa Francesco.   Quest’anno nelle prime ore del sinodo l’intervento di saluto del presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Cei,  monsignor Mansueto Bianchi, è piaciuto molto per la sua umanità, fraternità e grande onesta. Bianchi ha voluto ribadire la necessità di un ecumenismo più realistico e la nuova stagione di papa Francesco è a nostro avviso davvero importante. I segnali sino ad ora sono incoraggianti, anche per il futuro del dialogo ecumenico e interreligioso”.

* da l’Unità

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