Sei qui:  / Articoli / Esteri / Padre Dall’Oglio-Quirico, cosa succede?

Padre Dall’Oglio-Quirico, cosa succede?

 

Ancora notizie contraddittorie su “padre Abuna”, scomparso in Siria ormai da tre settimane, ma dopo il drammatico annuncio della sua morte, le ultime informazioni sembrano decisamente più confortanti. “Padre Paolo Dall’Oglio sta bene e non è stato ucciso come sostengono alcuni esponenti dell’opposizione siriana”, ha dichiarato l’editore e il fondatore dell’emittente di Aleppo Orient tv Ghassan Abboud. “Io so chi lo ha rapito e non dobbiamo rassegnarci a credere a chi dice che è stato ucciso. Ho chiesto ai suoi rapitori di rilasciarlo”. Anche la coalizione siriana, principale piattaforma degli oppositori di Assad, offre notizie positive:  “Nonostante informazioni non confermate notizie provenienti da al Raqqa indicano che è ancora vivo. Ma non è stato ancora localizzato. La coalizione siriana invita ancora una volta i battaglioni e i consigli locali di Raqqa a fare ogni possibile passo per garantire il sicuro ritorno di Padre Paolo. La Coalizione sottolinea la necessità che tutte le forze rivoluzionarie si attengano ai principi guida della rivoluzione siriana tra cui la protezione dei civili, così come dei giornalisti e dei religiosi”. Un nostro contatto personale conferma queste notizie rassicuranti e spiega anche la confusione. Mi scrive Shadi Siria, traducendo un messaggio di Ziad Majed: “Le informazioni sull’esecuzione di Padre Paolo sono vecchie voci, pubblicate per la prima volta il 2 agosto. Il fatto che L’Osservatorio siriano per i Diritti umani (quello basato a Londra e che la stampa occidentale assume come unica fonte di lapalissiana verità) le ha riprese è la conferma che questo organismo basa spesso le sue deduzioni da ciò che viene pubblicato sui social network. Tuttavia, degli amici di Raqqa confermano che padre Paolo è tuttora vivo e che è stato visto martedì scorso”. Padre Dall’Oglio è vivo ed è tuttora “ospite” del gruppo dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. A dirlo è anche Salam Kawakibi, esponente dell’opposizione siriana all’estero e vicedirettore di Arab Reform Initiative. Le informazioni gli sono state fornite da una persona “attendibile” di “gruppi rivoluzionari” di Raqqa: “Seguo questa questione ora dopo ora e le mie ultime informazioni confermano che padre Paolo, che è un amico, è in buona salute. E seguo tutte le strade per saperne di più. Queste false informazioni sono state originate dal web dove la gente cerca di fare sensazionalismo”. Quanto a Lama Al Atasi, secondo Kawakibi non farebbe parte della Coalizione delle opposizioni, ma cercherebbe in ogni modo di far parlare di se. E’ stata lei, lo ricordiamo, ad annunciare l’esecuzione del religioso dando la responsabilità paradossalmente ai servizi segreti di Damasco. Una maniera insomma di portare avanti una guerra mediatica proprio mentre l’opposizione siriana “sana” si sta rivoltando contro i gruppi estremisti e proprio a Raqqa ha dato vita a numerose manifestazioni contro la struttura vicina ad al Qaeda. Al Arabiya scrive che Dall’Oglio è noto “per il suo carisma e i suoi buoni rapporti con gli attivisti pacifici anti-Assad” e per aver esortato in passato “diversi funzionari arabi e occidentali a sostenere l’opposizione democratica per il timore di un’impennata dell’islamismo radicale”. Durante le proteste i dimostranti hanno esortato i jihadisti a lasciare l’aria. “La Siria è libera! Lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante se ne deve andare!”. All’alba della rivolta, quando gli oppositori al regime avevano un disperato bisogno di aiuto, da qualsiasi parte venisse, i combattenti jihadisti erano i benvenuti. Ma i troppi abusi – tra cui il sequestro di “centinaia di persone” – stanno accendendo sentimenti negativi contro i qaedisti, soprattutto in quelle aree del Nord che stanno sfuggendo al controllo dell’esercito. In questo clima di estrema confusione continua ad essere angosciante il silenzio sulla scomparsa di Domenico Quirico, inviato de “La Stampa”. Secondo le ultimissime informazioni, non sarebbero stati miliziani o terroristi islamici ad averlo sequestrato, quattro mesi e mezzo fa. A rapire il giornalista sarebbero stati invece semplici criminali comuni: una banda di predoni con la quale da tempo viene condotta una trattativa per la sua liberazione. A riferirlo al Copasir è stato Giampiero Massolo, direttore del dipartimento Informazioni e Sicurezza. Anche questi criminali sarebbero vicini ai qaedisti, ma, come ha sottolineato lo stesso Massolo,  non avrebbero alcun interesse a far precipitare la situazione. Per questo le notizie farebbero ben sperare, facendo tornare un “cauto ottimismo”.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE