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Collateral murder della verità e della democrazia

 

Il soldato Manning va salvato. E invece resterà moltissimi anni in carcere per aver passato numerosi materiali riservati a WikiLeaks. Tra questi, se non l’avete già fatto, cercate su Youtube il filmato «Collateral murder». Un video che documenta «dall’interno» una vera e propria carneficina perpetrata da due elicotteri Apache nel 2007 in Iraq. Un massacro in cui vengono trucidati due membri dell’agenzia Reuters, insieme a due bambini e altri civili che nulla sono in grado di opporre alla violenza dall’alto.
Efferatezza allo stato puro, che ricorda le immagini di Apocalypse Now e rivela la crudeltà cinica, agghiacciante e gratuita della guerra.Per aver fatto filtrare quel video Manning rischia di passare la sua esistenza nelle carceri più dure, in un paese che tiene tuttora aperto il campo di Guantanamo. Lui espulso dall’esercito mentre coloro che hanno sparato sono incolpevoli o persino eroi.
Si parla tanto della Rete e non mancano i tentativi costanti di mettere bavagli e imporre censure. Se non ci fossero stati Internet e You Tube nulla o quasi avremmo saputo. Oggi la libertà di informazione passa in gran parte per e nella rete: un tesoro da valorizzare, non da indebolire. Ma la strategia del segreto – come scrisse anni fa Giovanni Cesareo – è una componente cruciale delle strategie di potere, con apparati orwelliani di controllo dei dati e delle informazioni di milioni di persone e con il «top secret» su tutto ciò che riguarda il «complesso politico-militare-industriale».
Neppure Orwell, del resto, poteva immaginare quanto è emerso nelle ultime settimane. Naturalmente, spesso si tratta di un segreto ideologico più che reale, visto che esiste un noto mercato nero delle notizie, che fa uscire a comando ciò che si ritiene utile a qualche necessità. Così vanno le cose del mondo globale, in cui una delle grandi contraddizioni è proprio quella tra privacy e trasparenza totale, vero e falso, vero e verosimile… Alexis de Tocqueville, John Stuart Mill , Abramo Lincoln hanno scritto invano e nel paese che si definisce «ontologicamente» democratico si elude brutalmente la natura democratica della libertà di informazione. E non si coglie, purtroppo, un’inversione di tendenza neppure con Obama, perché l’utilizzo del segreto sta nell’ontologia del potere imperiale.
Ora, però, si sta toccando un limite mostruoso e inquietante, la cui evidenza si deve proprio all’iniziativa «deviante» dell’ex soldato Manning e di altri ex impiegati dell’intelligence Usa. L’informazione, nell’era del silenzio e del segreto, è considerata di per sé eversiva, un pericoloso antidoto rispetto al pensiero unico. Ma attenzione. Perché questo è uno dei nodi strutturali del futuro prossimo. Qui passa la tutela effettiva dei principi del vivere civile.
Ignacio Ramonet ci ha ricordato spesso che Wikileaks ha permesso di conoscere decine di migliaia di illegalità. Non è questa la più consistente prova a difesa del soldato Manning? Le diverse istituzioni internazionali che hanno detto o che hanno da dire?
Il video citato all’inizio è un esempio clamoroso di violazione dei diritti elementari delle persone, di reati di strage e omicidio volontario. Manning non ha avuto il merito, allora, di mettere al corrente l’opinione pubblica che la democrazia è sul serio a rischio in questa benemerita stagione della storia? Chi sono i buoni, e chi sono i cattivi? Il silenzio non è d’oro.

da “Il Manifesto”

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