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Pippo Baudo il revisionista mette sotto accusa la Resistenza

 

Davvero non è possibile tacere questa volta su quanto è avvenuto lunedì 8 luglio nel corso di una trasmissione a dir poco vergognosa della Rai condotta da un immarcescibile e ormai decrepito – tanti sono gli anni che appare in televisione – Pippo Baudo. Titolo del programma “Il viaggio” (Rai 3), tema: l’attentato di via Rasella. In merito a quanto avvenuto, per altro, è tornato anche Corrado Augias su Repubblica denunciando la gravità delle affermazioni di Baudo. Il conduttore con la complicità – è il caso di dire – di un ufficiale dell’esercito italiano ha messo in scena per l’ennesima volta la sequela antica di mistificazioni decotte su via Rasella e sulla Resistenza in generale.

E’ andato in scena l’italiano medio, quello in borghese, di stile democristiano-casalingo che ci ha afflitto a lungo dagli schermi televisivi, e quello ‘normale’, in divisa, interpretato da tale Francesco Sardoni, maggiore dell’esercito, che invece di rispettare la storia ha contributo con le sue affermazioni a propalare una verità artefatta e soprattutto, vedremo, ideologica. Baudo in sostanza ha tirato fuori la solita solfa: gli attentatori non si sono consegnati ai tedeschi (sic!) e in tal modo hanno permesso che venissero uccisi più di 300 cittadini innocenti, perché, sostiene il nostro, la legge di guerra (il maggiore a questo punto ha avuto un sussulto di penoso pudore e lo ha corretto: “la legge di rappresaglia”, ha precisato…Baudo però insiste e definisce il tutto: “regolamento militare dell’occupatore”) era nota e imponeva che per ogni tedesco ucciso 10 italiani venissero fucilati. La strage delle Ardeatine, narra la leggenda, sarebbe stato evitata se gli autori si fossero consegnati. E invece sottolinea impavido Baudo quei partigiani non solo sono stati insigniti con la medaglia d’oro ma, guarda un po’, sono entrati anche in Parlamento.

Come è arcinoto ed è stato dimostrato dagli storci oltre che da innumerevoli sentenze dei tribunali, i tedeschi non diffusero alcun avviso alla cittadinanza nel quale si chiedesse ai partigiani di consegnarsi e operarono la strage in fretta e furia, le stesse autorità fasciste tesero a occultare da subito la strage. Ricorda bene Augias come finì: con il comunicato nel quale si affermava “l’ordine è già stato eseguito”, cioè la rappresaglia era stata messa in atto rapidamente e senza nessuna richiesta di consegna. Ma non è questo, per chi scrive, il vero punto. Sardoni grottescamente definisce i Gap, cioè il gruppo partigiano che mise in opera l’attentato, Gruppi di azione proletaria (?!) invece che gruppo di azione patriottica come esso realmente si chiamava. E’ un errore che denuncia una distorsione culturale e politica. I partigiani, per Sardoni, per Baudo e per molti altri, non sono altro che terroristi rossi, sovversivi di cui diffidare e irresponsabili, tali e quali a quelli degli anni ’70. La lotta partigiana viene da essi respinta nella sua storia, nella sua realtà e nella sua memoria, e respinta anche la sua complessità politica. Il senso non detto e però piuttosto evidente di quello che viene affermato nella trasmissione è: bisognava restare a casa, non infastidire l’occupante (Baudo dice incredibilmente l’occupatore,) e attendere la fine della guerra. Agendo, infatti, s’incorreva nelle “leggi di rappresaglia”. Sfugge ai due signori che il senso ultimo della resistenza dopo vent’anni di fascismo, è stato quello di restituire a questo Paese l’indipendenza e l’onore nel consesso dei Paesi civili e questo grazie anche al sacrificio di tanti partigiani e cittadini che per la libertà, come è noto, hanno dato la vita fronteggiando un nemico enormemente superiore come mezzi, forze, armamenti.

Sarebbe inoltre facile enumerare le stragi, a volte anche misconosciute, compiute dai tedeschi e dai fascisti nel centro e nel nord Italia al solo scopo di terrorizzare la popolazione di bruciare il territorio intorno ai gruppi partigiani che si rifugiavano fra colline e montagne. Stragi e morti di massa che dimostrano come il fatto delle Ardeatine si inserisca in una generale volontà di terrore messa in atto dall’occupante anche quando, ormai, la sorte della guerra era segnato.

E sarebbe facile ricordare all’ufficiale del nostro esercito il contributo che molti militari diedero alla resistenza, capeggiando bande o muovendosi fianco a fianco con garibaldini o azionisti e altri gruppi.
E ancora è inutile ricordare le torture nel carcere fascista di via Tasso che certo non iniziarono per colpa dell’attentato di via Rasella, o le stragi compiute dai tedeschi in ritirata da Roma. I Gap agirono a fronte di violenze ripetute e inaudite compiute dai nazisti e dai fascisti nella Roma occupata. Questa è la realtà nota, ma non basta, perché in Italia ancora si discute sul senso della resistenza e sulla costituzione che ne nacque, vissuta da una parte delle élite Paese, come un fastidioso intralcio ai propri interessi predatori.

La trasmissione in questione ha finito con il fornire, più o meno volontariamente non importa, un alibi ai gerarchi di Hitler che in quel momento avevano il comando in Italia e a Roma:  Kesserling, Pribke e Kappler, come ricorda lo stesso Baudo. Da sottolineare che le sentenze sul caso di via Rasella sono andate avanti fino al 2007 e ripetutamente i tribunali italiani hanno affermato sulla base di molte circostanze e precedenti che l’attentato di via “costituisce un legittimo atto di guerra”.

Da sottolineare , infine, che le polemiche  contro i partigiani in riferimento a questo specifico episodio sono state alimentate  – anche qui guarda il caso – dal Giornale della nota famiglia B. . D’altro canto il revisionismo furioso di questi anni non poteva che partorire “Il viaggio” allucinante di un Pippo Baudo imbiancato che sbaglia anche le parole, passato dal palco di Sanremo a quello, troppo grande per lui, della storia. Credo che in un Paese non dico normale, ma civile, la trasmissione in questione dopo un simile mostruoso passo falso, sarebbe stata interrotta e il vecchio Baudo definitivamente pensionato. Non sarà così, siamo nell’Italia di questi anni sbriciolati e incerti, ciò non toglie, certo, che nostro dovere sia quello di non cedere di fronte alla falsità e alla mistificazione.

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