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Kazakistan, nuovo caso di estradizione. In Spagna

 

Il Kazakistan non è un paese noto per il rispetto dei diritti umani. Da anni ormai, siamo testimoni delle azioni repressive svolte dalle autorità kazake contro l’opposizione politica, contro gli attivisti che si battono per la difesa dei diritti umani, delle libertà civili e delle sicurezze sociali, contro anche i giornalisti ed i media indipendenti. Negli ultimi mesi, però le autorità kazake si sono mosse oltre i propri confini e hanno incrementato le persecuzioni degli oppositori politici anche fuori dal Kazakistan, in giro per l’Europa.

Come? Prima di tutto svolgendo in anticipo un’azione molto precisa di lobby e di PR presso alcuni stati membri dell’UE. Per esempio, il presidente kazako, Nazarbayev, si era recato in Spagna a febbraio del 2013 per firmare alcuni contratti per la consegna dei treni, per la partecipazione delle aziende spagnole nel passaggio alle nuove tecnologie in Kazakistan nell’ambito delle costruzioni stradali e ferroviarie. Gli accordi stipulati vengono descritti con orgoglio nell’articolo di Trend.az, Kazakhstan-Spain discuss trade-economic cooperation. Le dichiarazioni sulla collaborazione politica più stretta sono state confermate con la sottoscrizione dell’accordo sull’estradizione tra il Kazakistan e la Spagna. Va notato che la Spagna è l’unico paese dell’Unione Europea che ha un trattato sull’estradizione con il Kazakistan – paese ritenuto “non libero” da Freedom House, paese dove – come dichiarato nel rapporto dell’Amnesty International rilasciato a luglio 2013 – le torture vengono sfruttate quotidianamente per forzare le deposizioni degli imputati, per maltrattarli ed intimidirli.

E oggi ci troviamo con un’altra storia davanti. Una storia di un’altra persona che rischia l’estradizione in Kazakistan per la propria attività vicina all’opposizione al presidente Nazarbayev ed il suo regime. Alexandr Pavlov è l’ex guardia del corpo di Mukhtar Ablyazov, dissidente kazako, principale oppositore politico dell’attuale presidente Nazarbayev. Arrestato a Madrid, in seguito alla pubblicazione dalla parte della polizia kazaka di un mandato di cattura Interpol per truffa. Le autorità kazake richiedono, inoltre, anche l’estradizione per presunte azioni terroristiche. A Pavlov viene negato l’asilo politico in Spagna. Il 18 luglio 2013, il tribunale ascolta la difesa durante un’udienza. Gli osservatori escono dal tribunale con un sorriso, si aspettano una sentenza positiva perchè il giudice ha ascoltato la testimonianza di Igor Vinyavskiy, ex caporedattore di uno dei principali giornali indipendenti kazaki “Vzglyad”. “Ex” perchè il giornale è stato dichiarato estremista e, insieme a tante altre testate, chiuso a dicembre del 2012. Igor ha parlato delle repressioni contro chi la pensa diversamente dal regime e non ha paura di presentare le proprie opinioni, di decrivere la realtà così com’è, senza filtri. Un altro testimone, Jędrzej Czerep, membro della Fondazione Open Dialog, ha precisamente elencato un ampio numero di casi in cui le autorità kazake hanno fabbricato prove e accusato vari attivisti, giornalisti, oppositori politici di attività sovvertiva, della partecipazione ad un gruppo criminale, dell’attività terroristica. Sono proprio questi i capi di imputazione che il regime del più grande paese dell’Asia Centrale ama utilizzare come strumento contro chi osa andare controcorrente. Il 22 luglio, il tribunale annuncia la sua decisione: parte l’accordo per l’estradizione di Alexandr Pavlov in Kazakistan. Il tribunale ha deciso di non considerare le informazioni della difesa sul serio rischio di tortura o anche di morte nel caso in cui Pavlov dovesse trovarsi in Kazakistan. Ha deciso invece di basarsi sugli accordi tra i due stati, sull’ufficiale appartenenza del Kazakistan agli organismi internazionali quale OSCE, il Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite, ha deciso di fidarsi della parola data dalle autorità kazake che hanno garantito che Pavlov non avrebbe subito nessun maltrattamento fisico in Kazakistan e che i suoi diritti sarebbero stati rispettati. Purtroppo ci sono tanti esempi che contraddicono le promesse del Kazakistan e nessuno che le confermi. Gli avvocati stanno attualmente preparando il ricorso. Vedremo come andranno le cose e se l’esempio italiano può aiutare a salvare Alexandr Pavlov dall’estradizione.

Il caso di Pavlov dimostra chiaramente che il regime di Nazarbayev si sta muovendo secondo un piano concreto e con sempre crescente determinazione per eliminare le persone legate a Mukhtar Ablyazov. Non è un caso singolo di Alma Shalabayeva in Italia. Non è un caso singolo di Alexandr Pavlov in Spagna, né un caso singolo di Muratbek Ketebayev in Polonia, ecc. Sta diventando un sistema complesso, in cui i mandati di cattura Interpol vengono utilizzati come strumento di repressione.

Bisogna stare attenti perchè dopo le esperienze italiane, anche il regime kazako ne saprà trarre delle conclusioni e delle lezioni. Diventerà quindi più raffinato nelle sue azioni, più difficile da smascherare. L’Europa intanto dovrebbe forse ricordarsi i valori sui quali è stata creata e i valori che dovrebbe difendere.

*Representative to the E
Open Dialog Foundation


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