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Giovanna e Laura, la battaglia del lavoro

 

Mentre impazza il caravanserraglio di Forza Italia contro Laura Boldrini e Pietro Grasso, rea lei  d’aver violato il sacro idolo Marchionne e l’altro d’aver  espresso opinioni personali su possibili governi futuri, ci scrive da Afragola (Na) una lettrice di Art.21, che dice, in sintesi: “Da alcune settimane ho perso il lavoro. Ho lavorato 5 anni come segretaria del sindaco di Afragola , ora, cambiato il quadro politico dell’amministrazione, il mio contratto è scaduto. Ero stata assunta mettendo un annuncio su varie testate locali, fui chiamata per un colloquio e in una settimana avviata al lavoro. Senza sponsor, e in questi anni ho potuto anche così mantenermi equidistante dalle parti politiche. E oggi reclamo il mio diritto a essere reintegrata dalla nuova amministrazione. Perché il lavoro non ha colori politici. Ho 46 anni, e 26 di esperienza lavorativa, non sono un sottoprodotto di conoscenze e raccomandazioni. Purtroppo, esser fieri di se non basta per sopravvivere”. Giovanna Galasso (giovigala@virgilo.it).

Desidero segnalare questa lettera della signora Giovanna alla presidente della Camera, una dei pochi veri leader usciti dalle elezioni di febbraio; la quale ha respinto l’offerta di Marchionne di visitare la “sua” Fiat Val di Sangro non verso per poco riguardo verso i lavoratori e verso gli imprenditori che rispettano la legge. La presidente ha così ribadito che le politiche reaganiane del lavoro, fondate sulla libertà di trattare i lavoratori non da protagonisti del processo di produzione ma da stracci per i macchinari e poi gettarli, andava bene in qualche landa coloniale, ma non può essere – dice la Boldrini – “la nostra Costituzione”.

La questione è stata trattata al suo livello da Luciano Gallino su La Stampa, che ha ricollocato  Marchionne tra gli ultimi frequentatori della “polverosa strada bassa delle relazioni industriali” voluta da Reagan e dalla Thatcher, e talvolta scimmiottata in Europa da Germania e Francia. Col risultato di : comprimere la quota salariale in  America e in Europa, , produrre milioni di disoccupati, favorire la scomparsa di interi settori industriali. In Italia, dove la ricetta Marchionne è stata generalizzata anche per reciproche incomprensioni fra sindacati, non si fabbricano più grandi navi, il tessile è in crisi, gli elettrodomestici pure, l’aerospaziale ha problemi, la chimica s’è raccorciata a livelli di nanoindustria. E’ in questo quadro che  finalmente un politico, la terza carica dello stato, si alza a dire: “Affinché il nostro paese possa tornare competitivo, è necessario percorrere la via della ricerca, della cultura e dell’innovazione. Una via che non è in contraddizione con il dialogo sociale e con costruttive relazioni industriali. Non sarà certo con la gara al ribasso sui diritti e sul costo del lavoro che potremo avviare la ripresa”. Il discorso della Boldrini è a favore del lavoro e dei diritti. E non solo a favore del lavoro degli operai industriali: vale per tutto il mondo del lavoro, cara Giovanna, anche quello amministrativo come il suo. Se il suo sindaco marchionneggia ad Afragola, bisogna fargli capire, anche senza scomodare Corte costituzionale e altre istituzioni, che qui sarebbero fuori posto, che il tempo dei ras sta finendo anche in Italia. Ci scriva ancora, se vuole, Articolo 21 è a sua disposizione.

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