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Il caso Cucchi e la foto con il boss

 

E’ persino monotono ripetere quello che io dico spesso sull’Italia paese sfortunato  ai miei studenti di “Storia della mafia” all’Università di Torino (a proposito è l’ultimo anno che insegno qui nell’Università torinese perchè,malgrado l’aumento rapido del numero degli studenti che vuol essere informata e guidata nello studio del fenomeno mafioso il locale dipartimento di Storia – che proprio io fondai nel lontano 1980 – ha deciso di non chiedere il minicontratto di insegnamento che fissa in ventimila euro all’anno il contratto per gli amici e, soltanto, milletrecento per gli altri). A me non importa molto, almeno a quelle incredibili condizioni ,ma agli studenti che studiano quegli argomenti con tanta passione, sicché  molti proprio in quest’anno  mi hanno chiesto di far la tesi nei prossimi mesi, anche se dalla primavera prossimo ritornerò a vivere a Roma .

Ma quando leggo su un grande quotidiano, che esce a Roma e che da qualche anno è di nuovo il più diffuso,pur nella generale arretratezza che, sul piano dell’istruzione media e della capacità di lettura dei libri che caratterizza il nostro paese all’interno dell’Ocse, che l’onorevole Alemanno-tuttora sindaco della capitale- si è fatto di recente fotografare  con il boss Luciano Casamonica,già condannato per il traffico di stupefacenti, non posso stupirmi più di nulla.Sono convinto che, per fortuna,  non sarà lui il nuovo sindaco della capitale ma devo prender atto che anche i nostri giudici,ai quali spesso dobbiamo tanto nella lotta perpetua contro le mafie che sempre di più pervadono la penisola,perdono la capacità di analizzare la dura realtà che ci circonda.Il caso di Cucchi è esemplare e mi limito a sintetizzarlo in maniera molto breve per consentire ai lettori che l’hanno dimenticato come sono andate le cose.Il 15 ottobre 2009,quando venne arrestato,il giovane che era epilettivo venne trovato in possesso di alcuni grammi di hashish,cocaina e antiepilettici.Stefano pesava 43 chili ed era alto 1.76 ma stava complessivamente bene,se così si può dire.

Venne processato il giorno dopo per direttissima  e già durante il processo aveva difficoltà a camminare e mostrava evidenti ematomi agli occhi.Il giudice stabilì una nuova udienza per lui ordinandone la custodia cautelare a Regina Coeli.Dopo l’udienza le condizioni di Cucchi peggiorarono ulteriormente e venne visitato all’Ospedale Fatebene Fratelli  presso il quale vennero messe a referto lesioni ed ecchimosi alle gambe,al viso(incluse una frattura della mascella), all’addome (inclusa un’emorragia alla vescica) ed al torace (incluse due fratture alla colonna vertebrale.Venne quindi richiesto il suo ricovero che però venne rifiutato dal giovane stesso.Morì all’ospedale Sandro Pertini  il 22 ottobre del 2009 e allora pesava soltanto 37 chili.Se passiamo alle indagini per la sua morte,scopriamo che un testimone ghanese  dichiarò che Stefano Cucchi aveva detto di esser stato picchiato e il detenuto Marco Fabrizi chiese di esser messo in cella con lui ma la richiesta venne negata da un agente che fece con la mano il segno delle percosse.Inoltre la detenuta Anna Maria Costanzo afferò che il giovane le aveva detto di esser stato picchiato e  la detenuta Silvana Cappuccio vide personalmente gli agenti della polizia penitenziaria picchiare con violenza Cucchi.Le indagini preliminari del GUP sostennero che a causare la morte sarebbero stati i traumi conseguenti alle percosse,il digiuno (con conseguente ipoclicemia),la mancanza assistenza medica,i danni al fegato e l’emorragia alla vescica che impediva la minzione del giovane.Inoltre determinante l’ipoglicemia in cui i medici lo avevano lasciato,tale condizione si sarebbe potuta scongiurare con l’assunzione di un cucchiaio di zucchero. Manca lo spazio(è una caratteristica della rete e non protesto per questo) ma la sentenza in primo grado della III Corte di Assise di Roma condanna i sei medici dell’Ospedale Sandro Pertini a due anni di reclusione (ma con la pena sospesa)per omicidio colposo  mentre assolve sei tra infermieri e guardie penitenziarie le quali secondo i giudici non avrebbero in alcun modo contribuito alla morte di Cucchi.

Peccato che in questo modo il reato di abbandono di incapace,per una persona ridotta nelle condizioni che i familiari del giovane in questi giorni hanno mostrato di nuovo a tutti,si traduce in una sostanziale assoluzione mentre il pm aveva chiesto penme tra i cinque anni e mezzo e i sei anni  per gli agenti penitenziari e aveva sollecitato una pena di quattro anni di reclusione per gli infermieri.Gli agenti penitenziari accusati di lesioni personali e di abuso di autorità  sono stati assolti, invece,  con la formula ancora vigente che richiama la vecchia insufficienza di prove.

Quando Sabino Cassese nel suo recentissimo  libretto La società senza Stato (Il Mulino editore) che lo Stato in Italia non esiste o si rivela soltanto nelle peggiori circostanze,a mio avviso,non sbaglia affatto.Purtroppo.

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