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Che “Diaz” dia la possibilità ad altri film di avanzare tra i misteri italiani

 

Sbaraglia la concorrenza al David di Donatello  un film prodotto da fandango di domenico procacci che, avvenimento più unico che raro,  non ha usufruito di alcun finanziamento pubblico: Diaz di daniele vicari, ben 13 nomination.  La storia degli accadimenti ignobili e vergognosi della  Diaz  dopo anni di tribolazione nella realtà processuale e anche per la  produzione e distribuzione del film viene premiata per il coraggio con cui ha affrontato un tema cosi scomodo.
Nel valutare il percorso di  Diaz e per capire i motivi che hanno  spinto i giurati del David a votare questo film bisogna analizzare soprattutto la libertà produttiva. Nel senso che nessun broadcast, nessuna pay tv, nessun ministero  ha assegnato fondi a questo film perché il tema è ed è stato  sempre, ieri come oggi, scottante. Di quelli che è meglio non analizzare davanti alla collettività ….
Ma  Domenico Procacci innamorato insieme a Daniele Vicari di un progetto che nessun abituale finanziatore di cinema hai mai voluto  fare perché troppo scomodo, ha montato un film che ha come coproduttori  la francia e la Romania. E negli studi della Romania per esigenza di spesa è stato girato il film.
Questo percorso produttivo va  riaffermato perché altrimenti non si capisce la realtà della scrittura cinematografica italiana dove a monte  di ogni creatività  si trova il finanziatore  stato o televisione che attua (forse anche inconsapevolmente) una censura sul progetto se il progetto non è “agreable” per tutti. Ciò che è scomodo insomma non può diventare film. Insomma la polizia corrotta, la Cia deviata dei film americani da noi non potrebbero mai esistere. Si irriterebbe qualcuno,
Daniele Vicari non è regista che può sopportare di tacere quello che pensa. E ha raccontato i giorni del G8 di Genova dal suo punto di vista. Totalmente a favore degli Innocenti, non terroristi non black  blok  che mentre dormivano alla Diaz sono stati assaliti dalla furia vendicativa della polizia di stato.
Presentato a febbraio 2012 al festival di Berlino, sezione Panorama, il film ha ricevuto il premio del pubblico . Mentre sui social fervono le polemiche per l’ esclusione di Reality di Matteo Garrone dalla categoria miglior film dai David di Donatello e cinefili e critici non si spiegano l avanzamento di Diaz e Vicari su Garrone, bisogna ricordare il premio berlinese dato all emozione di una scena tra le più importanti del cinema italiano contemporaneo: la scena delle botte, della violenza assurda e gratuita con cui vengono “giustiziati” degli innocenti colpevoli solo di essere vicini alle proteste contro il G8.
Quella grande scena centrale di violenza, ricca di dettagli e di sangue e di lividi  ha fatto capire al pubblico del festival tedesco di essere di fronte a un prodotto atipico del cinema italiano: non satira o grottesco per descrivere la realtà, ma la verità (certo dell occhio del regista) nuda e cruda. L anelito sincero, di un regista Di raccontare una delle più tristi pagine della storia italiana.
Che Diaz dia la possibilità ad altri film di avanzare tra i misteri italiani.

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