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I socialisti dimenticati e la crisi del Pd

 

I rapporti tra il presidente del Consiglio e il partito socialista guidato da Riccado Nencini che fa parte della coalizione di governo e pur con risultati tutt’altro che lusinghieri è presente in parlamento e ha votato la mozione di fiducia per il governo attuale sono peggiorati a mano a mano che i giorni sono passati.
“Nella storia della repubblica-ha scritto Nencini al capo del governo-non  era mai accaduto a una forza politica di sostenere il governo con tanto di mozione di fiducia ed esserne escluso”.Nencini ha protestato per l’esclusione del PSI da ogni incarico di governo e dall’esclusione della guida di una o più commissioni parlamentari.

Il leader socialista parla di “insaziabile ingordigia di partiti” e annuncia che si rivolgerà ai presidenti di camera e senato per sapere ” se una forza organizzata in gruppo parlamentare possa essere esclusa da tutti gli uffici di presidenza delle commissioni”.
La cosa avviene in un momento in cui l’offensiva verbale di Grillo contro l’esecutivo prosegue e i sondagi,peraltro poco attendibili finchè il governo è in sella,attribuiscono al PDL il primato rispetto al Partito democratico che si è presentato molto diviso all’assemblea per l’elezione dell’ex segretario generale  della CGIL Epifani come reggente in attesa del congresso previsto nel primo autunno per eleggere il nuovo segretario.

Certo,il segnale non è positivo in una crisi che dopo i 101 voti che sono mancati ai candidati prima Marini e poi Prodi scelti per l’elezione del Capo dello Stato e indica,se non altro,una persistente difficoltà di guida di quello che è stato in questi anni il partito centrale per la coalizione che oggi tiene il governo nazionale. E’ come se la situazione fosse ancora peggiorata dopo le dimissioni di Bersani e in un momento nel quale anche la candidatura per il congresso di Gianni Cuperlo non soddisfa la seconda generazione dei possibili leader del partito(dalla Serracchiani diventata presidente della regione Friuli-Venezia Giulia ad altri che sono sindaci o aspiranti di sindaci delle maggiori città del paese,da Roma a Torino.

La verità-come ha detto ieri proprio Cuperlo intervistato da Gad Lerner) ma anche Umberto Rainieri, che partecipava alla  stesssa trasmissione -è che il Partito democratico non potrà partire per una nuova stagione se non avrà un leader riconosciuto da tutte le componenti del partito e non avrà chiarito fino in fondo la ragione degli assurdi comportamenti tenuti dai parlamentari nelle elezioni per il Quirinale.

Nè il presidente Letta  potrà governare solo  attraverso l’appoggio  un presidente della repubblica che a lungo ha detto che non voleva esser rieletto e che, alla fine, ha accettato soltanto per necessità.

Insomma quello che è successo ha dimostrato che ci vuole un congresso degno di questo nome in cui i leader di ieri e quelli che aspirano a diventarlo siano in grado di dire con chiarezza quale linea vogliono seguire e quali riforme vogliono porre ai primi posti prima e dopo le prossime elezioni. Altrimenti la prospettiva di una possibile vittoria elettorale di Berlusconi diventerà di nuovo probabile e il paese ripiomberà nel populismo di cui la maggioranza degl italiani,a giudicare anche dai grandi risultati ottenuti da Grillo il 24 e il 25 febbraio scorso,vorrebbe dopo vent’anni liberarsi. Il tempo non è molto e non ha senso nè rinviare di altri sei mesi il congresso nè sperare in  miracolo economico non pronosticabile  nel prossimo anno.Da questo punto la politica delle alleanze è un punto che i leader del PD farebbero bene a non trascurare.

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