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A piedi da Vasto a Strasburgo per i diritti dei figli di separati

 

E’ l’impresa che sta per affrontare un papà abruzzese che, separato dal 2006 e padre di un bambino di dieci anni, prende spunto dalla Sentenza della Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, seguita al ricorso di Sergio Lombardo, noto pittore romano. La Sentenza del 19 gennaio 2013 mette in luce l’inefficacia delle condanne inflitte dai tribunali italiani ai genitori separati inadempienti nei casi di “Affido congiunto”. Poiché il pronunciamento della Corte europea dei Diritti dell’Uomo non produce effetti diretti sulle sentenze dei Tribunali italiani, soltanto una forte sensibilizzazione sul tema può portare alla modifica della Legge 54/2006 sull’affidamento condiviso  (Ordinamento Civile italiano).

Così, Antonio Borromeo, 46 anni, educatore e musicista, vittima assieme al figlio dei mancati effetti di una decisione analoga di un Tribunale italiano, ha deciso di intraprendere una iniziativa che non ha precedenti nel nostro Paese. Patrocinata dall’Amministrazione Comunale di Vasto, il viaggio di Antonio verso Strasburgo prende il via ore 12 del 25 aprile da Piazza Diomede, nel centro storico della città.  Antonio Borromeo s’incamminerà a piedi verso Pescara il giorno stesso, e nelle tappe successive toccherà importanti città italiane (quarantatré in totale) che lo vedranno testimone della sua lotta per la ‘bigenitorialità’. Quella di Antonio è una vera e propria missione di sensibilizzazione a un problema che accomuna migliaia di genitori separati.
Noi abbiamo voluto incontrarlo per capire le sue motivazioni e il percorso doloroso, come quello di tanti papà e tante mamme separati, che lo hanno condotto a questa singolare impresa.

Antonio, quando è cominciata la tua lotta per la ‘bigenitorialità’? Ovvero quando hai cominciato ad occupartene fattivamente e con la tua Associazione?
Da circa due anni, in seguito a sentenze poco chiare.

 

Che significa ‘poco chiare’?
La cosa iniziò tre anni fa, quando scoprii, insieme ad altre Associazioni, una serie di “false” sentenze sull’affido condiviso.

 

“False sentenze”?
Mi spiego meglio. In quasi tutte le sentenze di separazione troviamo la dicitura “affido condiviso”, che consiste in una serie di vantaggi per il bambino: stare in tempi equi con mamma e con papà, frequentare in modo costante i parenti dei genitori. Questo lo stabilisce la LEGGE 54 DEL 2006 sul ‘condiviso’. Alla fine, però, non è così, perché le modalità rimangono quelle di un “affido esclusivo”, ovvero il padre riesce a vedere il figlio (o figli) il martedì e il giovedì per 5 ore e, ogni 15 giorni, il sabato e la domenica.  Poi  c’è la famosa dicitura che si sono inventati i giudici: la parola “collocatario”, che è sempre la madre.

 

Vediamo se ho capito bene. La sentenza decide per l’affido condiviso, ma all’atto pratico il ‘collocatario’ è sempre la madre e per il padre rimangono le modalità solite, come se il figlio fosse stato affidato solo alla madre.
Esattamente così. Il gioco è proprio questo.

 

E quante sentenze di questo tipo ci sono, in Italia?
Circa novecentomila.

 

In questi anni, con la tua associazione “IO Che Colpa Ne Ho” hai conosciuto tante realtà e ti sei confrontato con altri padri e altre associazioni. Allo stato attuale credo che tu abbia un quadro abbastanza completo della situazione dei separati in Italia. Quale pensi siano la maggiora delle ‘ingiustizie’ subite sia dai papà che dalle mamme.
Credo che sia quella di non riconoscere questa Legge. A nostro avviso è importante perché, se applicata alla lettera, comporterebbe una diminuzione delle separazioni, come statisticamente riportato nel resto d’Europa,  dove in virtù di questa corretta applicazione si è determinato un calo delle separazioni del 9 %. E poi c’è l’aspetto sociale.  La corretta applicazione della Legge eviterebbe tanti litigi tra gli ex coniugi. Insomma, cominciamo a pensare che non vogliano applicarla proprio per farci impugnare le sentenze e mantenere sempre in moto la macchina della giustizia: cancellerie, avvocati, assistenti sociali, case-famiglia. Tutto questo comporta un notevole giro di soldi. Pensa che solo per le case-famiglia c’è un movimento di denaro che supera il miliardo e mezzo di euro l’anno.  Se conti che queste separazioni durano mediamente tra i sette e i dieci anni, e spesso non si arriva ad accordi, puoi immaginare quanti soldi spendono i genitori. E i minori, però, continuano a vivere in un inferno, per le loro assurde decisioni.  Io dopo otto anni sono al punto di partenza. Io sono un esempio vivente delle lungaggini e della sofferenza che impone questa macchina.

Quante campagne di sensibilizzazione hai fatto finora e con quali risultati?
Ho fatto una campagna a favore dell’affido condiviso della durata di 3 mesi, sempre con il messaggio di “bigenitorialità”. Poi altre campagne, per 4 mesi, e raccolta firme a favore della mediazione familiare, altra piaga del settore.

 

La gente, in strada, nelle piazze, davanti ai centri commerciali dove sei stato spesso, come reagisce?
Molti, davanti alla scritta “genitori separati” voltano la testa e vanno via. Alcuni prima di firmare dicono: “Guardi io firmo, ma non ho questo problema in casa”. Capisci come siamo messi?

 

C’è anche una sorta di pudore ad ammettere di essere in questa condizione?
Esattamente. Io ho contattato varie associazioni nazionali che fanno tanti proclami sul problema, ma non ho avuto risposta da nessuno e, sinceramente, anche qui cominciano a venirmi dei dubbi. La cosa più triste è che molti si rivolgono a loro, ma le indicazioni pratiche sono decisamente nulle. Ho mandato tante e-mail, ma risposte zero da queste associazioni.

 

Scusa, ma che tipo di dubbi? Perché le altre associazioni che hai contattato non dovrebbero lottare tutte insieme per l’interesse dei figli di genitori separati, non capisco. Non è un obiettivo comune quello del benessere fisico e psicologico dei bambini?
Sì certo, ma dopo tutti questi tentativi sono arrivato a questa riflessione. Perché queste associazioni dovrebbero aiutarti a mettere fine a tutto questo. Conta pure che paghi per iscriverti a tante associazioni. Le associazioni  hanno contatti con avvocati psicologi e in tutta Italia. Scrivono dei libri, fanno conferenze dove presentano i loro libri … insomma comincia a venirmi il dubbio che tutto sia legato ad interessi.Mi chiedo se sia un giro di affari e basta…  Ormai non è solo mia convinzione, ma convinzione di tutti quelli che hanno cercato aiuto presso le associazioni.  Certo alcune si salvano, ma io personalmente non ho trovato, come molti altri papà, il sostegno di cui avevo bisogno nei momenti peggiori.

Tu sai che questa è un’accusa pesante che fai? Ne sei cosciente?
Io conservo tutte le mail inviate e ricevute e posso mostrarle a chiunque voglia prenderne atto. Mai una risposta. Ho anche chiamato direttamente alcune associazioni. Da tutte ho avuto risposte tipo “Ah, sì… vedremo”, ma niente impegno fattivo.
Ti parlo della mia storia. Quando mi sono separato il giudice che convalidò la separazione era un uomo e sentenziò un “Affido condiviso” di un equità straordinaria. E questo è agli atti. Dopo qualche mese la mia ex moglie chiese una modifica della sentenza e ottenne l’ affido esclusivo,  tant’è che ho dovuto ricorrere in appello per riavere il ‘congiunto’. E poi ho confrontato la mia esperienza con quella di molti altri padri. Un problema ricorrente è la mentalità che il figlio debba stare con la madre. A me è capitato un giudice che mi ha detto, ancor prima di cominciare la causa di divorzio, che il papà porta il bambino a giocare e gli compra il gelato, ma è la madre che deve occuparsene. Capisci?  Noi abbiamo tribunali intasati da padri che ricorrono in appello perché le madri fanno di tutto per opporsi all’affido condiviso. Padri che non riescono a stare con i figli. E per questo motivo che l’Italia è stata condannata dal Tribunale dei Diritti Umani di Strasburgo, perché non applica la legge sul condiviso cosi com’è sulla carta. Addirittura la Corte scrive che i tribunali italiani non sono all’altezza.

Veniamo alla tua impresa. Le motivazioni sono abbastanza chiare da quello che ci hai raccontato finora, ma cosa speri di ottenere? Una cosa così eclatante, che non ha precedenti in Italia, pensi che possa attirare l’attenzione di chi?
Prima di tutto dell’opinione pubblica. Io voglio informare la gente che incontrerò nelle piazze e lungo il cammino, perché deve capire che nessuno è immune da tutto questo, e prima che sia troppo tardi dobbiamo mettere fine a quello che per ogni famiglia dove ci sono due genitori separati diventa un martirio. Uomini e donne, quindi mamme e padri, nonni e nonne possono cambiare lo stato delle cose se diamo una sola voce unanime. Alla fine ne pagano le spese sempre loro: i figli. Da qualche tempo nei tribunali è iniziata anche la battaglia dei nonni che non possono vedere i nipoti e guarda caso sono ricorrentemente nonni paterni. Gli ultimi dati parlano di ben ventisettemila nonni che hanno fatto ricorso nei tribunali. Con la legge 54/2006 sull’affido condiviso, anche loro posso intraprendere delle battaglie giudiziarie per vedersi riconosciuto il diritto di crescere i loro nipoti. Ma anche qui la macchina ha le sue lungaggini.

Il tuo bambino che dice di questa impresa?
Mio figlio, come tutti i bambini della sua età, vorrebbe partecipare all’impresa, seguendomi e questo mi fa sorridere perché si comprende che non hanno proprio idea delle distanze da coprire. Credo che capisca appieno il significato della mia iniziativa e che ne sia orgoglioso, perché sa bene che ne sono io il protagonista, ma solo per dare voce a tanti papà nella mia situazione e a tanti bambini che non vengono mai ascoltati in tribunale, nonostante sia un loro diritto.

 

Ti sarai allenato per affrontare un viaggio così lungo e fisicamente impegnativo. Hai paura di non farcela?
Mi sono preparato all’impresa con tanta volontà d’animo, camminando tante ora, tutti i giorni. La mia è una decisione cosciente, che fa seguito a molti mesi di riflessione, nonché anni di soprusi nei miei confronti e di moltissimi padri separati, nonni, zii. Certo, ho paura di affrontare questo viaggio. Sono migliaia di chilometri su strade statali, e tutti sanno quanto siano pericolose da percorrere a piedi. Questa è la prima volta in dieci anni che io e mio figlio staremo lontani per tutto questo tempo. Spero che mi si permetta di parlarci al telefono e poterlo vedere in video. In particolar modo spero che nessuno usi questo mio lungo allontanamento da lui per accusarmi di abbandono. Mio figlio e tutti i bambini nelle sue condizioni, sono la motivazione più grande che mi spinge a fare questo. Quando i genitori si separano, i bambini che colpa ne hanno?

Vi segnaliamo le tappe dell’impresa:

San Benedetto del Tronto, Ancona, Fano, Rimini, Imola, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Lodi, Milano, Como. Da qui un trasferimento a Strasburgo (Sede della Corte EDU) dove Borromeo conta di portare all’attenzione dell’istituzione  le firme di adesione e solidarietà raccolte nel percorso.
Dopo un rientro a Torino, Antonio Borromeo, sempre a piedi, toccherà le città di Asti, Novi Ligure, Genova, Chiavari, La Spezia, Forte dei Marmi, Lucca, Empoli, Firenze, Arezzo, Umbertide, Perugia, Assisi, Spoleto, Rieti, Tivoli, Roma (Ministero di Grazia e Giustizia), Anzio, Sabaudia, Gaeta, Napoli, Reggio Calabria. A seguire, con un trasferimento a Bari, proseguirà per Barletta, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, San Severo, Termoli  e Vasto.

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