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Cie Bologna. “Quella struttura va chiusa”

 

Una donna e un uomo con le labbra cucite con mezzi di fortuna. Se si volesse sintetizzare la protesta e il senso di impotenza e di disperazione che aleggiano all’interno dei Cie basterebbe fare riferimento a questa immagine, resa viva e drammaticamente reale da due trattenuti presso il Cie di Bologna e di cui si ha notizia grazie alla denuncia della Garante dei detenuti Desi Bruno. Di loro si sa poco: lui, tunisino ex detenuto, finito nel Cie subito dopo il periodo di detenzione, lei, una donna malata, di origine araba araba, impossibilitata a comunicare per assenza di un mediatore.

Quello che si sa per certo e che a fronte delle gravi carenze strutturali e gestionali dello stesso Cie di via Mattei e del Cie di Modena è stato recentemente presentato un esposto alla Procura della Repubblica con esplicita richiesta di chiusura immediata della struttura di Bologna ( “…luogo che rappresenta una ferita, incompatibile con il livello di civiltà di questa regione”)  e il cambio di gestione, con indizione di nuova gara d’appalto, per quella di Modena.

Esposto reso urgente dalle gravi notizie circolate già nei mesi scorsi e dalle numerose prese di posizione: dal sindaco di Bologna, all’organizzazione Medici per i diritti umani, fino ad alcuni parlamentari recatisi in visita in via Mattei. Unanimi le annotazioni: carenza delle norme igienico sanitarie di base, rischio di diffusione e contagio di malattie infettive non solo tra i trattenuti ma anche dai trattenuti ai lavoratori, struttura fatiscente, porte divelte e vetri rotti, stanze prive di riscaldamenti e molte volte di acqua calda, scarsa fornitura di biancheria e prodotti per la cura personale ( dal dentifricio agli assorbenti)… Un quadro al limite del rispetto e della tutela dei diritti fondamentali minimi, e che è frutto, stando ai contenuti dell’esposto, di un appalto concesso al ribasso al consorzio Oasi che ha in gestione al momento entrambe le strutture: 28,50 al giorno per ospite, contro i 75 precedentemente stanziati. Una cifra irrisoria, denuncia il sindacato, che non solo non è in grado di coprire adeguatamente gli stipendi dei dipendenti, ma non riesce neanche a garantire il minimo previsto dal capitolato d’appalto agli ospiti presenti.

Denuncia che facilmente potrebbe essere estesa a molti altri centri e che, come primo risultato al momento, ha semplicemente costretto la prefettura a prendere atto della situazione e decidere di intervenire attuando lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Come a mettere una toppa laddove il tessuto è ormai interamente logoro e sempre più numerose sono le voci che chiedono e ormai pretendono un cambio di direzione.

Comprese quelle di chi grida da una bocca cucita.

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