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Appello alle forze politiche (M5S compresa): la sicurezza sul lavoro è ancora un tema prioritario?

 

Luciana Littizzetto ha fatto davvero una bella cosa domenica sera, quando a chiusura della puntata di “Che tempo che fa”, ha dedicato il suo intervento al dramma delle morti sul lavoro. Un tema, di cui si parla raramente sui media e di cui gli schieramenti politici non hanno detto una sola parola in campagna elettorale. Tanto che molte volte viene da chiedersi, se gliene frega qualcosa se i lavoratori muoiono o si infortunano sul lavoro.
Non so se questo Governo Bersani nascerà, io spero ovviamente di si, perché al di la di tutto, ho a cuore il bene del Paese.
E anche Grillo farebbe bene a darsi una calmata, ed ad assumersi le sue responsabilità di primo partito in Italia, come si suol dire: “l’ha voluta la bicicletta e adesso pedali”
Vorrei però, che in questi 8 punti di cui parla Bersani per la sua agenda di governo, al primo posto ci fosse inserita LA SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO.O è chiedere troppo???
Nell’anticipo dei dati sugli infortuni e le morti sul lavoro, riportati dal direttore generale Inail Lucibello, ospite  a “L’Economia Prima di Tutto”, ci dice che nel 2012 gli infortuni sono scesi a 654 mila (-9% rispetto alle 726 del 2011) e le morti sul lavoro a 820 (-3% rispetto ai 920 del 2011).
Come ha detto perfettamente Luciana Littizzetto: “”In Italia l’unico modo per morire meno sul lavoro è lavorare meno”.
E badate bene, questa non è una battuta, ma è la sacrosanta verità!
Infatti è molto difficile morire sul lavoro, quando non si ha più un lavoro, perchè la propria azienda ha chiuso per la crisi o perchè si è mobilità o in cassa integrazione.
Inoltre lo vado dicendo da anni che i dati Inail sugli infortuni e le morti sul lavoro sono fortemente sottostimati, peccato però che nessuno mi stia ad ascoltare.
Questi dati tengono conto solo dei propri assicurati e non ci sono inclusi i i militari, i lavoratori appartenenti al corpo di Polizia, i Carabinieri, che muoiono in servizio (esenti quindi da copertura assicurativa INAIL)
Sono almeno 200 mila ogni anno (stima minima) gli infortuni sul lavoro che non vengono denunciati, perchè fatti passare per malattia, perchè molti lavoratori sono ricattabili, perchè hanno un lavoro precario o “in grigio” o peggio “in nero”.
Senza contare tutti i lavoratori che muoiono “in nero” e che non appariranno mai nelle statistiche ufficiali.
Di che calo stiamo parlando, allora?
Beppe Grillo, il 2 gennaio 2013, pubblicando sul suo blog il post “Basta morti sul lavoro”, aveva detto:

Il MoVimento 5 Stelle porterà in Parlamento il tema della sicurezza sul luogo di lavoro come prioritario. Nessuno deve trarre profitto dalla morte di un lavoratore.

Io attendo fiducioso, anche se non posso fare a meno di notare, che da allora anche lui ha smesso di parlarne.
Tanto che mi viene da chiedergli, la sicurezza sul lavoro è ancora un tema prioritario per il M5S???
Io sento tanti del mondo politico dire che la salute e la sicurezza sul lavoro è un tema fondamentale, prioritario, ma se guardo cosa è stato prodotto nella passata legislatura in tema di sicurezza sul lavoro, rimango sconcertato, tanto che basta citarne uno su tutti, cioè il Dlgs 106/09, che ha stravolto il Testo unico per la sicurezza sul lavoro (Dlgs 81/08), dimezzando le sanzioni ai datori di lavoro, dirigenti, preposti, prorogando il Dvr per le nuove imprese, ecc.
Non sono neanche stati in grado di modificare il TU 1124/65, che regola i risarcimenti Inail per gi infortuni e le morti sul lavoro, cosicchè non dovessimo più assistere a risarcimenti beffa ai familiari dei morti sul lavoro.
L’articolo 85 del Testo unico 1124/1965, che regola il risarcimento per gli infortuni e le morti sul lavoro, prevede infatti che hanno diritto alla rendita a superstite, in caso di infortuni mortali, coniugi e figli e, se assenti, gli ascendenti viventi e a carico del defunto, che contribuiva quindi al loro mantenimento.
Tradotto, non hanno diritto alla rendita, ad esempio quei genitori delle vittime del lavoro che non risulti ricevessero contributi al mantenimento, dal loro caro ammazzato dall’insicurezza nei luoghi di lavoro.
Nessun risarcimento per chi ad esempio ha visto il proprio figlio sfiancarsi per mantenere il proprio posto di lavoro precario, umiliarsi con il proprio “padrone” per non rischiare di perdere il lavoro, ed infine essere ucciso da quello stesso lavoro che non voleva o non poteva permettersi di lasciarsi sfuggire.
Solo 1936,80 centesimi una tantum di rimborso spese funerarie per la madre di matteo Armellini e la famiglia di Nicola Cavicchi, tanto per citare i genitori di questi poveri ragazzi, che hanno avuto la forza e il coraggio di denunciare questa ingiustizia sui mezzi d’informazione.
Si tratta di una vergogna che non può continuare ad esistere.
Il mondo politico  ne vuole fare un priorità in Parlamento o vuole continuare a prenderci in giro???
Vogliamo i fatti, basta chiacchiere, basta promesse!
E’ così difficile da capire???
Mi associo inoltre all’appello ai mezzi d’informazione, che ha rivolto qualche giorno fa l’associazione Articolo 21, cioè quello di mettere al bando parole quali “morti bianche” e “tragica fatalità”, due termini ipocriti, usati molto spesso in modo improprio, che mi indignano molto.
Queste morti non sono mai delle tragiche fatalità, ma dipendono dal fatto che non venivano rispettate neanche le minime norme di sicurezza sul lavoro.
Questi punti andrebbero inseriti ai primissimi posti nell’agenda del prossimo governo:

1)Insegnare la sicurezza sul lavoro fin dalle scuole elementari, come si fa in Francia
2)Adeguarsi immediatamente al Parere Motivato per la procedura d’infrazione 2010/4227 sulla sicurezza sul lavoro, emesso dalla Commissione Europea il 21 Novembre 2012.
3)Ripristinare le norme per la sicurezza sul lavoro, stravolte dal Dlgs 106/09
4)Aumentare le pene per i responsabili delle morti sul lavoro
5)Modificare il TU 1124/65
6)Aumentare i controlli per la salute e sicurezza sul lavoro (più tecnici della prevenzione dell’Asl)

Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze

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