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Il potere del Grillo

 

Nel momento in cui entra in Parlamento, per me, il Movimento 5 Stelle diventa un partito come gli altri, un soggetto parlamentare che esercita legittimamente un potere.

E’, insomma, un potere forte o forse, come direbbe qualcuno, un potere liquido che si costituisce attraverso articolazioni innovative, caotiche e moltitudinarie.

Le sentinelle di questo potere sono gli influencer, i portatori di senso che agiscono nel web, diffondendo la dottrina virale, per orientare l’asse dell’opinione pubblica più avanzata, quella connessa, quella che fa opinione. Non mi riferisco ai normali cittadini che credono di aver fatto la rivoluzione ma a coloro che operano su input diretto o indiretto del potere. Ai guardiani della Rivoluzione.

I dati dell’Istituto Cattaneo parlano chiaro: ciò che ha decretato la vittoria del 5 Stelle è la fascia anagrafica 18-25 anni. In massa, i giovani, hanno votato per Grillo con qualche ragione. E’ la generazione digitale. Per questo il territorio di conquista è quello della rete. Oggi non vinci o non sei determinante se non ti collochi in posizioni egemoniche nella rete. Un vantaggio che Grillo ha abilmente coniugato ad una epica campagna di piazza, lo “Tsunami Tour”, il mainstream elettorale.

In quanto potere anche il Movimento 5 Stelle va monitorato, giudicato, criticato. Non è solo un diritto ma un dovere di ciascun cittadino vigilare sull’esercizio di questo e degli altri poteri. E chiunque abbia a cuore il tema della partecipazione democratica dovrebbe incoraggiare questa prassi. Chi invece reagisce alle critiche con il ritornello del presunto complotto contro il 5 Stelle da parte di chi lo teme (“hai paura eh?”), compie un atto di conformismo culturale, o peggio di servilismo politico, che ricorda tanto il berlusconismo.

E’ bene che gli attivisti veri del Movimento (non mi riferisco agli influencer) dismettano l’assetto “a testuggine” e ne assumano uno più consono ad un soggetto parlamentare: quello dell’ascolto. Perché da ora in poi le risposte che non danno ai giornalisti cominceranno a doverle dare ai cittadini. Esattamente come tutti gli altri.

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